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Rapporto Unicef: dramma infanzia

Rosa Ana De Santis
www.altrenotizie.org

E’ stato presentato ieri a Roma, a Palazzo Giustiniani, il rapporto annuale dell’Unicef sulla condizione dell’infanzia nel mondo. Nel 2010 sono morti 8 milioni di bambini sotto i 5 anni. Più alta la mortalità di chi vive nelle baraccopoli (in Africa ci vivono 6 persone su 10) dove è ancor più difficile tutelare i diritti dei bambini, visto che un terzo delle nascite non viene neppure registrato.

La Somalia è il paese con il numero di decessi più alto. Diarrea e polmoniti le cause principali, la mancanza d’acqua e il conseguente degrado igienico-sanitario fanno il resto.

Il neo presidente dell’Unicef Italia, Giacomo Guerrera, ha evidenziato come, numeri alla mano, la condizione della povertà e dell’iniqua distribuzione delle risorse colpisca maggiormente adolescenti e bambini, la parte più vulnerabile della popolazione.

Oltre al problema delle risorse e dei diritti di salute fondamentali, esiste la questione importante dell’istruzione. Sondaggi sul campo di diversi paesi in via di sviluppo hanno dimostrato come all’aumentare della povertà delle famiglie corrispondano spese maggiori per la scuola.

La diretta proporzionalità tra povertà e costi dell’istruzione mostra con evidenza il tratto di fortissima diseguaglianza interna che caratterizza le società dei paesi del Sud del Mondo e che comporta che diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti siano invece appaltati allo status di censo dei cittadini. Accade spesso che nei villaggi sperduti, dove non arrivano volontari e organizzazioni religiose, gli insegnanti, spesso improvvisati, siano pagati dalle famiglie coinvolte o che, semplicemente, le scuole diventino un luogo vagamente sorvegliato dove lasciare per ore i propri figli mente si lavora nei campi.

Alla sopravvivenza e allo sfruttamento si unisce sempre più spesso il dramma di bambini che migrano senza i genitori, spinti dalle guerre e dalle carestie. Uno studio stima che siano uno su cinque tra i 12 e i 14 anni e uno su due tra i 15 e i 17 anni. A tutto questo va aggiunto il dramma storico dell’HIV e, se pur con numeri migliori che in passato, continuano a nascere (circa 1.000 bambini al giorno) infettati dal virus per via verticale, ovvero dalla mamma.

Le Istituzioni, il Presidente del Senato – Schifani – e il Garante dell’Infanzia, Spadafora, hanno commentato l’impietosa fotografia dell’infanzia, rinnovando l’impegno a difesa dei diritti dei minori e da fare ce n’è tanto anche nel nostro paese, attraversato dalla questione dei migranti e impreparato ad accoglierli con gli adeguati strumenti giuridici, lasciando intere zone delle grandi città nell’ombra di baraccopoli dimenticate.

Tanti i bambini che non vanno a scuola e sono costretti a chiedere l’elemosina e tanti coloro che vivono nei campi nomadi in totale clandestinità dalla legge: E sono tanti, infine, anche tutti quei bambini che nascono sul nostro territorio e ancora oggi non hanno diritto ad essere considerati italiani, rappresentano un problema clamoroso e aperto di cui un Paese che non ha scuse di carestia e guerre non può non occuparsi con urgenza.

Al centro di quest’ultimo rapporto c’è quindi lo slum. Un luogo urbano di degrado e di abbandono e insieme un luogo simbolico. Nello slum essere piccoli significa ammalarsi prima, vendersi e accattonare per non saper leggere e scrivere, morire. Non dobbiamo pensarli solo a Nairobi o alle porte di San Paolo. Gli slum dal Sud del mondo stanno arrivando dritti qui, alle periferie delle nostre città. E quanto più non li vediamo, tanto più l’ingiustizia che li governa aumenterà. Perché la matematica è semplice: per ogni bambino maltrattato, dal viaggio del mare fino alla terra della speranza, troppi adulti sono rimasti a guardare.

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