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Auguri per un 2012 più laico

Marcello Vigli
www.italialaica.it

02.01.2012 – Non credo siano solo dettati da un’ipocrita forma di buonismo tutti gli auguri di buon anno che volano in questi giorni moltiplicati dall’aumento delle forme di comunicazione a distanza. Si può quindi cogliere l’occasione per formularne qualcuno fra “laici” che, pur se di diverso orientamento culturale, riconoscono il diritto di ciascuno ad essere “credente” senza essere considerato umano di “razza inferiore”. Tale diritto vale anche per ebrei ultraortodossi, cristiani integralisti, islamici fondamentalisti e cattolici clericali se non pretendono di imporre con la violenza, più o meno legittimata da leggi speciali, i loro “valori eticamente irrinunciabili”.

Ci si può, però, augurare che i cattolici cessino di tradurre la loro avversione per l’aborto in delegittimazione e/o boicottaggio della legge 194 sull’interruzione della gravidanza, ma piuttosto seguano l’esempio di quel prete livornese che ha impegnato la sua parrocchia a sostenere economicamente la coppia che aveva deciso di ricorrervi non essendo in grado di mantenere anche il quarto figlio in arrivo. Sarebbe stato meglio se lo avesse fatto senza pubblicizzare l’evento rendendolo quasi uno spot antiabortista, ma resta valido l’esercizio della solidarietà senza pretenderne né l’esclusiva né la sua traduzione in norma di legge a colpi di maggioranza.

Anche la gerarchia, che in questi giorni difende senza vergogna il diritto ad aver assicurate dallo stato esenzioni fiscali e finanziamenti diretti, c’è da augurarsi che si converta riscoprendo le radici della Chiesa fondate sul distacco dalla ricchezza praticato dai primi seguaci di Gesù fra i quali Non c’era nessun bisognoso tra loro, perché tutti quelli che possedevo poderi o case li vendevano e deponevano l’importo ai piedi degli apostoli che poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

C’è da augurarsi, cioè, che non continui a rivendicare quel diritto per il suo impegno ad intervenire là dove lo Stato non riesce ad arrivare in nome di una funzione di supplenza, forse valida in altri tempi, oggi, invece, legittimata solo da chi intende esonerarsi dalla responsabilità di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana come recita la Costituzione italiana.

Dovrebbe ricordare che il rapporto di Gesù coi poveri è ben espresso dal noto testo evangelico: A chi gli aveva espresso la volontà di seguirlo, Gesù rispose senza illuderlo: “Le volpi hanno tane e gli uccelli nidi, ma il figlio dell’uomo -lui – non ha dove posare il capo”. Povero tra i poveri, nulla da offrire se non la sua parola. Sarebbe, almeno, sufficiente che accogliesse i suggerimenti che vengono dall’interno della stessa comunità ecclesiale di rinunciare alla redistribuzione truffaldina della parte dell’otto per mille sulla quale non sono state espresse opzioni non esplicite!

Un uguale augurio alla conversione vale per quei cattolici che intendono vivere il loro impegno politico di cittadini nello spirito della definizione di Paolo VI che parlò della politica come esercizio della carità cristiana. Chi non ritiene sufficiente l’esempio di don Ciotti e padre Zanotelli, calati senza connotazione alcuna nel vivo dei movimenti, antimafia l’uno e a difesa dell’acqua bene comune l’altro, può ispirarsi alla più autorevole esperienza monsignor Erwin Kräutler, vescovo della regione brasiliana dello Xingú. Da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani in Amazzonia si è schierato con i movimenti che con l’appoggio delle reti sociali, stanno cercando in tutti i modi di fermare la realizzazione del progetto Belo Monte che il governo brasiliano intende realizzare costruendo un complesso di quattro o cinque dighe, con una capacità di produrre 11 mila MW, ma produrrà solo 4 mila MW durante tre o quattro mesi, mentre nel resto dell’anno, durante i mesi di secca del fiume, quasi niente.

Una via ben diversa è invece quella sulla quale sembrano avviarsi i reduci del seminario promosso due mesi fa a Todi dal cardinale Bagnasco per ricostruire una presenza cattolica nella politica italiana. Alcuni di loro si sono riuniti il 13 dicembre in un istituto religioso a Roma per elaborare un manifesto, «Iniziativa per l’Italia», aperto anche alla cultura laica, ma saldamente ispirato dai cattolici. Prossimo appuntamento, stavolta pubblico, a gennaio a Napoli, quando il manifesto verrà lanciato ufficialmente. E poi a Milano, a marzo, segno che l’iniziativa vuole assumere un rilievo nazionale.

Ancora in politica da cattolici, quasi che quarant’anni di democrazia cristiana e di altri venti di correnti cattoliche nei due partiti maggiori del scenario “bipolare” italiano non avessero dato i frutti che stiamo vivendo!

Certo non sono i soli responsabili di tali frutti, anche perché sono stati e sono ancora in molti non cattolici a credere che i cattolici possano essere un soggetto politico. C’è, però, da augurarsi che l’anno nuovo li induca ad interrogarsi se l’imperativo a distinguere Cesare da Dio sia da praticarsi non solo nei rapporti fra Stato e Chiesa, ma anche in quelli fra fede e politica.

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