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Le donne e le lotte per l’acqua pubblica

Francesca Caprini
www.confronti.net

Al termine del Forum alternativo mondiale sull’acqua di Marsiglia è stata presentata una Dichiarazione finale delle donne dal titolo «Donne ed acqua». L’autrice fa parte della onlus Yaku (www.yaku.eu), che condivide con le comunità indigene latinoamericane alcune importanti battaglie per la difesa dei beni comuni e dei diritti sociali. «Yaku» vuol dire «acqua» nella lingua di uno dei popoli più antichi dell’America Latina, i Quechua.

«Noi, donne provenienti da diverse parti del mondo, coscienti che l’unione delle nostre forze potrà nel tempo portare un cambiamento, riaffermiamo la nostra solidarietà con le lotte delle donne nel mondo. Lotte che insieme alle lotte di tutti rafforzano la resistenza contro il sistema capitalista e patriarcale globalizzato». È un passaggio della Dichiarazione finale delle donne, presentata al Forum alternativo mondiale sull’acqua (Fame) di Marsiglia. Nato per contrastare il World water forum, questa edizione del Fame ha saputo trovare una sua autonomia, elevandosi definitivamente dalla condizione di mero «controforum» e sapendo individuare tematiche e strategie sostanziali per la difesa delle risorse idriche e dei beni comuni mondiali.

Un summit riuscito e che ha parlato molto al femminile. Già la plenaria d’apertura dava un colpo d’occhio inusuale – almeno per noi italiani – con un palco pieno di donne in rappresentanza dei tanti movimenti in difesa dell’acqua convogliati in Francia da ogni parte del mondo. C’era Muade Barlow, canadese, già senior advisor dell’O nu, che ha detto: «Il Forum mondiale dell’acqua è senz’anima: hanno perso, hanno sbagliato analisi ed ideologia. Noi invece siamo cresciuti. L’acqua non è di nessuno, appartiene alla Terra». C’era la senegalese Bintu Ibrahima Datt a portare la voce delle donne dell’Africa: «Queste giornate sono una chiamata alla vita: noi siamo i vincitori».

E poi la portoghese Catarina de Albuquerque, relatrice speciale dell’Onu, che ancora rimarcava le differenze di visioni fra i due Forum: «Il Water council sta facendo accordi che sono un passo indietro rispetto alla dichiarazione dell’Onu del 2010, che ha riconosciuto l’acqua come un diritto umano». Tutta al femminile la chiusura del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, affidata ad un documento letto da un collettivo di tre ragazze: «Nel nostro Paese la lotta per il diritto all’acqua è stata un’esperienza che ha aggregato culture e storie politiche differenti, dando vita al Forum italiano dei movimenti per l’acqua».

E infine Anne Le Strat, assessora parigina ai beni comuni, che ha voluto evidenziare proprio la caratteristica distintiva di questa carrellata di voci dal mondo: «Qui ci sono tante donne. Al World water forum gli incontri sono quasi tutti di uomini: lì si parla di tecniche e di affari, qui di democrazia. L’acqua deve essere gestita in maniera collettiva attraverso la democrazia partecipata. Le donne devono portare la propria creatività in questa lotta».

Al Fame 2012 quel nesso imprescindibile che lega le donne e l’acqua ha trovato uno spazio ad hoc nella sessione trasversale «Il ruolo delle donne nella gestione dell’acqua», dove la geografia del mondo al femminile ha portato testimonianze da Africa, mondo arabo, Asia, America Latina, che si sono confrontate ed a volte intrecciate per individuare linee comuni: «Nelle zone rurali della maggior parte dei Paesi in via di sviluppo le donne sono le amministratrici delle risorse idriche. Esse sono però costrette a camminare per miglia per andare a cercare l’acqua. In alcune aree dell’Africa, donne e bambini trascorrono così otto ore al giorno».

La connessione forzata fra ruolo della donna e utilizzo dell’acqua pone la donna stessa in una situazione di doppia fragilità nelle situazioni conflittuali: scarsità di risorse, malattie, grandi opere come dighe e miniere, la vedono esposta perché appartenente a comunità minacciate e perché donna. Una condizione difficile da cambiare, vista l’assenza quasi totale del mondo femminile nei ruoli chiave della politica e dell’istruzione. Ma si è tentato di andare oltre: «Non vogliamo fermarci alla solita logica della donna vittima che si trascina per chilometri con la brocca in testa», ha detto Miriam Nobre della Marche mondiale des femmes.

Proprio dai lavori della sessione trasversale, che ha messo insieme oltre cento donne provenienti da ogni area geografica, è uscita la Dichiarazione finale Fame 2012 «Donne ed acqua». Che così si conclude: «Noi vogliamo diventare protagoniste della nostra vita ma anche di queste lotte. Noi lavoriamo al fine di elaborare un rapporto di forze che sia efficace, perché una convergenza del movimento femminista verso il movimento sociale è fondamentale». Si è cercato di non lasciare da parte il nesso spirituale e fisico della donna con l’acqua, che la pone in un atteggiamento di protezione quasi istintivo verso le risorse idriche. «L’acqua è donna», ha detto qualche tempo fa, in occasione di una sua visita in Italia, Daris Cristancho del popolo colombiano indigeno U’wa. «Non dimentichiamolo».

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