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C’é un giudice a New York

Michele Paris
www.altrenotizie.org

Una recente sentenza a sorpresa di un giudice federale americano ha imposto al governo di sospendere l’applicazione di una delle più discutibili misure relative alla “guerra al terrore”, approvata da Obama sul finire dello scorso anno. Ad essere stata bloccata con un’ingiunzione preliminare è la norma che assegna al presidente la facoltà di decidere la detenzione indefinita e senza processo presso l’autorità militare di chiunque sia sospettato di sostenere o di far parte di un’organizzazione terroristica, anche se arrestato sul territorio degli Stati Uniti.

Il provvedimento in questione è noto come Sezione 1021 del National Defense Authorization Act (NDAA), cioè il pacchetto da oltre 600 miliardi di dollari stanziato dal Congresso per finanziare le forze armate americane nel 2012 nel quale è appunto contenuto. Contro la Sezione 1021, lo scorso Gennaio un gruppo di giornalisti e attivisti aveva avviato un procedimento legale, nel timore che il loro lavoro potesse esporli a detenzione indefinita.

Tra di essi spiccano l’ex reporter del New York Times e premio Pulitzer, Chris Hedges, Noam Chomsky, la parlamentare islandese Birgitta Jónsdóttir, portavoce di WikiLeaks, e Daniel Ellsberg, l’ex analista dell’esercito che nel 1971 passò alla stampa i Pentagon Papers. I giornalisti coinvolti hanno lamentato la possibilità di finire sotto custodia militare indefinita nel caso, ad esempio, dovessero entrare in contatto con membri di Al-Qaeda o dei Talebani nel corso delle loro indagini.

Il punto cruciale per i denuncianti è la insufficiente chiarezza fatta dal Congresso e dalla Casa Bianca sul contenuto della legge che autorizza la detenzione indefinita per coloro che “fanno parte o sostengono in maniera sostanziale Al-Qaeda, i Talebani o altre forze associate, impegnate in ostilità con gli Stati Uniti o i loro alleati, incluso chiunque abbia commesso un atto belligerante o abbia contribuito direttamente a tali ostilità aiutando queste forze nemiche”.

Il giudice federale Katherine Forrest del distretto meridionale di New York, nominata l’anno scorso da Obama, nel corso di un’udienza nel mese di Marzo aveva chiesto all’avvocato del Dipartimento di Giustizia, Benjamin Torrance, se Hedges e gli altri accusatori, nel caso fossero entrati in contatto con Al-Qaeda o con esponenti talebani, avessero rischiato la detenzione indefinita senza processo.

Il rappresentante dell’amministrazione Obama non era stato però in grado di dire se tale comportamento rientrasse nella Sezione 1021 dell’NDAA. Ancora, lo stesso giudice aveva chiesto a Torrance di definire concretamente i concetti di “forze associate” e “in maniera sostanziale”, ma anche in questo caso il legale del governo aveva sostenuto di non poter fornire “esempi specifici”.

Il giudice Forrest ha perciò alla fine stabilito che “è responsabilità del sistema giudiziario proteggere la popolazione da atti del Congresso che siano contrari ai diritti costituzionali”, in quanto la vaghezza della legge viola con ogni probabilità il Primo e il Quinto Emendamento della Costituzione americana, i quali garantiscono rispettivamente la libertà di parola e la protezione contro l’abuso dell’autorità governativa.

In aula, il legale dell’amministrazione Obama ha sostenuto che i denuncianti non avrebbero alcun fondamento legale per la loro azione contro il governo e che la Sezione 1021 conferma semplicemente i poteri attribuiti al presidente con l’Autorizzazione all’Uso della Forza Militare contro i Terroristi (AUMF), approvata all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001.

Diversa è stata però l’interpretazione del giudice Forrest, la quale ha ritenuto che tra l’AUMF e la Sezione 1021 dell’NDAA esistono importanti differenze, in quanto la prima era riferita esclusivamente ai responsabili dell’11 settembre, mentre la seconda non indica esplicitamente quali individui siano da considerare terroristi e perciò si applicherebbe anche a persone non coinvolte negli attentati al World Trade Center.

L’amministrazione Obama avrà ora 60 giorni per presentare appello contro la decisione del tribunale federale. Anche se quest’ultima dovesse essere confermata e la Sezione 1021 dichiarata incostituzionale, il resto della legge resterebbe comunque in vigore, così come fondamentalmente inalterata rimarrebbe la struttura pseudo-legale e anti-democratica costruita in nome della guerra al terrore.

Al momento della firma sull’NDAA il 31 dicembre scorso, Barack Obama manifestò “serie riserve” sui punti della legge relativi al trattamento dei presunti terroristi, aggiungendo che la sua amministrazione non avrebbe autorizzato detenzioni indefinite presso l’autorità militare senza processo per i cittadini americani.

Ciononostante, l’amministrazione Obama ha deciso di difendere in tribunale la Sezione 1021, sostenendo che tale misura è appunto una conferma di quanto adottato dal Congresso nel settembre 2001 e che riconosceva implicitamente la facoltà del presidente di decidere la sorte dei sospettati di terrorismo al di fuori dei normali procedimenti legali.

Sulla questione delle detenzioni indefinite si era mosso nei giorni scorsi anche il Congresso. Alla Camera dei Rappresentanti è stato infatti presentato un emendamento, presentato dai deputati Adam Smith (democratico dello stato di Washington) e Justin Amash (repubblicano del Michigan), ad un nuovo stanziamento di fondi per il Pentagono che avrebbe stabilito la non applicazione della detenzione indefinita per i sospettati di terrorismo arrestati sul suolo americano.

La modifica proposta era il risultato della collaborazione tra parlamentari progressisti e libertari vicini ai Tea Party, ma, alla luce della prevalenza dei falchi sulle questioni della sicurezza nazionale al Congresso, venerdì è stata bocciata a larga maggioranza durante il voto in aula.

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