Home Celebrazioni e Preghiere Nascite – Eucarestia del 18 dicembre 2011 di Cdb San Paolo

Nascite – Eucarestia del 18 dicembre 2011 di Cdb San Paolo

Comunità Cristiana di Base di san Paolo – Roma
Eucarestia del 18 dicembre 2011

Nascite

Introduzione

Il nostro gruppo ha iniziato da qualche riunione una riflessione sulla cittadinanza. Cittadinanza, non solo giuridicamente intesa come insieme di diritti e doveri acquisiti una volta per tutte, ma come processo che, ad esempio, renda effettiva l’uguaglianza all’interno di una determinata comunità. Ci è parso che questa riflessione ben si sposi con quella sulle nascite che la ricorrenza del Natale suggerisce. Infatti oggi che le comunità di riferimento (gli stati nazionali) sono interessate e attraversate da giganteschi flussi migratori, le problematiche relative alla cittadinanza si arricchiscono di nuove domande come quelle che provengono sia da emigrati stabilmente inseriti in nuovi contesti – che spesso considerano l’agognata conquista dello status di cittadino italiano come una nuova nascita – sia, soprattutto, da cittadini nati in Italia e figli di emigrati che non possono godere del cosiddetto “ius soli”, come il presidente Napolitano ha stigmatizzato. Nascita quindi è il tema della riflessione che vi proponiamo, anzi nascite, perché i destini umani si differenziano proprio a partire dalle nascite. Una delle radici della disuguaglianza fra gli esseri umani sta infatti proprio nelle terre dove nascono e che essi abitano, rese disuguali dalle ingiustizie sedimentate.
Nascite e morti indissolubilmente legate: morti su cui in questi giorni la nostra stessa comunità ha riflettuto e da cui è stata nuovamente toccata. Anche, i fatti di Firenze e quelli di Torino ci riportano proprio nell’area della nostra riflessione: l’accoglienza sostituita dall’odio, la discriminazione che si fa teoria e pratica razzista fino alla violenza estrema. Questi fatti terribili meritano la manifestazione del nostro sdegno e della nostra solidarietà nei confronti di questi fratelli e sorelle; vi proponiamo perciò di inviare loro un messaggio come frutto della riflessione, della pratica e della storia della nostra comunità.
Quanto poi all’ipotesi, prospettata da alcuni, di svolgere in questa sede una riflessione sull’acquisto di nuovi armamenti, il gruppo non si è sentito di aderirvi, anche perché ci è sembrato che essa non fosse nello spirito della proposta di Tarcisio.
D’altro canto lo scambio di mail che si è verificato su di essa attesta l’importanza della questione sollevata e ci ha convinto che meriterebbe una riflessione approfondita e più accurata di quella che sarebbe stata possibile oggi.
Proponiamo quindi che la segreteria metta in calendario un’assemblea nella quale si possa svolgere, senza prevaricazioni o scorciatoie da parte di nessuno, una riflessione distesa e approfondita. La questione che vorremmo affrontare è la seguente.
Posto che la comunità ha sempre segnato la sua presenza nelle scadenze della politica, anche con grande pluralismo, ma sempre marcando una precisa identità, ad esempio sui principi di laicità (Concordato, 8×1000, ICI, ecc.), sul militarismo (significato del 2 giugno) sulla solidarietà alle lotte operaie (dalla presenza nelle fabbriche della Magliana in poi), la questione posta da Tarcisio ci sembra che verta sulla possibilità che la comunità possa manifestare la sua identità di comunità di fede anche in forme diverse dalla celebrazione eucaristica. O, al contrario, quella dimensione è sempre irrinunciabile con il suo corredo codificato di formule rituali di cui spesso rischiamo di essere prigionieri?
Vi chiediamo di parlarne con la necessaria libertà e rispetto per le posizioni di tutti perché ciascuno di noi si senta membro di una comunità viva e sempre in ricerca.

Canto iniziale: Grazie alla vita – pag 26

Letture

Nascite (testo preparato dal gruppo)

Io nasco:

in un paese ricco
in un paese povero
in un paese dove morirò di fame o di sete
in un mondo in cui le risorse saranno equamente distribuite

da genitori accoglienti
da persone che mi rifiutano
da genitori che mi uccideranno perché femmina
fra persone che valorizzano le differenze fra generi
non conoscerò mai i miei nonni
i miei nonni giocheranno con me e mi insegneranno tante cose

sono sana
sono malata dalla nascita
riempirò di gioia i miei genitori
sarò abbandonata
ce la faccio a nascere
non riesco nemmeno a vedere le luce
il mio primo pianto sarà un meraviglioso segno della mia energia

sono su un barcone
sono  in una incubatrice
sono in una culla, il lenzuolino è ricamato a mano,
sono in una casa crollata
sono in un campo Rom
sono nella casa in cui è stato preparato il mio arrivo

sarò bianca
sarò colorata

studierò
lavorerò
solo per servire uomini
per realizzare il mio progetto di vita
sarò un’ emigrante ignorante e senza terra
avrò diritto al mio futuro
sfruttata
senza amore
sarò infibulata
libera
di amare
e di non amare
sarò felice di dare e ricevere piacere

giocherò
lavorerò ancora bambina
la mia immaginazione darà forma al mio mondo
avrò giochi e libri
avrò fratelli e amici
dovrò prendere il fucile
scapperò dalla guerra
vivrò in un paese dove il ripudio della guerra sia vero e totale
lascerò la mia casa
sceglierò dove mettere radici, liberamente


Dal discorso di Napolitano al convegno Federazione delle Chiese Evangeliche

Ne ho parlato qualche giorno fa ricevendo i nuovi cittadini; abbiamo dedicato una speciale udienza ai nuovi cittadini, ed ho messo soprattutto l’accento su quella che è un’autentica – non so se definirla follia – assurdità, cioè quella dei bambini di immigrati nati in Italia che non diventano cittadini italiani. Noi ne abbiamo oramai centinaia di migliaia di bambini immigrati che frequentano le nostre scuole e una quota non trascurabile è nata in Italia e nemmeno ad essi è riconosciuto, non solo questo diritto elementare, ma anche la possibilità di soddisfare una loro aspirazione, che dovrebbe corrispondere anche a una visione nostra nazionale di acquisire delle giovani nuove energie in una società anche abbastanza largamente invecchiata se non sclerotizzata.
Luca 2, 39-40 e 51-52

Quando i genitori di Gesù ebbero fatto quanto stabilito dalla legge del Signore, ritornarono con Gesù in Galilea, nel loro villaggio di Nazaret. Intanto il bambino cresceva e diventava sempre più robusto.  Era peno di sapienza e la benedizione di Dio era su di lui (…)
Gesù poi ritornò a Nazaret con i genitori e ubbidiva loro volentieri. Sua madre custodiva gelosamente dentro di sé il ricordo di tutti questi fatti. Gesù intanto cresceva, progrediva in sapienza e godeva il favore di Dio e degli uomini.
Per queste letture…
….ringraziamo il Signore

Silenzio di riflessione

Commento del gruppo

Le tre letture che vi proponiamo segnano il percorso della nostra riflessione che si è sviluppata partendo da un fatto: la raccolta di firme per chiedere il riconoscimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati nel nostro territorio, nel nostro Paese.
Ci siamo chiesti cosa significhi oggi nascere al di là del dato ovvio ed evidente che tutti nasciamo allo stesso modo, dal corpo di una donna. Ce lo siamo chiesti proprio in questo tempo di avvento, di attesa della memoria della nascita di Gesù, anche lui nato come noi da una donna.
La prima lettura vuole dirci qualcosa di più. Non appena oltrepassiamo il dato biologico e ci collochiamo nel momento successivo, ci sembra che non si possa più parlare di nascita, ma di nascite perchè molte e diverse sono le condizioni familiari, di luogo, di tempo, di salute,di condizione sociale ed economica e sono tanti i fattori che generano in concreto differenze e disuguaglianze fra chi viene al mondo e alla vita.
Nascite al plurale dunque, le più diverse, le più varie, le più distanti.
Nasciamo in condizioni differenti e questo dato avrà una rilevanza fondamentale nella nostra vita e in quello che saremo.
La differenza iniziale più importante, secondo la psicologia più accreditata, è data dall’accoglienza, soprattutto da parte delle persone che ci hanno portato alla vita. Abbiamo avuto sotto i nostri occhi il risultato di un rifiuto di accoglienza, quello dei genitori del nostro amico Fausto,rifiuto che ha pesato come un macigno in tutta la sua vita, condizionandola. L’essere accolti è il dato necessario perchè ogni persona possa svilupparsi e sviluppare le proprie potenzialità.
E’ questo il passaggio che ci porta alla seconda lettura: l’intervento del Presidente della Repubblica Napolitano in merito alla cittadinanza dei bambini figli di immigrati nati nel nostro Paese. La cittadinanza è il riconoscimento sociale, l’atto che ci fa nascere come cittadini, titolari di diritti e doveri, appartenenti ad una data comunità, quella che ci accoglie. Napolitano usa parole forti, follia,assurdità, per biasimare una legislazione chiusa, vecchia e stantia indice di una società sclerotizzata che si chiude in sé stessa in difesa di una identità angusta che rifiuta le giovani nuove energie, fonti di ricchezza nel senso più ampio del termine.
Non vogliamo fare un discorso sul riconoscimento della cittadinanza ma sottolineare lo stretto legame che intercorre fra nascita, riconoscimento sociale e appartenenza come primi gradini della possibilità di sviluppo delle potenzialità di ogni bambino e bambina. Ci dice Vito Mancuso: che vale avere i talenti se poi l’ingiustizia non ti permette di impiegarli in nessun modo?
Ed ecco il perchè della scelta dei due brevi brani del Vangelo di Luca. Anche qui abbiamo oltrepassato la nascita di Gesù umile e povera ma che ci sembra essere inserita nella società del suo tempo. Gesù è stato accolto dai suoi genitori (e che accoglienza!) ma anche dalla comunità in cui è nato. A questo proposito è interessante vedere dove si inseriscono nel Vangelo di Luca i brani che vi abbiamo proposto. Ci racconta l’evangelista che la nascita di Gesù avvenne a Betlemme,luogo di origine di Giuseppe, dove la sua famiglia si era recata per il censimento; che passati otto giorni dalla nascita il bambino fu circonciso; che venne compiuto il rito della purificazione e la presentazione al tempio secondo la legge di Mosè; che a 12 anni secondo l’usanza i genitori portarono il figlio in pellegrinaggio a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Gesù è un ebreo di Galilea, come direbbe Giuseppe Barbaglio, accettato alla sua nascita, accudito dalla sua famiglia e inserito nella comunità sociale del territorio dove è nato. Queste condizioni gli permettono “ di crescere fisicamente e spiritualmente, di diventare sempre più robusto, di progredire in sapienza”, come ci dice ancora il Vangelo di Luca, per prepararsi alle scelte della sua vita anche in contrasto con quelle della sua famiglia e della sua comunità, scelte che gli consentiranno di essere sé stesso fino alla fine.
A questo punto ci siamo posti una domanda dura.
A quanti bambini e bambine africani, a quanti bambini soldato, a quanti rom e sinti, a quanti palestinesi di Gaza e dei campi profughi, a quanti ragazzi e ragazze di strada, delle favelas, a quanti afgani e iracheni, a quanti bambini e bambine delle più degradate periferie delle metropoli del mondo a quanti tanti e tante altri è data e sarà data la stessa possibilità?
Ma c’è una domanda ancora più dura.
Come avrebbe potuto o saputo Gesù compiere il cammino per cui si sentiva chiamato se fosse stato un bambino africano, un bambino soldato, un bambino palestinese di Gaza o di un campo profughi, un ragazzo di strada, di una favela, un afgano, un iracheno, un bambino di una degradata periferia di una metropoli del mondo, un bambino non accolto, non accettato, non riconosciuto?
Non abbiamo saputo trovare una risposta.

Commenti dei presenti

 Preghiere dei presenti

Presentazione della colletta

 Canto durante la colletta: Il pescatore – pag. 31

 Canone e frazione del pane: Libertà come identità – n. 44

 Padre nostro

Scambio di pace

 Canto durante la condivisione del pane e del vino: Costruiamo un mondo nuovo – pag. 14

 Comunicazioni dei presenti

 Canto finale: Senza documenti

(Theresia Bothe e coro del Mojoca)

Ascoltando i miei sogni, cammino,
cerco un letto di cartone per la notte,
mi accompagna un cane randagio, e ritrovo un amico;
aspetto che la pioggia sia passata,e riparto

Non voglio ricordi, preferisco i sogni
che riscaldano la vita fino a farmi ridere;
il solvente allontana il dolore che la vita fuori mi reca
incolpandomi della mia pena.

Mi dài una carta a mio nome?
Mi dài un documento d’identità?
Mia madre a firmare venir non potrà
mio padre non so se esiste, chissà..
non chiedermi niente, non posso pagare –
Ho solo la vita e la mia dignità.

Ho già vissuto molti anni in questa città,
quattordici ne posso contare!
Conosco la strada, la sua brutalità,
e anche una vita di gran libertà.

Mi han detto che anche io ho il mio diritto,
che esistono leggi in mia difesa
Ma a cosa servono se non è dato
avere diritti senza un certificato?

————————————————————————

Pape Mbengue – Presidente Yakaar
associazione.yakaar@libero.it

Stimato Pape,
ti preghiamo di trasmettere alla sorelle ed ai fratelli della comunità senegalese il nostro cordoglio e la nostra indignazione per quanto è accaduto a Firenze. Nell’unire il nostro dolore al vostro, vogliamo assicurarvi che non verrà meno il nostro impegno per una società accogliente, nella quale a tutte e tutti siano riconosciuti eguale dignità e pari diritti, e che presso di noi troverete sempre rispetto ed amicizia.
Con profondo sgomento vi inviamo un sincero abbraccio.

La Comunità Cristiana di Base S. Paolo – Roma

 

Dr. Nazzareno Guarnirei – Presidente Federazione Romanì
Radames Gabrielli – Presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme

Stimati amici,
quanto è avvenuto a Torino nei giorni scorsi ci ha riempito di sdegno e dolore. Sappiamo bene che si tratta di uno dei tanti episodi della persecuzione di cui le vostre popolazioni sono quotidianamente oggetto, alimentata anche da politiche e interventi delle istituzioni che noi profondamente condanniamo. Siamo consapevoli della necessità di una decisa azione per rivendicare e tutelare in ogni sede il diritto di cittadinanza delle popolazioni Rom e Sinti che vivono in Italia. Il recente pronunciamento del Consiglio di Stato che ha disconosciuto la legittimità del Piano Nomadi e delle sue applicazioni costituisce un primo piccolo ma importante passo nella giusta direzione. Per quello che ci riguarda vogliamo assicurarvi che non verrà meno il nostro impegno per una società accogliente, nella quale a tutte e tutti siano riconosciuti eguale dignità e pari diritti, e che presso di noi i fratelli e le sorelle Rom e Sinti troveranno sempre rispetto ed amicizia.

Un saluto cordiale.
La Comunità Cristiana di Base S. Paolo – Roma

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.