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500 settimane per la pace

A.F.
www.ilmanifesto.it, 29 dicembre 2011

Genova – Dal 2001 pacifisti in piazza ogni mercoledì contro la guerraCinquecento settimane: ricorda il titolo di un film, ma non sono passi. Potrebbe essere un romanzo di Garcia Marquez. Invece è il numero che marca la presenza dei pacifisti genovesi in piazza. Hanno iniziato quasi per caso dopo aver partecipato alla costruzione delle proteste per il G8, ma soprattutto dopo l’11 settembre 2001.

Da allora protestano in silenzio a piazza De Ferrari, per un’ora dalle 18 alle 19, tutti i mercoledì, contro le spese militari, la guerra in Iraq, quella in Afghanistan e una serie di conflitti dimenticati, dai kurdi ai palestinesi. Ogni mercoledì è stato dedicato ad un tema e l’ora scandita dalla distribuzione di un volantino con i dati raccolti. Un modo per informare anche i più distratti.

Ora, il 28 dicembre, «quelli dell’ora del silenzio» quintuplicano le cento ore e festeggiano. «Siamo una presenza costante – dice Sergio Tedeschi, uno degli organizzatori – ormai i genovesi sanno che siamo qui, passano magari ci chiedono il volantino della settimana, altri scettici dicono che le guerre ci saranno sempre. Ogni mercoledì abbiamo fatto un volantino diverso, purtroppo gli argomenti non mancano. Abbiamo scelto di protestare in silenzio perché è un’antica modalità non violenta di manifestare, che prende origine dalle suffragette americane che per non prendere bastonate stavano zitte. Cinquecento settimane dopo non ci sembra possibile di essere ancora qui».

Mercoledì scorso nel solito incontro campeggiavano gli striscioni «Un mondo senza guerre è necessario», «Via subito dall’Afghanistan», «Tagliare le spese militari e non i servizi sociali» e «la guerra non si può riformare ma solo abolire». Nelle settimane scorse nei loro volantini si è parlato anche di armamenti: «Sono 131, si chiamano cacciabombardieri F35, costano 15 miliardi per l’acquisto e 5 miliardi per la manutenzione». Una comunicazione chiara a tutti. E infatti una di loro fa la maestra elementare.

La gente passa, qualcuno chiede, qualcuno dice il classico «le guerre ci sono sempre state». Altri che sono d’accordo. «Ci opponiamo all’assuefazione della gente alle guerre – dice Norma Bertullacelli – La nostra Costituzione ripudia la guerra eppure la gente non si meraviglia più che l’Italia partecipi a dei conflitti. Almeno prima c’era una certa attesa sugli ultimatum, la gente contestava in piazza, adesso niente. Per di più le armi di distruzione in Iraq non c’erano, Bin Laden è stato linciato in Pakistan e poi vorrei ricordare che gli F35 che stiamo per acquistare corrispondono quasi all’importo della manovra del governo Monti».

Domani, dopo l’ora di silenzio, seguirà un incontro con recital e brani alla Biblioteca Berio. Interverranno Roberto Ballerini e Gian Maria Testa, il coro Daneo. Don Andrea Gallo e Farinella e Rita Testa. E la rete contro la guerra esporrà per alcuni giorni, sempre alla Berio, i volantini e gli striscioni che hanno connotato la loro comunicazione in piazza in questi dieci anni e passa.

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