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21 marzo – LIBERA: giornata della memoria

Anna Maria Marenco
Gruppo Controinformazione Ecclesiale – Roma

Il primo giorno di primavera viene dal 1995 dedicato da Libera, coordinamento di circa 1600 realtà antimafie, al ricordo di tutte le vittime, nominate singolarmente, cadute nella lotta per promuovere o difendere lo stato di diritto. In realtà tutto il mese è di fatto utilizzato in vari luoghi per momenti dedicati a questa memoria: ogni anno viene scelta per la manifestazione nazionale una città simbolo del particolare aspetto di tale complesso problema, che si intende porre in evidenza davanti ad un’opinione pubblica abbastanza disorientata, risentita in modo qualunquistico e, di conseguenza, passiva.

Sabato 17 marzo a Genova, l’imponente raduno ha chiesto un reale ed efficace impegno politico contro la corruzione che alimenta l’infiltrazione mafiosa ormai presente in tutta la Penisola. Ma anche la più modesta, per quanto altrettanto commovente e partecipata, iniziativa promossa a Roma, domenica 11/3 in una sala parrocchiale, dedicata a far conoscere Saveria Antiochia, divenuta una militante antimafia e cofondatrice di Libera in seguito alla morte a soli 23 anni del figlio, Roberto Antochia, medaglia d’oro per l’ esempio di estremo attaccamento al dovere( era di scorta volontaria al Commissario Cassarà), ha avuto un significato importante: riflettere sulla corposa realtà di questi innumerevoli “eroi borghesi”, morti per la Repubblica e spesso dimenticati e/o traditi dallo Stato, quasi sempre ignorati da tutti noi appena si spengono i riflettori mediatici su gli episodi di cronaca.

L’impegno per approfondire con il ricordo la conoscenza di questi modelli positivi è solo una parte del complesso lavoro di Libera; tuttavia è opportuno sottolinearne la dimensione capillare e l’importanza per il futuro del nostro Paese. In seguito alla celebrazione del 150.mo compleanno dello Stato italiano , in questa fase di crisi gravissima, si è acuita la necessità di costruire una memoria completa e condivisa, compito reso particolarmente difficile per le molteplici circostanze che continuano a tenere l’Italia in una fase di stallo se non addirittura nelle sabbie mobili.

Il progetto avviato con il Museo dei fratelli Cervi (cfr. protocollo Dalle radici il futuro) estende anche al Centro-Nord l’attenzione a specifici dati storici già conosciuti al Sud. Un esempio: il ritrovamento dei resti del sindacalista Placido Rizzotto, cui sono stati recentemente decretati i funerali di Stato, richiama la vicenda delle indagini sulla sua scomparsa; ad essa hanno contribuito sia l’emergente militante del PCI, Pio La Torre, sia il giovane tenente dei carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, che saranno successivamente colpiti a morte dagli stessi nemici del progetto della nuova Italia costituzionale, che , in ambiti e modi diversi, tutti e due erano impegnati a realizzare e difendere.

La rinascita negli anni 1945-48 del costituzionalismo, che Raniero La Valle (cfr. Adista, 2/2012) considera con Giuseppe Dossetti la grandezza del Novecento, potrebbe essere oggi valorizzata dagli sviluppi del pensiero politico maturato nell’ambito della teologia della liberazione (cfr. opere di J. Dussell): lo Stato è un dato permanente e non ci si può disinteressare del funzionamento di tutti i suoi apparati, dato che non necessariamente è strumento di oppressione di classe , ma può anche rendere possibili l’eguaglianza e la dignità di tutti. Le secolari aspirazioni sintetizzate nel trinomio “liberté, equalité, fraternité” dovranno certo tener presenti le acquisizioni delle elaborazioni successive che intrecciano ed approfondiscono il complesso dei problemi connessi con la salvaguardia delle differenze (personali, di genere, di culture, ecc.) e con la stretta interdipendenza tra diritti individuali e solidarietà sociale.

La persona è essenzialmente relazione e l’ideale democratico non può sussistere senza l’impegno personale a comportamenti coerenti e alla partecipazione alla soluzione dei problemi di tutti. Del resto il presidente dell’Assemblea costituente, Umberto Terracini, aveva sin dalla definizione della Carta Costituzionale espresso chiaramente questa esigenza di partecipazione corresponsabile al lavoro di traduzione continua nel divenire storico del lavoro appena concluso: “ L’assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa l’ affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore”. Probabilmente abbiamo tutti, singole persone e formazioni sociali, dimenticato questo auspicio.

L’attenzione al pubblico interesse, il rispetto dei valori della legalità costituiscono , di fatto, la diga che ostacolerebbe la proliferazione di quei gruppi di potere impegnati senza tregua a perseguire i propri profitti; se l’opinione pubblica è distratta e/o silenziosa, anche la politica diventa connivente.

La nostra Costituzione delinea un progetto di crescita centrata sull’utilità sociale, ma per realizzare una vera crescita nella legalità e nello spirito del bene comune è indispensabile una cultura adeguata: i sistemi della formazione e dell’informazione, che hanno da sempre interessato in modo particolarissimo il mondo cattolico, proprio dopo la vittoria nel referendum, che ha confermato l’attaccamento del Paese al testo costituzionale, stanno dimostrando quel tragico fallimento che possiamo tutti constatare di fronte al dilagare della corruzione pubblica , da cui consegue lo svuotamento pratico del progetto Italia.

Se di fatto si continuano a trasmettere e ricevere tanti messaggi diretti ed indiretti sostanzialmente contrari alla vita di una società democratica, i principi di libertà, eguaglianza e fraternità si stravolgono dando origine a vere e proprie caricature dei valori a parole esaltati. L’obiettivo di una cittadinanza consapevole richiede pertanto un severo impegno di discernimento tra ” il grano e la zizzania”che non potrà non implicare, data la speciale incidenza della chiesa cattolica in Italia, anche la riflessione su gli esiti della svolta culturale operata dal Concilio Vaticano II.

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