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Epifania di B.Manni

Beppe Manni
Comunità di base Villaggio Artigiano – Modena
(pubblicato sulla Gazzetta di Modena il 5 gennaio)

Il nome di Befana deriva da Epifania, dal verbo greco ‘epifàino’ che significa ‘rivelo’, ‘mostro’. Non a caso nella chiesa ortodossa si festeggia il “Natale” il 6 gennaio quando Maria mostra il messia promesso al mondo intero: ai pastori della Palestina e ai magi, i sapienti che vengono da paesi stranieri.

Nella tradizione cristiana e laica a Natale e all’Epifania la figura centrale è il bambino cercato dai pastori e dai Magi la notte santa ma anche da Erode che lo vuole uccidere.

Quel neonato è al centro del presepe, circondato dall’affetto della famiglia e della piccola comunità che lo circonda. Come ogni creatura che nasce è un dono prezioso, oggetto di meraviglia, di stupore e di mistero per il suo destino e il suo ruolo futuro. Come ogni bambino dovrebbe essere.

Ai bambini oggi non si dà loro il tempo e l’affetto necessario. Vengono spesso ridotti a bocche da sfamare e scomodi impedimenti per il proprio tempo libero; oppure a bamboline da vestire o a piccoli geni precoci da esibire ad amici e parenti. Quasi sempre figli unici, oggetto più di attenzione che di amore autentico: trattati come una specie protetta. Sballottati da un nonno all’altro o da soli a casa il pomeriggio con la compagnia di televisione, play station e internet. Spesso espiano nella loro fragile anima, l’indifferenza, i litigi e le divisine dei loro genitori. E vengono subissati, a mo’ di risarcimento, dai mille regali inutili e da dolciumi indesiderati portati da paciocconi babbi natali e da petulanti befane.

Durante le feste natalizie dobbiamo fare memoria prima di tutto dei milioni di bambini che soffrono e muoiono per carestie, malattie e guerre comandate dagli erodi seduti nei comodi palazzi del potere. Che mandano a fare le stragi degli innocenti in paesi lontani i loro sgherri alati, come stelle comete maledette che vengono dall’occidente.
Ma ricordiamo anche le sofferenze dei nostri piccoli.

Modena nelle ultime statistiche sulla qualità della vita, apparse su ”Italia oggi”, in un anno ha perso 10 posti nella graduatoria nazionale specialmente causa all’aumento dell’inquinamento e della criminalità. Nell’indice della qualità della vita vengono infatti conteggiati il numero di cellulari e computer, di auto e di piste ciclabili o di metri quadrati di verde. La qualità dell’aria e la sicurezza. Non si calcola il benessere e la felicità dei bambini condannati spesso alla solitudine o alla sola compagnia degli adulti. Si contano i giochi e vestitini venduti e, ottima cosa, i posti disponibili nelle scuole materne ma non ad esempio i metri quadri sotto casa per potere giocare con qualche amico, in un asfalto occupato dalle auto, dai SUV e dai camper.

L’ultimo insegnamento del Natale. I bambini più liberi che ancora giocano in frotte nei parchi, senza essere tenuti al laccio dai genitori, sono i bambini nordafricani, gli ultimi eredi dei pastori palestinesi del presepe.

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