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Giulio Girardi. Una vita al servizio della causa dei poveri e degli ultimi

Muore il teologo della Liberazione Giulio Girardi
Una vera “Eucarestia dell’arrivederci” tra gli amici di Giulio Girardi per l’ultimo saluto presso la Comunità di base cristiana di S. Paolo in Roma

Bruna Baldassarre
www.noidonne.org

Il grande cuore di Giulio Girardi cessa di pulsare all’alba del 26 Febbraio, dopo una lunga malattia. Amico, filosofo, teologo, teorico tra i fondatori di Teologia della Liberazione ci lascia a 86 anni appena compiuti. Promotore del movimento Cristiani per il Socialismo, ex sacerdote salesiano, perito del Concilio Vaticano II in qualita’ di esperto del marxismo e delle problematiche dell’ateismo contemporaneo, viene successivamente espulso dall’Universita’ Salesiana di Roma, da altri atenei cattolici, dalla congregazione salesiana e, successivamente, sospeso a divinis, tutto per “divergenze ideologiche”. Non era accettabile nel 1969 una stretta collaborazione tra marxisti e cristiani! Pubblica con La Cittadella ”Marxismo e cristianesimo”, libro di grande successo, e tra i tanti altri: ”Credenti e non credenti per un mondo nuovo” ”Cristianesimo, liberazione umana, lotta di classe”, “Gli esclusi costruiranno una nuova storia”?

Un pensiero cristallino, colmo di rettitudine e un sano sentire cristiano dentro un cuore puro di bambino caratterizzano la persona di Giulio Girardi, socialmente irreprensibile, vissuto proprio come i poveri che amava. Un’esplosione di empatia e immedesimazione confluiscono nell’amore e nella dedizione per gli esclusi, gli oppressi e per tutte le minoranze, con un vero anelito cristiano. Anche nei momenti di necessità, non rinuncia a vivere con pochissime riserve economiche per garantire il sostentamento ad alcuni studenti poveri del Sud America e molte Fondazioni per le minoranze oppresse. Solo così, affermava lui, si sarebbero potuti “liberare” veramente…

Don Franzoni inizia la commemorazione dell’ “Eucarestia dell’arrivederci” per onorare con commozione e affetto questo grande uomo lasciando la parola a Bruno Bellerate (l’amico che l’ha accolto nella sua casa per questi lunghi anni di malattia), che insieme a Gérard Lutte (presente attraverso un suo scritto perché in Guatemala) lo ricordano con affettuosa amicizia: “Giulio era un grande filosofo e il suo insegnamento ha marcato profondamente la formazione intellettuale di migliaia di persone. Era molto impegnato con tutti i movimenti di liberazione particolarmente in America Latina…Si è interessato anche di pedagogia, mettendo in risalto anche l’amicizia liberatrice nel rapporto educativo e analizzando come il dominio imperialista sull’economia è reso possibile dall’imperialismo culturale che pervade l’insegnamento a tutti i livelli e i mezzi di comunicazione di massa.

La sua ricerca non era puramente teorica, si faceva a partire dall’osservazione e dalla riflessione sulle esperienze concrete di liberazione. Ha condotto ricerche scientifiche di alto livello con la partecipazione degli attori della liberazione: gli operai della FIAT a Torino, durante gli anni della contestazione; i giovani della comunitá di San Benedetto al Porto di Genova, sottolineando che solo un metodo educativo basato sulla partecipazione e sul protagonismo degli stessi giovani, poteva aiutarli a liberarsi veramente. Fece anche una ricerca sull’importanza dell’amicizia liberatrice nell’educazione, analizzando la vita del Vescovo latino americano Proaño, impegnato con le comunitá indigene del suo paese nel fare rispettare i loro diritti.

La sua vita era coerente con le sue teorie. Giulio non si è arricchito, non ha vissuto nel lusso e nelle comoditá e tutta la sua vita è stato fedele all’annuncio della buona novella di liberazione dei poveri. Andava dovunque fosse chiamato, da una parte all’altra dell’Italia e del mondo, per una conferenza, un seminario, un corso di formazione, una ricerca. Ha accettato di fare, per vari anni, seminari ai miei studenti sulla cultura indigena e i movimenti di liberazione in America Latina. Gli studenti che hanno partecipato mi hanno piú volte detto che questi seminari sono stati fondamentali nella loro formazione.

Giulio non poteva non interessarsi e amare le ragazze e i ragazzi di strada. Ha accettato di essere il padrino della figlia di una di queste ragazze, che aveva conosciuto mentre stava in Nicaragua. Ha partecipato a vari incontri della nostra onlus Amistrada, per trattare temi per noi importanti. Si è proposto di venire a spese sue in Guatemala e condurre un seminario con le ragazze e i ragazzi del Comitato di gestione, che dirigono il loro movimento, e con i consiglieri adulti. Ha trattato, sulla base delle esperienze dei partecipanti, il tema dell’amicizia liberatrice. Il suo apporto ci ha profondamente influenzato, al punto che il nostro metodo educativo è basato sull’amicizia liberatrice.

… E quando gli chiesi cosa dovevo dire alle ragazze e ai ragazzi di strada mi rispose: “Devono credere nella resurrezione!”. Questo prezioso messaggio è trasmesso per telefono appena una settimana prima del decesso.

“Voleva trasmettere un’utopia concreta”, continua commosso Bruno Bellerate. Eppure “la vita concreta non c’era nel senso che Giulio trascendeva dal suo stesso corpo”. Ricorda la rinuncia a prendere possesso del suo corpo dopo l’ictus: il dolore annientava la sua volontà di liberazione di sé. Questa sua soglia fragile rispetto al dolore, come ricorda Bruno Bellerate, lo aveva portato anche nel baratro della depressione, purtroppo affrontata secondo “regime”, con farmaci pesanti che avevano opacizzato il suo slancio vitale, farmaci che allontanerebbero il senso volitivo di chiunque, l’Io di qualunque grande uomo, come era Giulio Girardi. Preferisco ricordarlo paralizzato come era negli ultimi tempi, accolto con calore e dedizione presso la famiglia Bellerate, che in una grigia clinica per malati psichici. Non era quella la tappa da seguire, non lo sarebbe per nessuno, soprattutto per un uomo con un’anima come la sua.

La spiritualità vera fa paura a tutti, perfino agli amici. Dietro l’angoscia, anticamera di qualsiasi male oscuro c’è tutta una serie di stratificazioni interiori, di destini biografici, da disvelare poco a poco, con calma e devozione, amore, per non finire in quello che Bruno Bellerate definisce “la condanna del mondo degli esclusi”. Infatti “gli esclusi rompono il silenzio”, perché “è stato escluso ovunque, dalla carriera, dai Salesiani, dalle Istituzioni, dalla Chiesa Ufficiale, da ciò che più amava, una vita umana, fatta per incontrare persone, per fare conferenze, viaggi, studio”. Nonostante tutto “Giulio ha sempre volato alto, con fede in Dio e fiducia negli uomini. Uomo affascinante per il suo esprit de finess, il suo eloquio avvincente, le sue idee originali e stimolanti. Come gli esclusi, Giulio ha comunque rotto il silenzio con la sua testimonianza, con le sue parole e sofferenza”. Il prof. Bellerate si augura che qualcuno voglia occuparsi della biografia di Giulio Girardi. Non manca nessuno a ricordarlo, tutte le Comunità di base con preghiere o scritti commemorativi toccanti.

Nella Comunità cristiana di S. Paolo ci sono tutti i Salesiani -eccetto chi non può comparire forse per difendere delle posizioni più comode-, i suoi amici, una rappresentanza dell’ambasciata cubana, Nora Habed di Amistrada, che parla commossa ricordando una sua frase: “La forza del diritto deve prevalere sul diritto della forza”.
Il silenzio dell’alba ha favorito un distacco da un corpo sofferente, ma il suo grande cuore è ormai penetrato nel pulsare del mondo. (29 Febbraio 2012)

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Per l’Eucarestia dell’arrivederci a Giulio Girardi, 28 febbraio 2012

Gerard Lutte

Cari amiche e amici presenti all’Eucarestia dell’arrivederci per il nostro amico Giulio, avrei voluto essere in mezzo a voi, ma sono in Guatemala e quindi impossibilitato a partecipare. Ringrazio Bruno Bellerate di aver scelto la comunitá di base di San Paolo per questa Eucarestia, perché era la Comunitá di Giulio in Roma. Ringrazio tutte le persone della Comunitá che hanno continuato a visitare Giulio nei lunghi anni della sua malattia, quando fu accolto da Bruno nella sua casa di Rocca Priora.
Giulio aveva tante altre comunitá, disperse in tutto il mondo, soprattutto in America Latina, particolarmente in Nicaragua, ma anche Cuba, Chiapas, Bolivia, Venezuela, Colombia e altri paesi ancora. Lui prediligeva le comunitá dei poveri, che lottano per liberarsi e costruire una societá piú giusta.
Era un uomo libero e non si identificava con nessuna istituzione. Non gli importava se la comunitá era cristiana o di altre religione, cattolica o evangelica, credente in Dio o atea. Lui non dava importanza ai dogmi e alle mitologie, ma solo al comportamento delle persone, se erano dalla parte dei poveri o contro di loro.
Ho avuto il privilegio di una storia di amicizia con Giulio, durata 55 anni. Abbiamo vissuto e lavorato insieme dal ’58 al ’69 nell’Universitá Salesiana, dove avevamo molti altri amici, prima di tutti Bruno, con il quale formavamo un trio ben saldato, e anche Ramos Regidor, Manolo Gutierrez e altri che formavano il gruppo dei “manco venti”, che si impegnava per promuovere un rinnovamento evangelico, cioé al servizio dei poveri, della congregazione e della nostra Universitá. Poi le nostre vie si sono separate, ma sempre siamo rimasti uniti nei momenti duri e gioiosi della nostra vita.
Giulio è senz’altro un uomo che ebbe una grande influenza nella seconda metá del secolo scorso su tante persone del mondo cattolico, non solo in Italia, ma nel mondo intero, perché era un teologo della liberazione, consigliere di vescovi progressisti durante il Concilio Vaticano II. Le sue teorie hanno facilitato la nascita del movimento delle comunitá di base e il movimento dei cristiani per il socialismo, prima in America Latina, poi in Europa.
Giulio era anche un grande filosofo, un filosofo della liberazione e il suo insegnamento ha marcato profondamente la formazione intellettuale di migliaia di persone. Era anche molto impegnato con tutti i movimenti di liberazione, particolarmente in America Latina e ha messo a disposizione di questi movimenti la sua riflessione teorica profonda e acuta, scrivendo numerosi libri su questo argomento.
Si è interessato anche di pedagogia, mettendo in risalto l’importanza dell’amicizia liberatrice nel rapporto educativo e analizzando come il dominio imperialista sull’economia è reso possibile dall’imperialismo culturale che pervade l’insegnamento a tutti i livelli e i mezzi di comunicazione di massa.
Giulio si distingueva da un grande rigore scientifico. Si aggiornava di continuo e non avrebbe mai utilizzato lo stesso testo per fare due lezioni o due conferenze sullo stesso tema. Sempre riscriveva da capo tutti i suoi interventi. Aveva trasformato il suo appartamento in biblioteca.
La sua ricerca non era puramente teorica, si faceva a partire dall’osservazione e dalla riflessione sulle esperienze concrete di liberazione. Ha condotto ricerche scientifiche di alto livello con la partecipazione degli attori della liberazione: gli operai della FIAT a Torino, durante gli anni della contestazione; i giovani della comunitá di San Benedetto al Porto di Genova, sottolineando che solo un metodo educativo basato sulla partecipazione e sul protagonismo degli stessi giovani, poteva aiutarli a liberarsi veramente. Fece anche una ricerca sull’importanza dell’amicizia liberatrice nell’educazione, analizzando la vita del Vescovo latino americano Proaño, impegnato con le comunitá indigene del suo paese nel fare rispettare i loro diritti.
La sua vita era coerente con le sue teorie. Giulio non si è arricchito, non ha vissuto nel lusso e nelle comoditá e tutta la sua vita è stato fedele all’annuncio della buona novella di liberazione dei poveri. Andava dovunque fosse chiamato, da una parte all’altra dell’Italia e del mondo, per una conferenza, un seminario, un corso di formazione, una ricerca. Ha accettato di fare, per vari anni, seminari ai miei studenti sulla cultura indigena e i movimenti di liberazione in America Latina. Gli studenti che hanno partecipato mi hanno piú volte detto che questi seminari sono stati fondamentali nella loro formazione.
Giulio non poteva non interessarsi e amare le ragazze e i ragazzi di strada. Ha accettato di essere il padrino della figlia di una di queste ragazze, che aveva conosciuto mentre stava in Nicaragua. Ha partecipato a vari incontri della nostra onlus Amistrada, per trattare temi per noi importanti. Si è proposto di venire a spese sue in Guatemala e condurre un seminario con le ragazze e i ragazzi del Comitato di gestione, che dirigono il loro movimento, e con i consiglieri adulti. Ha trattato, sulla base delle esperienze dei partecipanti, il tema dell’amicizia liberatrice. Il suo apporto ci ha profondamente influenzato, al punto che il nostro metodo educativo è basato sull’amicizia liberatrice.
Qualche settimana prima di morire, Giulio, che da giorni non voleva mangiare e non parlava, ha raccolto le sue forze come se avesse presentito la sua fine prossima, e voleva comunicare un’ultima volta con le persone a lui piú care. Sono stato avvisato e mi sono messo in contatto telefonico con lui tramite il nostro amico e fratello comune Bruno, che gli ripeteva quanto dicevo, perché non riusciva a decifrare la mia voce al telefono. Mi ha detto quanto era contento di rivedere la ragazza di cui era il padrino, che oggi ha 18 anni e finisce brillantemente gli studi secondari, e doveva venire in Italia nell’ottobre prossimo. E quando gli chiesi cosa dovevo dire alle ragazze e ai ragazzi di strada mi rispose: “Devono credere nella resurrezione!”.
Giulio, amico, fratello, compañero, lungo la tua vita hai aiutato tante persone a risorgere, a riprendere fiducia in se stessi, a diventare responsabili della loro vita e della societá. E noi continueremo il tuo sogno utopico che cambia la realtá, di resurrezione degli ultimi, degli oppressi, dei poveri. Tu ci hai insegnato che sono i poveri i soli capaci di liberarsi e di aiutare noi stessi a liberarci. Grazie Giulio.

Roma, 29 de febrero 2012.

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Carissimi,

penso che alle persone che hanno conosciuto e condiviso il lavoro intellettuale, la passione teologico-politica e l’impegno dalla parte dei poveri, dei vinti di Giulio Girardi , possa far piacere rivederlo in un video che risale all’ottobre del 2005 quando nel teatrino della Comunità di san Benedetto presentammo il suo libro CHE GUEVARA visto da un cristiano. Molti/e si ricordano la sua venuta a Genova nel febbraio 2001 grazie alla rete contro G8 sul tema “Globalizzazione neoliberista, resistenza e alternative” , riflessione che si è ampliata, diventando nel 2002 il libro dal titolo RESISTENZA E ALTERNATIVA. Di questo libro voglio ricordare la dedica: ” Desidero dedicare queste pagine a Carlo Giuliani e a tutte le vittime della repressione poliziesca e politica di Genova, di Napoli, di Seattle, colpevoli di aver creduto che un mondo diverso è possibile e di aver lottato per costruirlo. Con la più viva solidarietà”.

Ho avuto il piacere di essere tra i presentatori a Genova di tre dei suoi tanti libri:
– nel 1987 LA TUNICA LACERATA : L’identità cristiana oggi tra liberazione e restaurazione
– nel 1990 RIVOLUZIONE POPOLARE E OCCUPAZIONE DEL TEMPIO
– nel 2007 CHE GUEVARA visto da un cristiano.

Giulio è tra le persone che sono nel cuore vitale del percorso personale e comunitario di tante persone che conosco; a Genova ci stiamo muovendo per farne degna memoria.
Saluti solidali.

Peppino Coscione – Cdb Oregina (Genova)
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Giulio Girardi – Che Guevara visto da un cristiano
La presentazione del libro presso la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova (8 ottobre 2005) : http://youtu.be/pZ-qquqHbkU

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A: Comunidad de Base San Paolo, Via Ostiense 152/B.

Con dolor recibimos la noticia del fallecimiento del gran amigo de Cuba y de su revolución, Giulio Giraldi. Conocido intelectual antifascista y teólogo, hombre de palabra y de acción, toda causa justa tuvo en Giulio un defensor, en especial las de los pueblos de América Latina y el Caribe.

En el funeral que tuvo lugar en esa comunidad el 28 de Febrero, se encontraba presente nuestro Primer Secretario, el compañero Rolando Vinageras, el cual nos trasladó los emotivos momentos de participación de quienes conocieron a Giulio, quienes con sentidas palabras se refirieron a su trayectoria humana, revolucionaria y cristiana.

El movimiento revolucionario mundial pierde un bravo y probado combatiente, la Teología de la Liberación uno de sus altos exponentes, Cuba un amigo sincero.

Le adjuntamos a la presente el mensaje de condolencia enviado por la Oficina para la Atención de Asuntos Religiosos del Comité Central del Partido Comunista de Cuba al conocer la desaparición física del compañero Giulio Giraldi, mensaje que solicitaron le hiciéramos llegar por esta vía.

Fraternalmente,

Eduardo Delgado Bermúdez.
Embajador de Cuba ante la Santa Sede.

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COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE

Segreteria Tecnica Nazionale
c/o CdB San Paolo – Roma
segreteria@cdbitalia.it – www.cdbitalia.it

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Domani ci ritroveremo per dare tutte e tutti insieme il nostro saluto al nostro caro amico, Giulio Girardi. Lo faremo nel salone della comunità di S. Paolo, dove lui partecipava alle assemblee eucaristiche domenicali, quando era a Roma.

Personalmente ricordo la sua presenza discreta, a dispetto della sua fama accademica di teologo. Non sempre prendeva la parola, ma quando lo faceva aveva sempre qualche immagine originale e illuminante per tutte e tutti noi. E di tanto in tanto qualche suo sintetico pensiero ci giungeva, tramite qualche amico che andava a trovarlo da quando era malato, anche in questi anni di malattia.

E ci piace pensare che questo cerchio che si stringerà intorno a Giulio si allarghi a comprendere tutti coloro per cui Giulio si è adoperato nella sua vita: non solo i credenti che avevano visto nel Concilio Vaticano II speranze di conversione della chiesa al Vangelo, ma anche il movimento operaio, i movimenti di liberazione del sud del mondo e in particolare le popolazioni indigene emarginate e oppresse dell’America latina. La vita di Giulio non è passata senza aver lasciato un segno su tutte queste realtà.

La cerimonia funebre si svolgerà domani, 28 febbraio alle ore 14 a Roma, in via Ostiense 152/B.

Segreteria tecnica nazionale delle comunità cristiane di base

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Oggi, 26 febbraio, è morto a Roma Giulio Girardi. Un cristiano autentico, un intellettuale impegnato, un compagno di tante battaglie per il socialismo in Europa e in America latina. Salesiano e docente universitario, emarginato dall’ordine e sospeso dall’insegnamento, ha integrato teologia e filosofia, utopia e progetto, studio e militanza nel tenace impegno per dare una concreta risposta alla domanda, formulata nel titolo di uno dei suoi tanti libri pubblicato nel 1994: Gli esclusi costruiranno la nuova storia?

Marcello Vigli

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Nella notte di domenica 26 febbraio, Giulio Girardi ci ha lasciato. Il suo corpo martoriato da una lunga e spietata infermità ha cessato di essere ostacolo al suo grande spirito, alla sua operosa intelligenza di un Dio Liberatore e di un’umanità liberata.

Avevamo da poco ricordato i suoi 86 anni, insieme a Bruno Bellerate che l’ha accompagnato fraternamente soprattutto in questi ultimi anni di infermità. Con Giulio abbiamo percorso quasi mezzo secolo di storia. Ho qui sul tavolo il suo libro “Marxismo e cristianesimo”, con la prefazione del cardinal Franz Koenig, dal 1965 quante decine di edizioni e quanti milioni di lettori “liberati”! Insieme a lui nostro maestro, abbiamo vissuto la storia dei “Cristiani per il socialismo”, del settimanale “Com-Nuovi Tempi”, delle comunità di base, delle vicende dell’America Latina, delle gioie e delusioni del Nicaragua, di Cuba, della teologia della liberazione, dell’emergere dei popoli indigeni, dei Tribunale Russel, della nonviolenza e della pace.

Con Giulio iniziammo anche la modesta attività editoriale del Cipax, con il libretto “Riscoprire Gandhi – La violenza è l’ultima parola della storia?” e poi “Seminando amore come il mais – L’insorgere dei popoli indigeni e il sogno di Leonidas Proanho”. Con noi esercitò per l’ultima volta il suo “magistero”. Infatti nella nostra sede, in un confronto tra le teologie della liberazione latinoamericana, musulmana ed ebraica, in occasione delle celebrazioni di Oscar Romero di cinque anni fa, fu colpito da un gravissimo ictus che progressivamente lo ha spento.

Ora siamo certi ha incontrato faccia a faccia quel Cristo Liberatore che tanto ha testimoniato, ed accanto a Lui ha rivisto quei grandi compagne e compagni di strada con i quali ha sempre cercato la costruzione di un mondo più simile al sogno di Dio: Leonidas Proanho, Oscar Romero, Marianella Garcia, Che Guevara, Samuel Ruiz, Mendez Arceo…

Nel maggio scorso, a Kingston in Giamaica, alla Convocazione Ecumenica Internazionale sulla Pace Giusta promossa dal Consiglio Ecumenico delle Chiese, un folto gruppo di teologi e leader religiosi dell’America Latina mi chiesero di salutare fraternamente Giulio come “padre e maestro” della loro testimonianza di cristiani impegnati nel cambiamento sociale: dal Nicaragua, Cuba, Ecuador, Brasile, Colombia, ecc. gli portai e lessi il messaggio. Il male gli impedì di mostrare segni di comprensione e reazioni. Ora, in quel Continente, lo stanno salutando con tanta tristezza.

Noi, anche a nome loro, daremo un estremo saluto a Giulio a Roma, il martedì 28 febbraio, alle ore 14, nella sua comunità di base, quella di san Paolo, nella via Ostiense 152/B.

In seguito, tra non molto, torneremo a riflettere su di lui, per “mettere a produzione” i semi che in tanti anni ha sparso dentro di noi.

Gianni Novelli
CIPAX – Centro interconfessionale per la pace

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NOI SIAMO CHIESA
Via N. Benino 3 00122 Roma
Via Soperga 36 20127 Milano
E-mail vi.bel@iol.it – www.noisiamochiesa.org

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Giulio Girardi ci ha lasciati. Il  ricordo di “Noi Siamo Chiesa”

Il fratello e amico carissimo Giulio Girardi ci ha lasciati questa mattina dopo sei anni di una grave malattia che lo aveva lasciato cosciente ma non più in grado di dare il suo contributo prezioso alla riflessione sul Vangelo e sulla società.

Perito al Concilio, Girardi è stato negli, ultimi cinquanta anni, il maggiore pensatore e teologo che in Italia si è confrontato col marxismo e con la modernità, interloquendo contemporaneamente coi movimentidibase.
La sua ampia riflessione dovrà essere ripresa e rilanciata perché sempre capace di indicare percorsi a quanti nelle Chiese e nella società, qui e ovunque nel mondo, sono impegnati a liberare la fede nell’Evangelo dalle vecchie religioni e l’uomo da ogni dominio spirituale, ideologico o materiale.

Della sua figura e della sua azione vogliamo ora ricordare tre aspetti : la sua promozione del Movimento dei Cristiani per il socialismo negli anni ’70 del secolo scorso; il suo impegno nel 1992 perché la politica e la storiografia parlassero di “invasione dell’America” e non di “scoperta dell’America” a 500 anni dallo sbarco di Cristoforo Colombo; l’impegno a fianco della prima rivoluzione sandinista, insieme al suo contributo alla teologia della Liberazione e alla valorizzazione della cultura e della spiritualità dei popoli indigeni.

Nel 1977, dopo lunghi conflitti, fu sospeso dall’ordine clericale. Fu un fatto molto grave che, insieme a casi analoghi, indicò la strada che le gerarchie ecclesiastiche si accingevano a prendere nella direzione del progressivo abbandono del genuino “spirito del Concilio”.

Giulio Girardi apparteneva dall’inizio al movimento “Noi Siamo Chiesa”, di cui è stato uno degli ispiratori principali.

Roma, 26 febbraio 2012

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Carissime/i,

desidero anch’io ricordare il nostro fratello, amico e fratello Giulio, che ora vive in Dio e un poco anche in noi. Io lo conobbi alla fine degli anni ’60 in un incontro di Natale alla Pro Civitate di Assisi, applaudito, quasi osannato da centinaia di giovani come me, che avevano seguito attentamente e con viva partecipazione la sua magistrale lezione filosofica e teologica sulla nuova coscienza cristiana nei confronti dell’ateismo e del marxismo.

Gianni ha ripercorso brevemente, ma molto bene il suo itinerario di studioso e di militante.

Anch’io rimasi affascinato dal suo rigore intellettuale e dalla sua passione per una Chiesa ‘altra’ e per il possibile cambiamento del mondo. Mi domandai quale fosse il segreto, la sorgente della sua grande fede così razionale e allo stesso tempo così vitale e immersa nella storia.

Lo trovai poco dopo quel primo incontro, quando per i miei studi ebbi la fortuna di trovare il suo primo saggio, rielaborazione della sua tesi di laurea in filosofia, intitolata -udite, udite!!-:

“La metafisica della causa esemplare in Tommaso d’Aquino”.

Chi avrebbe mai detto che uno dei campioni della teologia della liberazione avesse preso le mosse dalla metafisica tomista? Ma è proprio così. Il fatto è che egli sull’esempio di Tommaso -pur nel linguaggio datato della metafisica aristotelica- rintraccia il fondamento dell’etica nella concezione della persona umana intesa come immagine e somiglianza di Dio, il quale è causa esemplare che trasmette a tutte e ognuna delle sue creature la sua esemplarità. Da qui la conseguenza che fa diventare la persona umana concreatore con Dio e corredentore con Cristo.

Ecco la scaturigine del pensiero e dell’azione teologica e politica di Giulio Girardi, che poi si è dipanata nel tempo con costante e lungimirante progressione e coerenza.

Dobbiamo veramente ringraziarlo e nello stesso tempo impegnarci a seguire le sue orme. Fabrizio

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È morto Giulio Girardi. Una vita al servizio della causa dei poveri e degli ultimi

Amico e fratello della rivoluzione sandinista, della rivoluzione cubana, della rivoluzione bolivariana in Venezuela, dell’indigenismo, soprattutto in America Latina, Giulio non si è mai sottratto o risparmiato nello schierarsi ogni volta che gli accadimenti o le svolte storiche lo interpellavano.

Dopo un lungo e penoso periodo di malattia ci ha lasciti Giulio Girardi. Con Giulio abbiamo condiviso tanta strada. Dai tempi del Cipec, il centro culturale di Democrazia Proletaria, e del primo convegno sulla Teologia della Liberazione, nel lontano febbraio 1985.

Il cammino con lui è poi proseguito con il Punto Rosso, con i libri che abbiamo pubblicato, con i convegni e le conferenze nei quali ha portato il suo sapere, la sua passione, il suo impegno militante.

Ma Giulio per molti di noi è stato l’ispiratore, assieme ad altri, già da prima, dagli anni sessanta e settanta, di una scelta di vita, di uno spartiacque. Che è possibile pensare e agire la testimonianza cristiana nella carne e nel sangue della storia e della società. Che è possibile conciliare cristianesimo e marxismo, che è possibile non venir meno al Vangelo, alla opzione preferenziale per i poveri, anche a costo di essere sconfessati e banditi dalle gerarchie ecclesiastiche, come puntualmente e dolorosamente è avvenuto per lui nel 1977.

Giulio è stato un maestro per molti di noi.

Amico e fratello della rivoluzione sandinista, della rivoluzione cubana, della rivoluzione bolivariana in Venezuela, dell’indigenismo, soprattutto in America Latina, Giulio non si è mai sottratto o risparmiato nello schierarsi ogni volta che gli accadimenti o le svolte storiche lo interpellavano.

Ci viene meno una grande persona, il fratello, il compagno e per questo ci sentiamo più soli, diminuiti. Grazie Giulio, e che le tue tanto agognate Pace e Giustizia ti siano vicine nel tuo ultimo tragitto.

Associazione Culturale Punto Rosso
www.puntorosso.it

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La scomparsa di Giulio Girardi

Cari amici,
con dolore desidero informarVi che domenica 26 febbraio Giulio Girardi è scomparso dopo
una lunga malattia. Aveva appena compiuto ottantasei anni di un’esistenza straordinaria di studioso,
di militante e di educatore.
Per quasi vent’anni, dal 1978 al 1996, aveva insegnato Filosofia politica nella Facoltà di
Magistero dell’Università di Sassari a compimento di una vicenda personale e di un percorso
intellettuale orientato agli studi filosofici e teologici che già nel 1962 lo vedeva impegnato come
esperto nei lavori del Concilio Vaticano II, per le sue conoscenze sul marxismo e sui rapporti con i
“non credenti”. E proprio il problema del dialogo fra marxismo e cristianesimo, a partire dalle
concrete esperienze nel continente americano, è stato uno dei punti centrali della sua riflessione
teorica e uno dei temi ricorrenti del suo impegno militante, che lo avevano legato agli interessi
scientifici di Sandro Schipani, di Marcello Lelli, di Alberto Merler, di Giovanni Lobrano, di tanti di
noi, anche nell’ambito del Seminario di studi latino-americani del nostro Ateneo.
Con il rigore teoretico e metodologico del filosofo e del teologo e con la passione di chi ha
sempre dichiarato con limpidezza la propria scelta di campo al fianco degli oppressi e dei più
svantaggiati, Girardi è stato una delle coscienze critiche più acute della vicenda dell’America Latina
nella seconda metà del XX secolo. Protagonista egli stesso di quella vicenda, è stato tra i fondatori
della teologia della liberazione, interpretando la fede cristiana e l’impegno per la giustizia e per
l’equità sociale come strumenti attraverso cui perseguire la liberazione degli esseri umani e
l’autodeterminazione dei popoli.
Camillo Tidore lo commemora per noi con queste parole: < passato, che il quattrocentocinquantennale ci stimola a ricostruire, e sul nostro futuro, che le sfide
aperte dalle trasformazioni in atto ci impongono come comunità scientifica sempre più aperta al
mondo, pensare a Giulio Girardi ci fa vedere in lui una delle figure più eminenti della nostra storia.

Attilio Mastino
Rettore dell’Università di Sassari

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GIULIO GIRARDI, ESTÁS EN DIOS

Muy querido Giulio:

En nuestra oración te acompañamos día a día, desde quien supimos la gravedad de tu enfermedad que te redujo a la cama.

Y ahora al conocer tu partida definitiva y tu re-encuentro con el buen Padre Dios doy gracias infinitas a Dios por tu paso por esta vida, por todo el bien que hiciste a manos llenas ya como teólogo y filósofo de la Liberación, ya como sacerdote comprometido con el Evangelio de Jesucristo Liberador, ya como amigo y compañero de ruta.

Con inmensa gratitud recuerdo tus análisis certeros, tus “controvertido” escritos; tus aportes teológicos invalorables, y tus incansables viajes de solidaridad por los pueblos indios de nuestra Abya Yala.

Con ardor y tenacidad incurriste en la defensa sabiamente argumentada de los derechos de los pueblos indios cuando éstos eran conculcados por los poderes políticos, económicos y religiosos; tu presencia solidaria en cuantos encuentros, talleres, simposios realizados tanto a nivel nacional como continental de los pueblos originarios daban profundidad a los análisis y a sus mandatos; y tu acercamiento respetuoso al pensamiento y vida de Taita Proaño a quien luego de “descubrirlo” te adheriste de forma vital y comprometida nos ayudó a la difusión de su legado a nivel internacional.

Hermano solidario, profeta en la defensa de los derechos de los pueblos indios y la búsqueda de una Iglesia pobre y liberadora; defensor de la verdad y de la justicia; constructor de caminos de liberación; crítico del sistema capitalista y sus políticas devastadoras y coherente con las luchas de los excluidos…. Te EXTRAÑAMOS.

Pero tenemos la certeza de que ahora, ya libre de dolor y angustias; de persecuciones y agresiones, estás en Dios, de donde viniste y desde allí junto a esa pléyade de profetas y mártires nos sigues acompañando y animando en la lucha.

Querido Giulio, ahora que estás VIVO Y RESUCITADO en Dios, continúa apoyando la defensa de los derechos de los pueblos indios, para que tengan vida y vida en abundancia, antes de que sea demasiado tarde.

Doy gracias por tu existencia y porque tu vida y pensamiento es LUZ en nuestro caminar.

De corazón,
Nidia

Fundación Pueblo Indio del Ecuador (Constituida por Mons. Leonidas Proaño)
Ruiz de Castilla N26-92 y Sosaya
Apdo. 17-03-16A
Email:fpie@fundacionpuebloindio.org
Quito – Ecuador

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Dal blog di Xavier Pikaza
(http://blogs.periodistadigital.com/xpikaza.php)

Acaba de morir Giulio Girardi (25, II, 2012), como ha comunicado B. Forcano en RD.

No puedo añadir mucho a las palabras de Forcano, pero quiero elevar aquí un recuerdo por aquel que ha sido durante mucho tiempo una referencia teológica importante para muchos de nosotros.

Su obra colectiva sobre el ateísmo ha marcado una época en el estudio teológico, filosófico y social del tema y sus obras sobre Cristianos por el Socialismo inspiración a muchos creyentes y políticos.

Se puede discutir su compromiso social y su manera de entender la Iglesia, pero queda firme su empeño por actualizar el evangelio en el mundo actual, desde el compromiso por la justicia. Descansa en paz, Giulio

Giulio Girardi, teólogo y sociólogo católico, nació en el Cairo (Egipto) de padres siro-libaneses e italianos. Ingresó en la Congregación Salesiana (1939) y estudió en la facultad filosófica salesiana de Turín (1944-1950), doctorándose con una tesis sobre La metafísica de la causa ejemplar en Santo Tomás de Aquino. Estudió teología la Universidad Gregoriana de Roma y en la Salesiana de Turín, ordenándose sacerdote (1955).

De 1953 a 1969 fue Profesor de Metafísica en la universidad salesiana de Turín y de Roma. Participó como experto en el Concilio Vaticano II, colaborando en la redacción de la Gaudium et Spes (1962-65) y también en el diálogo cristiano-marxista (1965-1969).

El año 1969 fue expulsado de la universidad Salesiana, por divergencias ideológicas, y enseñó antropología en el Instituto Católico de París y en el Lumen Vitae de Bruselas (1970-1974), siendo expulsado también de ambos centros por problemas ideológicos. El año 1977 es expulsado de la congregación salesiana y suspendido “a divinis”.

Tomó partido a favor del movimiento de Cristianos por el Socialismo y colaboró activamente, en plano ideológico y político, con diversos movimientos de liberación de América Latina.

Desde 1978 hasta su jubilación (1996) ha sido profesor de filosofía política en la universidad de Sassari, Cerdeña.

Su obra más conocida sigue siendo la dirección de la gran enciclopedia El ateísmo contemporáneo I-IV (Cristiandad, Madrid 1971ss).

Entre sus obras, cf. también:

Sandinismo, marxismo, cristianismo: la confluencia (Managua 1987);
La túnica rasgada, La identidad cristiana entre liberación y restauración (Santander 1991);
Los excluidos ¿construirán la nueva historia? El movimiento indígena, negro y popular (Madrid 1994);
El derecho indígena a la autodeterminación política y religiosa (Quito 1997);
Globaliación neoliberal, deuda externa, jubileo 2000 (Quito 1998);
Para una educación revolucionaria (La Habana 1999).

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