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La direzione sbagliata dell’Europa

Georg Mascolo, Gregor Peter Schmitz e Martin Hesse
www.spiegel.de – La traduzione è a cura della redazione di Megachip

Un severo atto d’accusa nei confronti delle politiche economiche imposte all’Europa dal Cancelliere Angela Merkel e dal governo tedesco.
Indiscusso protagonista nelle vicende finanziarie internazionali degli ultimi decenni, George Soros, in un’intervista rilasciata a Spiegel, boccia le misure di austerità come inefficaci e pericolose. E avverte: di questo passo il futuro per il mondo è una nuova Grande Depressione di cui nessuno può quantificare la durata e gli effetti catastrofici.

Le risposte di Soros offrono una lucida disamina dei legami indissolubili e sempre più stretti instauratisi tra gli interessi privati delle lobby e le manovre economiche varate dai governi; di come ciò abbia condotto ad una visione miope dell’agire politico che rivela sempre più fittizio il limite posto a salvaguardia del sistema generale e del bene pubblico.
Insomma, l’opinione molto “interessata” ma estremamente efficace di chi, non rinunciando ad esprimere un giudizio tagliente anche per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, cerca di coniugare l’interesse personale con l’interesse collettivo. Del resto, in democrazia, tale positiva coincidenza non costituisce reato …

Parte 1 – Merkel dirige l’Europa nella direzione sbagliata

SPIEGEL: Il Cancelliere Tedesco Angela Merkel è lodato a livello mondiale come “la signora Europa” e in Germania è più popolare che mai nei sondaggi – anche grazie al suo netto rifiuto di impegnare ulteriore denaro tedesco nelle operazioni di salvataggio dell’euro. Perché pensa che le sue politiche sono sbagliate?

Soros: Ammiro il Cancelliere Merkel per le sue doti di leadership, ma sta guidando l’Europa nella direzione sbagliata. Per risolvere la crisi dell’euro, c’è bisogno di una politica a due fasi – che è prima di austerità e riforme strutturali, come la stessa Germania ha fatto nel 2005, e poi di programmi di stimolo all’economia. Se non si riuscirà a fornire più stimoli in Europa, si spingeranno molti paesi europei nella spirale deflazionistica del debito. E questo sarebbe estremamente pericoloso.

SPIEGEL: Le nuove linee guida di austerità per i paesi come la Spagna, l’Italia o la Grecia le sembrano troppo difficili da attuare?

Soros: Queste misure creano un circolo vizioso. I paesi in deficit devono migliorare la propria posizione competitiva rispetto alla Germania, e per farlo dovranno ridurre i loro disavanzi di bilancio e i salari. In un’economia debole, i margini di profitto si ridurranno ulteriormente. Ciò provocherà la riduzione delle entrate fiscali e il minore gettito richiederà necessariamente ulteriori misure di austerità, creando un circolo vizioso. I mercati non correggono i propri eccessi. O vi è troppa domanda o troppo poca. Questo è quanto ha spiegato al mondo l’economista John Maynard Keynes, anche se alcune persone in Germania non ne vogliono tenere conto. Ma Keynes lo ha spiegato molto bene – quando c’è carenza nella domanda è necessario utilizzare l’intervento pubblico per stimolare l’economia.

SPIEGEL: Alla fine, dato che è il paese economicamente più forte, la Germania dovrebbe apportare il maggior contributo proprio ai programmi di ripresa economica. Molti tedeschi non ritengono più che sia la cosa da fare. Perché i tedeschi oggi dovrebbero continuare a dare altri soldi a paesi che hanno palesemente infranto i criteri di stabilità dell’euro?

Soros: La posizione di Berlino è legittima. Ma non proprio corretta perché la Germania è stata una dei primi paesi a rompere le regole della zona euro.

SPIEGEL: La Germania ha sforato il limite del 3% del deficit di bilancio pubblico un paio di volte, mentre la Grecia ha sistematicamente mentito sul suo bilancio. Lei pensa davvero che possano essere paragonate le due cose?

Soros: I tedeschi non sono innocenti. Tutti hanno rotto le regole del Patto di Stabilità, il che significa che non esistono efficaci meccanismi di controllo dell’applicazione delle regole in vigore.

SPIEGEL: Perché pensa che sia giusto immettere ancora più denaro nei paesi in crisi?

Soros: Facciamo una distinzione tra la Grecia e il resto della zona euro. La Grecia è un caso speciale – quello in cui tutto ciò che poteva andare storto ci è andato. I Greci hanno abusato in tutti i modi possibili dei vantaggi di essere paese membro dell’Unione europea. Quando (l’ex) primo ministro greco Georgios Papandreou è stato eletto con un programma di riforme e ha rivelato gli abusi del governo precedente, ha dovuto pagare interessi a tassi altissimi per salvare la Grecia. Ha fatto del suo meglio ma non era sufficiente e da allora le dinamiche politiche si sono deteriorate irrimediabilmente. Le potenti lobby economiche, proprietarie di molte testate, vogliono pagare le more fiscali in dracma. Il resto d’Europa si è comportato molto meglio. La Spagna, ad esempio, ha chiuso il boom immobiliare con un rapporto di indebitamento più basso e oggi ha un sistema bancario sorvegliato meglio di quello tedesco.

SPIEGEL: Il governo tedesco ha sostenuto che è solo attraverso l’applicazione di alti tassi di interesse che gli stati in crisi possono essere indotti ad intraprendere le difficili ma necessarie riforme. Al contrario, se gli altri stati dell’euro forniscono più aiuti, i tassi di interesse scendono e la “pressione” sui paesi che devono applicare le riforme si affievolisce. Cosa c’è di sbagliato in questo?

Soros: Oggi, il problema più grande non è il fallimento dei politici italiani e greci bensì le penali sugli elevati tassi d’interesse. L’esempio della Grecia lo dimostra. La Germania ha gestito male l’operazione di salvataggio, fornendo aiuti a tassi di interesse penali che hanno portato all’aumento dell’indebitamento greco. Ecco perché oggi la Grecia non può essere salvata.

SPIEGEL: Ma è stata proprio l’abbondanza di “denaro a buon mercato” la causa principale dell’ultima crisi finanziaria. Non rischiamo di ripetere lo stesso errore impegnando altri miliardi di denaro fresco nei paesi in crisi?

Soros: So che suona come ripetere esattamente lo stesso errore. Ma confrontiamo la situazione sui mercati finanziari globali ad una macchina che sbanda. Quando una macchina slitta, prima dobbiamo prima sterzare nella direzione in cui si scivola. E poi, dopo aver ripreso il controllo, possiamo correggere la direzione. Abbiamo vissuto 25 anni di boom dell’economia globale. E poi, il crollo del 2008. I mercati finanziari sono effettivamente collassati e andavano rianimati attraverso un massiccio intervento statale. La crisi dell’euro è una diretta continuazione o una conseguenza diretta del crollo del 2008. Questa crisi non è ancora finita e per molto tempo ancora dovremo investire altri soldi pubblici per fermare il “pattinamento”. Soltanto dopo che lo avremo fatto saremo in grado di cambiare direzione. In caso contrario ripeteremo gli errori che fecero precipitare l’America nella Grande Depressione nel 1929. Angela Merkel semplicemente non lo capisce.

SPIEGEL: Attraverso i suoi fondi, Lei ha investito miliardi nei mercati finanziari. E’ legittimo sospettare che il suo consiglio per uscire dalla crisi dell’euro cerchi più che altro di salvaguardare i suoi interessi personali.

Soros: Guardi, capisco i sospetti e ritengo che la sua sia una domanda legittima. Tuttavia, ho sposato il principio che dare un consiglio serve non ai miei interessi personali ma agli interessi comuni. E penso sia vero soprattutto per questo argomento.

SPIEGEL: Ma Lei spinge per far abbassare i tassi di interesse o per accedere a “denaro a buon mercato”, ad esempio. Entrambi i casi la aiuteranno come investitore.

Soros: Questo è vero. Ma aiuterebbe tutti gli investitori e consentirebbe di salvaguardare l’intero sistema finanziario globale. In questo senso, sono preoccupato dei miei stessi interessi. Ma sono anche in pensione e non credo che continuerò a lungo a gestire la finanza. Tuttavia, credo di capire il sistema finanziario meglio di molte persone che sono oggi al governo. E quindi, come cittadino, mi sembra normale cercare di dare consigli. Non sto dicendo che le politiche che sostengo mi fanno guadagnare. Mettere il bene pubblico davanti ai miei interessi privati è per me una questione di principio.

Parte 2 – Il fallimento politico dell’Europa

SPIEGEL: Come molti Americani, e il governo degli Stati Uniti, anche Lei vorrebbe che venissero messi in gioco più soldi per salvare l’euro. Perché allora gli Stati Uniti non aumentano il loro contributo al piano di salvataggio attraverso il Fondo Monetario Internazionale?

Soros: Non vedo il bisogno di far intervenire il FMI. È solo un fallimento politico dell’Europa e soprattutto della Germania, perché la Germania è responsabile. L’Europa nel suo complesso è in saldo e dovrebbe essere in grado di risolvere i suoi problemi interni.

SPIEGEL: Lei ha più volte spinto per l’introduzione degli euro bond. Il Ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha risposto dicendo che gli Euro-bond sono un incentivo sbagliato perché “bisogna spendere senza lasciare il conto da pagare agli altri”.

Soros: Le persone come Schäuble non sembrano capire che paesi fortemente indebitati sono in una posizione di grave svantaggio perché sono praticamente diventati fortemente indebitati in una valuta estera, l’euro. Non lo controllano, e quindi si trovano nella stessa posizione in cui erano i paesi del terzo mondo dell’America Latina agli inizi degli anni ‘80, quando quei paesi cominciarono ad indebitarsi in dollari. Una situazione che è durata per decenni. L’Europa deve affrontare un decennio perduto. Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di obbligazioni in euro e di un nuovo patto fiscale dell’UE.

SPIEGEL: L’UE ha avuto un patto fiscale. Semplicemente, le regole adottate non sono state applicate. Perché un nuovo patto fiscale potrebbe fare la differenza?

Soros: In passato, non c’era alcun meccanismo di applicazione. Se si introducono obbligazioni in euro, la maggior parte del finanziamento sarebbe a parità di condizioni tra la Spagna e la Germania. Se gli spagnoli chiedessero un prestito aggiuntivo, questo prestito utilizzerebbe il credito del proprio paese, che sarebbe stato dunque estremamente costoso perché ci sarebbe una forte sanzione. In pratica, creare eurobond significa creare anche il meccanismo di controllare della quantità di prestiti di ogni singolo paese.

SPIEGEL: Ma i politici tedeschi si sono battuti per scongiurare le obbligazioni in euro.

Soros: Questo non è poi tanto vero. Certo, l’ex ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück era solito ripetere: “Euro bond? Vicolo cieco”. Oggi però, un peso massimo del Partito socialdemocratico, Frank-Walter Steinmeier ha detto, come me, che ciò che il Cancelliere Merkel propone in risposta alla crisi dell’euro è necessario, ma non sufficiente.

SPIEGEL: Steinmeier non è al potere.

Soros: Il punto è che l’opposizione agli euro bond non può più essere riportata come “la posizione tedesca” in assoluto. Ma va ascritta alle scelte di questo specifico governo in questo specifico momento.

SPIEGEL: Cosa potrebbe succedere con la Grecia?

Soros: L’Europa dovrà a breve immettere ulteriori miliardi di dollari in Grecia per evitare un default immediato. Mi aspetto che saranno presto messi a disposizione altri finanziamenti perché l’Europa non è pronta ad affrontare un default della Grecia. Un default disordinato potrebbe causare un danno così grande che è meglio pagare ora e permettere un default controllato più tardi.

SPIEGEL: L’effetto contagio nel resto della zona euro sarebbe inevitabile se la Grecia dichiarasse fallimento ora?

Soros: I governi di Italia e Spagna probabilmente non sarebbero coinvolti grazie al meccanismo di rifinanziamento a lungo termine (ORLT) fornito dalla Banca Centrale Europea. Mi preoccupano invece le banche e i depositi bancari. Se i correntisti greci perdono soldi, nessuno è in grado di impedire il contagio alle banche italiane e spagnole – cosa che potrebbe portare alla rottura definitiva dell’euro.

SPIEGEL: Anche gli Stati Uniti, sempre inclini ad elargire consigli agli europei, non è che se la passino molto bene. Il movimento “Occupy Wall Street” ha messo all’ordine del giorno la disuguaglianza sociale di massa in America. Come investitore di fama mondiale, con un patrimonio stimato di oltre 22 miliardi di dollari, cosa ne pensa del movimento?

Soros: Ho simpatia per la loro rabbia, perché sono vittime. Gli investitori finanziari degli istituti di credito di Wall Street hanno avuto grossi introiti dai profitti delle banche. Ma ogni volta che hanno perso un sacco di soldi, lo Stato è stato costretto ad accollarsi le perdite. Questo è molto ingiusto e le persone che ne pagano le conseguenze – perché hanno perso il lavoro o devono pagare più tasse – portano avanti una protesta legittima.

SPIEGEL: Lei sostiene anche l’idea che i ricchi come Lei dovrebbero pagare tasse più alte, come chiede il movimento Occupy?

Soros: Sì. E non sostengo i Repubblicani che vogliono salvarmi dal pagamento delle tasse.

SPIEGEL: Qual è la sua aliquota d’imposta?

Soros: La mia aliquota fiscale effettiva è relativamente bassa, ma solo perché ogni anno devolvo almeno il 50% del mio reddito alla mia fondazione.

SPIEGEL: Se le piace l’idea di pagare tasse più alte, perché non paga più tasse invece di donare soldi alla sua fondazione?

Soros: Perché penso che la mia fondazione usi i miei soldi meglio del governo. In ogni caso, pago le tasse.

SPIEGEL: Sta dicendo che in fondo lei è più intelligente del governo.

Soros: Beh, ho maggiore libertà di azione rispetto a un sistema burocratico. Ho anche molto a cuore le cause cui contribuisco.

SPIEGEL: Lei ci gira intorno e dice agli altri ricchi che dovrebbero pagare più tasse?

Soros: Se tutti i ricchi dessero il 50% della propria ricchezza in beneficenza, non direi che dovrebbero pagare più tasse.

SPIEGEL: Lei è un democratico di lunga data, ma di recente ha detto non c’è molta differenza tra il probabile candidato presidenziale repubblicano, Mitt Romney, e Barack Obama. Diceva sul serio?

Soros: E’ stata riportata solo una piccola parte della mia risposta. Ci sono molte differenze tra le persone che si vorrebbe portare al governo e il tipo dei giudici che potrebbero nominare. Ma anche così, trascurerei alcune importanti differenze. Ad esempio, Obama potrebbe insistere più di Romney per un aumento delle imposte. Ecco perché i miei clienti di hedge fund sostengono Romney e non Obama.

SPIEGEL: Potrebbe piacergli anche perché Romney è stato un uomo d’affari di successo. In questi tempi di tensioni sociali, può un capitalista di ventura diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti?

Soros: Romney dice di sapere come creare posti di lavoro, ma come investitore di private equity ha probabilmente distrutto più posti di lavoro di quelli che ha creato perché ha voluto massimizzare i profitti.

SPIEGEL: Ha intenzione di schierarsi contro Romney e di sostenere il presidente Barack Obama con milioni di dollari di donazioni come ha fatto nella sua ultima campagna?

Soros: Non ho intenzione di fare contributi di quella entità.

SPIEGEL: E’ rimasto insoddisfatto dell’operato di Obama?

Soros: Deluso è la parola migliore. Obama è più un gregario che un leader – molto meno di Angela Merkel, per esempio. Purtroppo, la Merkel guida l’Europa nella direzione sbagliata. Ecco perché sto cercando di farle cambiare idea. Credo ancora che i tedeschi siano persone ragionevoli.

SPIEGEL: La ringraziamo per questa intervista.

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