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Disuguaglianza sociale. Società spaccata

http://www.zeit.de/2011/50/Soziale-Ungleichheit/seite-1
(traduzione dal tedesco di José F. Padova)

La frattura fra povero e ricco è aumentata negli ultimi tempi in misura particolarmente elevata. A questo la politica deve reagire.

La notizia è allarmante: in Germania cresce la spaccatura fra poveri e ricchi. Negli ultimi anni i redditi sono andati alla deriva, allontanandosi gli uni dagli altri con una velocità che non si riscontra in nessun altro Paese industriale, come dimostra uno studio della OECD Organizzazione dei paesi industrializzati, secondo il quale nella società tedesca si apre una frattura sempre più vasta. È questa una tendenza preoccupante che la politica non può non affrontare.

Da ultimo – i dati più recenti risalgono al 2008 – qui da noi il dieci percento più in alto nella gerarchia dei redditi disponeva di otto volte più denaro del dieci percento più in basso. In alto le entrate nette ammontavano in media a 57.300 euro all’anno, in basso a circa 7.400 euro. In questo calcolo sono compresi tutti i generi di reddito. Negli anni ’90 il distacco era ancora nettamente più piccolo. La tendenza è dunque evidente.

Per questo incremento vi è una serie di cause, che tuttavia non costituiscono giustificazioni per osservarle senza intervenire. Il fatto è che nei due ultimi decenni la ripartizione dei redditi in molti Paesi industrializzati si è divaricata. Considerando lo studio dell’OECD due cause colpiscono in modo particolare: in primo luogo il progresso tecnico. I computer e le altre macchine rendono più facilmente sostituibile soprattutto il lavoro elementare.

Questo pesa sui salari dei lavoratori, mentre gli operatori altamente qualificati approfittano ancor più di una maggiore tecnologia. In secondo luogo gli stessi posti di lavoro si sono modificati: vi sono più posti di lavoro a tempo parziale, specialmente nel settore dei servizi, spesso occupati da donne e sovente pagati male. Anche questo conduce alla polarizzazione. Accanto a una serie di altre cause qui da noi può avere un forte influsso il fatto che la Germania ha dovuto e deve tuttora portare a termine la sua riunificazione.

D’altra parte un fattore di disuguaglianza, che viene subito in mente a molti, secondo l’OECD non ne fa parte: le riforme del mercato del lavoro. In molti Paesi i mercati del lavoro sono stati resi flessibili. Simili riforme, come spiegano dettagliatamente gli esperti dell’OECD, portano alla spaccatura, perché suscitano diversità di salari più elevate e nello stesso tempo hanno effetto contrario sulla divaricazione, perché gettano sul lastrico un maggior numero di persone. Nella maggior parte dei casi i due effetti si sarebbero annullati a vicenda. I calcoli dell’OECD fanno pensare che ciò valga anche per la Germania.

Le cause dell’aumentata divaricazione dei redditi sono quindi più complesse di quanto frequentemente viene ammesso. E molte di queste cause – come il progresso tecnologico – non possono essere facilmente rimosse.

Tuttavia la disuguaglianza non è un cieco destino di fronte al quale la politica si trova impotente. Lo Stato dispone di molte leve per opporvisi. Il mezzo più semplice, ma anche molto efficace, sono le imposte. Ultimamente proprio le imposte su chi guadagna di più sono state abbassate e sarebbe possibile e giusto riportarle all’indietro di un bel pezzo, a ogni costo. La formazione – soprattutto per i meno privilegiati e per i disoccupati che si impegnano per riottenere il lavoro – è pure uno strumento per contrastare una polarizzazione.

Per quanto riguarda le riforme del mercato del lavoro molti elementi suggeriscono di non modificare completamente l’attuale indirizzo, ma piuttosto di apportare oculate correzioni. Un salario minimo più basso, una migliore retribuzione per il lavoro temporaneamente “in affitto” – tutto ciò non dovrebbe costare posti di lavoro, ma potrebbe contribuire alla coesione sociale.

Non sono in assoluto necessarie riforme radicali, in quanto la Germania malgrado lo sviluppo degli anni scorsi è ancora lontana da una spaccatura sociale estrema. In un confronto su piano internazionale si pone addirittura nel gruppo di centro. La società tedesca è oggi all’incirca più o meno ugualitaria come quella francese, olandese o svizzera.

Tuttavia la tendenza osservata recentemente non può svilupparsi sfrenatamente. Oltre a ciò soprattutto i Paesi scandinavi dimostrano che una compensazione sociale è sempre e ancora possibile. La Germania è stata per lungo tempo un Paese che si presentava allo stesso modo, ma che nel frattempo ha perduto questo status speciale. Adesso occorre fare attenzione perché non si scivoli su una posizione dalla parte opposta dello spettro.

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P.S. La Banca D’Italia segnala che nel 2009:
1. Su quasi 25 milioni di famiglie italiane, 2 milioni (meno del 2%) possiedono il 45% della ricchezza nazionale, menter 12 milioni (quasi la metà) si spartiscono un misero 10%.
2. Il reddito annuo medio di circa la metà delle famiglie italiane è di 8.000 euro, mentre per le 10 famiglie VIP è di 200 mila euro.

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