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Repubblica fondata sul lavoro di M.Vigli

Marcello Vigli
www.italialaica.it

22.03.2012 – Non è ancora definitiva la proposta che il governo Monti presenterà in Parlamento al termine della lunga maratona di confronto con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. L’urgenza di concludere, come lui stesso ha confermato nella conferenza stampa a conclusione dell’ultimo incontro, era data dal suo intento di esibire il ritorno alla competitività dell’economia italiana durante la sua prossima visita in Cina, Corea, e Giappone. A suo avviso tale ritorno è legato all’aumento della flessibilità del lavoro nelle aziende italiane.

Millantato come condizione essenziale per creare nuova occupazione per i giovani, in realtà serve, inteso come maggiore facilità nei licenziamenti, sia a svecchiare il personale costretto a restare al lavoro per l’allungamento dell’età pensionabile, sia, soprattutto, a fiaccare la volontà dei lavoratori di difendere i loro diritti. Con l’enfatizzazione della necessità di eliminare o modificare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori si è aggiunto un ulteriore motivo per presentare la “riforma” come necessaria alla modernizzazione del sistema, mentre, in verità, rappresenta solo un radicale stravolgimento dei rapporti nel mondo del lavoro, nella prospettiva aperta dalle scelte di Marchionne nella gestione della Fiat, confermato, del resto, dalla dichiarazione di fine della concertazione proclamata ufficialmente dallo stesso Presidente del Consiglio.

Ovviamente se il lavoro non fosse il fondamento della Repubblica, non ci sarebbe che arrendersi all’ineluttabile coinvolgimento del nostro Paese nella fase di ristrutturazione selvaggia del capitalismo nell’occidente industrializzato in un mondo sempre più globalizzato. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, recita, però, l’articolo 1 della nostra Costituzione, non si può ignorare che si tratta di ben altro.

Sfacciatamente si arzigogola che quell’articolo parla del lavoro in sé e non del posto di lavoro, tantomeno del posto fisso. Del lavoro come entità astratta, sublimata nel limbo dei Principi universali! Tanto peggio, però, perché diventa più chiaro che un tale lavoro non può essere oggetto di mercato. Per due mesi di trattativa, invece, non si è parlato che di norme per regolare il mercato del lavoro. In realtà mercato di lavoratori, cioè di esseri umani non più persone, tantomeno cittadini titolari di quella sovranità che appartiene al popolo di cui recita lo stesso articolo per dare sostanza a quella Repubblica democratica che è l’Italia.

Il lavoro trasformato in merce, infatti, crea disuguaglianza fra i cittadini, specialmente in un mercato regolato da norme che favoriscono non i venditori, chi cerca lavoro, ma il compratori, imprese e aziende. Non è un caso che i padri costituenti hanno posto il lavoro come fondamento della Repubblica. Volevano proprio evitare che si trasformasse in merce. Volevano che fosse, invece, oggetto di un rapporto paritario, dotandolo di dignità e schierando dalla sua parte le Istituzioni.

In questa prospettiva è ben chiaro che il nodo da sciogliere non è l’individuazione di una formula bizantina per riscrivere l’articolo 18 in modo che tutti possano proclamarsi soddisfatti. È il nodo che Monti e suoi reali sostenitori hanno stretto al collo non solo del Partito democratico, ma delle Istituzioni repubblicane primo fra tutte il Presidente dalla Repubblica. Napolitano non può ignorare che questa volta non si tratta di avallare o promuovere piccoli strappi alla cosiddetta “costituzione materiale”, ma di rinnegare il fondamento stesso della Repubblica. L’urgenza di evitare il rischio del fallimento può aver giustificato le anomalie nella costituzione del governo ”tecnico”, ma nessuna urgenza può giustificare tale rinnegamento.

Lo sciopero generale proclamato dalla Cgil, ma soprattutto l’impegno assunto di promuovere uno stato di mobilitazione permanente, sono una prima garanzia, ma saranno inefficaci senza il coinvolgimento nella lotta di quanti pensano che sia ancora possibile che l’Italia resti una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

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