Home Politica e Società 8 Marzo?

Udi Napoli
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Non abbiamo voluto così assecondare il pur minimo spreco significativo del nulla politico.
Negli ultimi 8 marzo, così, abbiamo pensato ad una concretezza a costo zero da attuarsi nella completa autonomia dei soggetti in ballo : Comune e movimento delle donne.

Siamo riuscite così a dare alla città due simboli, operativi e tangibili: una delibera “città libera dalla pubblicità offensiva” voluta da tanti soggetti femministi (collettivi, associazioni convenuti sullo stesso intento) e una targa alla memoria di Teresa Buonocore (stessi soggetti).
Poco ci ha riguardato l’esclusione dalle ritualità ufficiale, quei gesti e quelle realizzazioni sono rimaste nel patrimonio comune e rimangono scuola di una capacità di singole donne a rispondere dalle istituzioni “forzando” i limiti di uno stato a misura d’uomo.

Anche quest’anno non abbiamo chiesto nè sponsorizzazioni, nè patrocini per la nostra attività di sempre ed anzi abbiamo voluto unirci ad un movimento nato al di fuori della nostra associazione.

Parliamo della splendida iniziativa messa in piedi con intelligenza devolutiva da Maria Pia Ercolini “toponomastica femminile”.

L’atto simbolico richiesto consiste nell’espressione di di un concreto impegno ed il costo di una targa, anzi di tre targhe perchè tante sono le donne autorevoli che in ogni città le donne si stanno impegnando a proporre. Abbiamo così formalizzato alle autorità interessate la richiesta avanzata da ormai più di mille soggetti nel paese.

Non ci aspettavamo entusiasmo nè tardivi ripensamenti nel modo complessivo di interloquire con le cittadine, ma l’espressione seria di un intento.

I risultati in altre Città potranno darci la misura “del nuovo che avanza nel paese”. Questo non perchè i nomi possano taumaturgicamente “cambiare”, ma perchè dagli atti simbilici ne vengono altri concreti.
Se il femminismo italiano non è all’anno zero, la cultura nel paese lo è nei confronti delle donne.
Alleghiamo risposta, l’unica che abbiamo potuto dare all’unico riscontro ottenuto dal nostro “nuovo nel paese”, che non richiede ulteriori commenti.

I commenti vanno invece fatti su come nelle istituzioni si confermi una modalità espressiva nelle date importanti come l’8 Marzo e il 25 Novembre: una modalità sighificativa del rifiuto di interloquire con la politica delle donne.

Tutto si riduce a celebrazioni ed ad iniziative “pensate autonomamente” da donne e/o uomini nel potere, nelle quali le donne sono molto meno che comprimarie, piuttosto un ornamento alternativo a quello berlusconiano.

Sarebbe avvilente tentare una polemica su questo punto, ci limitiamo ad osservare che per quanto buone ed intelligenti, le iniziative ufficiali, anche delle Istituzioni locali, siano vuote del vero passo che si dovrebbe fare l’8Marzo: il riconoscimento dei soggetti che premono per la democrazia “del due”, non generici o indistinti, ma vivi, nominali e operanti. Il potere a tutti i livelli continua a riferirsi alle donne come ad un vuoto soggettivo, da riempire secondo le mode emergenti e possibilmente incarnate in realtà non propositive, ma piuttosto querule di attenzioni purchè siano.

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