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Non nati, ma morti e sepolti

Ida Dominijanni
il manifesto, 05.01.2012

Camelie bianche e angeli alati. Piccole lapidi di marmo bianco, tutte uguali, con sopra inciso un nome in codice, o anche «di fantasia», per i feti che vi verranno deposti. «Un’oasi di pace», promettono i suoi ideatori, ma sembra piuttosto un inferno dell’immaginazione il «Giardino degli Angeli» inaugurato ieri al Laurentino di Roma e destinato ai «bambini mai nati» a causa di un’interruzione di gravidanza, spontanea o voluta. I bambini mai nati sono bambini mai morti.

E allora, se è ai morti che si deve sepoltura, perché volerli sepolti, considerandoli dunque morti? Perché creare per loro un cimitero (il secondo in Italia, dopo l’analogo milanese), ossia un luogo di pubblico compianto, che di fatto li equipara ai cittadini che furono e non ci sono più? Per andare incontro, sostiene la vicesindaco Sveva Belviso, alle esigenze «di chi vuole assicurare un luogo di sepoltura al proprio bambino non nato, che in mancanza di richieste esplicite verrebbe smaltito come rifiuto ospedaliero».

Su richiesta, infatti, accade già adesso che dopo un aborto il feto venga riconsegnato alla madre. Col «giardino degli angeli», però, siamo un passo oltre il diritto personale al compianto del feto: si sancisce di fatto la sua istituzionalizzazione. Che implica l’equiparazione dei «non nati» ai defunti. Quei feti non sono più una possibilità di vita non realizzata: sono bambini morti.

Con tutti i presupposti e le conseguenze che questo comporta. «Assolutamente no», dice Belviso, «il progetto non vuole intaccare i principi sanciti dalla legge 194». Invece li intacca eccome, conferendo di fatto al feto lo statuto di persona (morta) e di cittadino (con diritto di pubblica sepoltura). Qui non è affatto in questione il desiderio materno, o genitoriale, pienamente legittimo e comprensibile, di compiangere un figlio mancato.

E’ in questione la creazione di uno spazio pubblico di materializzazione spettrale, e macabra, dei non-nati e non-morti in non-nati morti e sepolti, con la certificazione delle relative procedure amministrative (la richiesta della sepoltura dovrà essere inoltrata alle Asl che a loro volta la gireranno entro pochi giorni ai servizi cimiteriali). Uno spazio pubblico, un servizio pubblico, una procedura amministrativa bastano a definire una categoria della cittadinanza: la categoria dei non-nati e tuttavia morti, compianti come morti e tuttavia mai nati.

E bastano a definire contemporaneamente gli esclusi e i reietti dalla medesima categoria. Che ne sarà infatti dei non-nati che non verranno sepolti, nel caso che le loro madri, o i loro genitori, li considerino effettivamente non-nati, dunque non-morti, dunque da ricordare, o da dimenticare, con un rito o un’elaborazione diversi dalla sepoltura? Se l’immaginario collettivo e la mano pubblica fanno spazio alla sepoltura dei non-nati, dove metteranno i non-sepolti, se non nello spazio ancor più spettrale di una colpa raddoppiata, che incombe sulla comunità senza nemmeno la copertura di una lapide?

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Cimitero dei feti, l’ultima macabra follia dei paladini della “vita”

Angelo d’Orsi
www.micromega.net

L’inizio dell’anno è pessimo come la fine del precedente. Non starò a fare una rassegna, in questo primo intervento del 2012: i lettori sono a conoscenza quanto me della situazione del Paese, dell’Europa, e di larga parte del resto del mondo.

Ma torno alla nostra Italia, e mi fermo sulla capitale, dove un delitto terribile è stato consumato, nel corso di un tentativo di rapina, ai danni di una famiglia di immigrati cinesi: una bimba di pochi mesi, trucidata con suo padre. Alla tv, vedo il volto contrito della vicesindaco, la signora Sveva Belviso, che dice parole accorate, di circostanza, in linea con il recitato, minaccioso “sdegno”, del suo capo Alemanno, il quale, va ricordato, al governo della città giunse dopo una campagna elettorale giocata tutta sul traffico e sulla sicurezza: e i risultati si sono visti, nei due ambiti.

Ebbene, la stessa Giunta capitolina, in particolare per bocca della bionda signora Sveva, ha inaugurato un macabro e inquietante cimitero per feti. Sì per feti, avete letto bene. E attenzione, non per tutti, ma solo per i feti frutto di aborti spontanei o terapeutici, viene precisato dall’autorità: giacché gli altri, quelli delle reprobe che hanno proceduto alla interruzione volontaria della gravidanza, gli altri non hanno titolo a essere dichiarati “angeli” (così si chiama il luogo, ornato di cippi, fioriere, statue: un bell’investimento, trattandosi di un’area attrezzata di 600 metri, all’interno del cimitero del Laurentino). Gli uni sono gratificati con nobili appellativi: sono i figli che il Cielo (o il Fato?) ha chiamato a sé prima che aprissero gli occhi, sono i bimbi non nati, sono, addirittura, appunto, “gli angeli”; gli altri restano materiale organico, deiezioni di donne assassine, come tra le compassionevoli schiere del sedicente “Movimento per la vita” vengono bollate le donne che hanno abortito; dunque non meritevoli d’altro esito che quello ovvio dei rifiuti speciali di ospedale.

La legge 194 (e l’umana pietas) vale poco, in questi ambienti cattolicissimi, e questa bella gente sta solo aspettando, passo dopo passo, di cancellarla; e dunque si porta avanti col lavoro, anche solo sul piano della propaganda. In molti ospedali o reparti ginecologici d’Italia bande di facinorosi, d’ambo i sessi, vanno a distribuire volantini di insulti, esercitano intimidazioni e talora violenze verso le donne che si apprestano a una IVG, o l’hanno appena praticata; bande incoraggiate dalle giunte di destra, al potere nelle città, e specie nelle regioni (competenti per la sanità).

In questo clima persecutorio, che inneggia alla vita ma esercita violenza, ed è in realtà un vero partito di morte, che si batte addirittura contro la ricerca scientifica che possa evitare sofferenze, o asseconda i pontefici nelle loro assurde e vergognose battaglie contro il preservativo, un partito che cerca in ogni modo di limitare la libertà della persona, sia nel suo diritto a rifiutar le cure, sia in quello a rinunciare a una gravidanza non voluta, per le più diverse ragioni, in nome dei pretesi “diritti” del “nascituro”, quando la medicina e la legge sono concordi nel negare al feto qualsiasi carattere di “persona”, si è collocata dunque la grottesca, e insieme penosa (ma tutt’altro che pietosa) iniziativa romana.

Essa, peraltro, ha avuto dei precedenti; a Milano, il pio Formigoni, quello noto per togliere fondi alla sanità pubblica in Lombardia per concederli generosamente a quell’insieme maleodorante della “sanità” privata, che ha toccato il suo vertice con la premiata associazione a delinquere di Don Verzè; il pio (e casto) presidente (a vita?) della Regione più grande e ricca d’Italia, ha addirittura a suo tempo lanciato l’idea di un degno funerale per i “bambini non nati”, pare poi abbandonata, forse perché qualcuno, magari addirittura un sacerdote di buon senso, gli ha fatto notare quanto fosse orribile e insieme stolta quell’idea.

Ora a Roma, ci informa la Belviso, le donne perbene potranno tirare un sospiro di sollievo: se dovesse capitar loro che la loro gravidanza si interrompa, per cause naturali, o siano costrette a procedere a un aborto per ragioni terapeutiche, avranno diritto a onoranze funebri, che saranno fornite già nell’ospedale, dove è avvenuta l’interruzione della gravidanza, e l’organizzazione predisposta dal Comune baderà a raccogliere i resti e provvedere alla sepoltura nel nuovo “giardino degli angeli”. E le altre? Le altre si sentano le “assassine” che sono e si contentino di non finire in gattabuia.

Bene, davanti a questa grottesca rappresentazione di pessimo gusto, mentre non si può che constatare quanto le donne, la loro autonomia e il loro diritto alla scelta vengono vilipesi, insieme alla loro dignità, vorrei ricordare agli Alemanno e ai Formigoni, che se vogliono testimoniare il loro interesse positivo all’infanzia, dovrebbero realizzare asili, scuole, nidi, strutture formative e ricreative, con personale specializzato in sociopedagogia, in psicologia infantile, in terapie ludiche, e quant’altro. Ma se si comportassero così sarebbero degli amministratori, e non dei figuri ai quali non può che andare il nostro disprezzo, nell’attesa che sloggino al più presto dai loro posti di dominio e di comando, ma non di egemonia e di direzione (e c’è una bella differenza).

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