Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Un telepredicatore da strapazzo

Un telepredicatore da strapazzo

Daniela Tuscano
www.noisiamochiesa.org

Celentano ci ha irritato parecchio. E’ stato inconcludente, pretenzioso, demagogico e banale; anche terribilmente inesatto, perché ha voluto elargire perle di saggezza, persino di teologia, su temi che manifestamente non conosce. Stendiamo poi un pietoso velo sull’orribile siparietto con Morandi e Pupo, allestito al probabile scopo di ricordare di pagare il canone Rai e tirare la volata al libro del Ghinazzi, in uscita in questi giorni da Rizzoli.

Diciamo pure basta all’anticlericalismo raffazzonato, anch’esso demagogico, approssimativo, inconcludente che ha applaudito le sparate “anticattoliche” del già bigotto Celentano, considerandole nientemeno che appelli alla rivoluzione.

E veniamo all’invocata chiusura dei giornali cattolici, come Famiglia Cristiana e Avvenire, rei di non occuparsi del Paradiso, ma di politica.

Famiglia Cristiana è nata nel 1931. Accostarla ad Avvenire è insensato, perché il secondo è la voce ufficiale della Cei, il primo si è occupato molto spesso proprio degli argomenti che secondo il Celentano-pensiero verrebbero trascurati dalla Chiesa stessa. Sul campo dell’immigrazione, dei diritti umani, sono stati scritti dei pezzi di ottimo giornalismo.

Inoltre, FC è stato uno dei giornali cattolici più apertamente antiberlusconiani che siano mai circolati, non a caso inviso a molti rappresentanti del precedente governo, dall’ateo devoto Ferrara ai ciellini, allo stesso Berlusconi. Taluni lo definivano apertamente “non cattolico”. E qualche zelante parroco consiglia caldamente alle proprie pecorelle trepide e smarrite di non leggere il funesto magazine, che nel ’93 pubblicò addirittura un numero monografico dedicato all’omosessualità. Celentano dov’era?

Ora, a parte che invocare la chiusura di giornali, a meno non si tratti di nazisti, non ci sembra una grande prova di democrazia (avremmo applaudito se un Pupo, per citare un tale che recitava goffamente il controcanto di “destra”, avesse sbraitato di far chiudere, che so, “Il Fatto Quotidiano” ?) E quando La Russa pretendeva le stesse misure repressive? A parte ciò, dicevamo, sa Celentano che FC si occupa regolarmente, o molto spesso, proprio dei preti di strada (e non solo di don Gallo)?

Perché anche qui sfugge un particolare fondamentale. Don Gallo, che molti di noi si onorano di conoscere da molti anni, quando ancora non andava “di moda” e Celentano si limitava a cantare e a intessere l’elogio di Berlusconi (proprio così: all’inizio lo definiva affettuosamente “Silvio, un ragazzo della via Gluck”), don Gallo è senza dubbio un rivoluzionario; ma lo è GRAZIE al suo cristianesimo e non MALGRADO esso. La prima preoccupazione che muove don Andrea non è politica ma religiosa. In tal senso non è, né vuol essere un prete strano, per usare le parole d’un altro dissidente, non certo amato dalla gerarchia ecclesiastica, don Lorenzo Milani.

Abbiamo criticata più volte la politica vaticana. Ma, proprio perché l’argomento è importante, occorre affrontarlo con serietà, o si rischia di far la figura dei polemici disinformati. Sappiamo bene che molti avrebbero applaudito qualsiasi invettiva, più o meno strampalata, contro la Chiesa solo perché si trattava della Chiesa. Sorge il sospetto che Celentano abbia attaccato FC, Avvenire e Aldo Grasso principalmente a causa delle critiche al suo cachet.

Ci piacerebbe si concedesse, magari non solo da parte di FC, maggiore spazio alle voci autenticamente dissidenti, cui di norma non si concedono le prime pagine dei giornali e che, nonostante ciò, continuano a lavorare e a elargire il loro indispensabile contributo alla costruzione d’una società meno iniqua, senza impalcarsi a predicatori da pulpiti improvvisati.

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