Home Politica e Società Obiezione alle spese militari. Nemmeno un euro per le armi e la guerra

Obiezione alle spese militari. Nemmeno un euro per le armi e la guerra

Luca Kocci
Adista Segni Nuovi n. 11/2012

Non saranno 131 ma, forse, solo 90 o 100 i cacciabombardieri F35 che l’Italia acquisterà per poter fare meglio le prossime “guerre umanitarie”. Comunque una spesa enorme, in tempi di crisi e di manovre economiche “lacrime e sangue”: almeno 10 miliardi di euro, invece dei 15 preventivati.

Ma è possibile opporsi, dichiarandosi obiettore alle spese militari e rifiutando di pagare le tasse per le armi e le guerre. La nuova Campagna di obiezione alle spese militari (Osm) e per la difesa popolare nonviolenta (Dpn) – promossa, fra gli altri, da Lega obiettori di coscienza, associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione per la pace, Lega per il disarmo unilaterale e Pax Christi – è partita proprio in questi giorni, alla vigilia delle prossime scadenze fiscali.

«Può dichiararsi obiettore e obiettrice qualsiasi persona maggiorenne, anche senza reddito, che vuole aderire per proprie convinzioni ad una riduzione delle spese militari in Italia ed impegnarsi per la costruzione di un modello di difesa nonviolento e non armato», spiegano i responsabili della Campagna, che si pongono tre obiettivi per il futuro: l’approvazione di una proposta di legge per l’opzione fiscale, ovvero la possibilità di ogni cittadino di devolvere la parte delle tasse pagate allo Stato per il militare, per un modello di difesa non armato e nonviolento e la costituzione di un ministero per la Pace; il potenziamento del Centro di documentazione per poter mantenere un’identità e la raccolta dei materiali per lo studio e le iniziative contro l’aumento delle spese militari, per una storia della Campagna, ma anche per una storia dell’opzione fiscale, della difesa popolare nonviolenta come modello di difesa non armato e nonviolento, dell’obiezione di coscienza al servizio militare; la valorizzazione delle iniziative per la pace, il disarmo e la difesa dei diritti umani svolti dai gruppi locali.

Per aderire da subito alla Campagna, bisogna compilare una dichiarazione di obiezione alle spese militari (si trova a anche sul sito internet della campagna: www.osmdpn.it) da inviare al presidente della Repubblica. E poi fare un versamento libero: alla Campagna stessa, al Centro di documentazione “Mille libri per la pace”, ad una associazione impegnata in azioni nonviolente in aree di conflitto – come per esempio i Corpi civili di pace della Comunità Giovanni XXIII – oppure al coordinamento “Fermiamo chi scherza col fuoco atomico”. Opzioni a “costo zero” queste, che non implicano disobbedienza civile ma solo una condivisione e una adesione di principio.

C’è però anche la formula, più fedele alla vocazione originaria della campagna, della disobbedienza. Al momento del pagamento delle proprie imposte – e quindi in questo caso può aderire solo chi percepisce un reddito –, l’obiettore decide di trattenere una parte delle tasse dovute. Un atto illegale: l’obiettore, che non è un evasore, commette un gesto di disobbedienza civile e rende pubblica questa scelta con l’invio della dichiarazione di obiezione anche all’Agenzia delle Entrate.

«Suggeriamo di obiettare una cifra non inferiore ai 20 euro, perché altrimenti le istituzioni non se ne curano, ma neanche troppo elevata, per non avere conseguenze economiche pesanti», spiegano i promotori della campagna. «Non importa tanto la cifra obiettata: la campagna potrà incidere se ci saranno “granellini di sabbia nell’ingranaggio”, persone anche non in gran numero ma disposte a protestare senza arrendersi a questa ingiustizia». Ovviamente chi sceglie questa strada più radicale, ne accetta le conseguenze: dopo alcuni anni riceverà un preavviso di obbligo al pagamento; poi, in caso di ulteriore rifiuto, il fermo amministrativo dell’automobile; infine il prelievo forzoso dei soldi dallo stipendio oppure, in alcuni casi, l’ipoteca sugli immobili di proprietà (mentre il pignoramento ormai non è quasi più praticato).

Perché obiettare alle spese militari? «Per riaffermare il proprio no alla guerra convenzionale e preventiva come strumento di risoluzione dei conflitti tra i popoli, in violazione dell’articolo 11 della nostra Costituzione – spiegano i promotori –, ma anche per dire no allo scambio guerra-lavoro-occupazione-risorse; alla ricerca, alla produzione, al commercio e all’accumulo di armi; all’aumento costante delle spese militari e dei bilanci militari; al modello di difesa armato che paga militari professionisti, veri e propri mercenari della guerra da impiegare al di fuori dei confini nazionali nelle cosiddette “missioni militari di pace” il cui vero obiettivo è tutelare e rafforzare gli interessi economici dominanti; allo scandaloso divario tra Nord e Sud del mondo, che il Nord continua ad alimentare con la sua supremazia culturale, scientifica ed economica e con lo strapotere militare».
Scelta piccola e personale, quella dell’obiezione alle spese militari in grado però, se moltiplicata, di inceppare l’ingranaggio del riarmo e della guerra.

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