Home Politica e Società 2 giugno – Lavoro, non bombe

2 giugno – Lavoro, non bombe

Luciano Scalettari
www.famigliacristiana.it

«Quello che vogliamo è il lavoro, non le bombe. Il lavoro ci dà la vita, le bombe ce la tolgono. Il lavoro crea sicurezza, le bombe la distruggono. Vogliamo che i nostri soldi siano spesi per creare dignità e lavoro, non per comprare altre bombe».

Così inizia l’appello lanciato dalla Tavola della pace, dal titolo “Lavoro non bombe”. «Senza lavoro non c’è pace né giustizia», continua la petizione. «Milioni di persone in Italia non hanno un lavoro dignitoso. Milioni di persone nel mondo vivono nella miseria sotto l’incubo delle bombe. Bisogna cambiare strada. Tagliare le spese militari per liberare risorse, investire sui giovani, sul lavoro e lo stato sociale. Questo chiediamo alla politica e alle istituzioni. Per ritrovare un po’ di pace, per uscire dalla crisi insieme, più liberi ed eguali».

L’iniziativa della Tavola della Pace intende così dare seguito alle polemiche suscitate dalla decisione del Presidente Napolitano di confermare la parata militare prevista in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno, nonostante l’emergenza-terremoto.

«Rispettiamo la volontà del Presidente della Repubblica», dice Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace, «ma ci permettiamo di sollevare alcune osservazioni. La prima. Se deve essere una parata sobria è necessario che i militari rivedano il programma e riducano le spese. I dati diffusi dal Ministero della Difesa si riferiscono alla Parata programmata prima del terremoto. Ora quel programma va rivisto. Ad esempio lasciando in caserma tutti i carri armati e i mezzi militari e riducendo in modo significativo il numero dei militari che dovranno sfilare».

La Tavola della pace, inoltre, chiede chiarimenti sul costo reale della manifestazione militare: «Nessuno sa quale sia il costo reale di questa Parata», aggiunge Lotti. «Ufficialmente il Ministero della Difesa parla di una stima che va da 2,6 a 2,9 milioni di euro. Perché si parla di stima e non di costo reale? L’anno scorso il Ministro La Russa rispondendo a un’interrogazione parlamentare aveva indicato un costo di 3 milioni di euro. In realtà la spesa nel 2011 è stata di ben 4,398 milioni».

Parole dure anche sullo slogan della parata di quest’anno (“Le Forze Armate, al servizio del Paese”): «Ci chiediamo cosa si intenda per “servizio”, visto che – e pochi lo sanno – l’esercito si fa pagare per ogni intervento di protezione civile. È già successo all’inizio dell’anno per l’emergenza neve quando i sindaci chiesero la collaborazione dei militari e si sentirono rispondere che l’intervento doveva essere pagato».

«Questa assurda pretesa», aggiunge il coordinatore della Tavola della Pace, «rischia di diventare la regola se verrà approvato il disegno di legge-delega per la revisione dello strumento militare presentato in Parlamento dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola. A che ci serve spendere più di 23 miliardi di euro per mantenere in vita un apparato elefantiaco di 190.000 uomini che quando devono portare soccorso alla popolazione pretendono un pagamento?»

Insomma, l’associazione di Perugia chiede all’opinione pubblica di mobilitarsi, perché – dice – la questione va ben oltre la parata del 2 giugno.

Da qui l’iniziativa della petizione: «Mentre la crisi economica e finanziaria continua a colpire i giovani e a mettere in ginocchio tantissime famiglie», conclude Flavio Lotti, «l’Italia continua a spendere decine di miliardi di euro per comprare armi, fare la guerra in Afghanistan e mantenere in vita un faraonico apparato militare. Nonostante la forte pressione suscitata dalla mobilitazione contro l’acquisto dei cacciabombardieri F35, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha confermato l’acquisto di 90 di questi velivoli e disegna una riforma che costerà centinaia di miliardi di euro. Riprendiamoci la parola e diciamo chiaro e forte: “Quello che vogliamo è il lavoro, non le bombe!”»

La petizione si trova al sito www.perlapace.it, oppure su www.facebook.com/ LavoroNonBombe.

Meglio rinunciare alla parata militare e destinare i fondi per l’emergenza terremoto. Anche i promotori della Campagna “Sbilanciamoci” intervengono sulla questione del 2 giugno.

Sottolineando qualche “distinguo”: «Gentile Presidente», scrivono in una lettera aperta Giulio Marcon e Massimo Paolicelli, di Sbilanciamoci. «Nessuno ha mai messo in discussione la Festa della Repubblica, ma semplicemente l’inutile, costosa e anacronistica parata. La nostra Repubblica – fondata sul lavoro – sta attraversando una gravissima crisi economica e stiamo fronteggiando un drammatico terremoto: non è questo il momento di sprecare soldi nelle sfilate militari».

«Certe scelte», proseguono Marcon e Paolicelli, «anziché rinnovare la solidarietà nazionale aumentano il divario tra istituzioni e cittadini. Per questo rinnoviamo la richiesta di rinunciare alla parata militare e destinare i fondi risparmiati all’emergenza del sisma. Con le stesse risorse si possono garantire, nella prossima settimana, i soccorsi di emergenza (tende, viveri, medicinali, ecc.) per oltre 5.000 persone».

Anche i due promotori di Sbilanciamoci insistono sulla questione più ampia della riduzione delle spese militari nel nostro Paese: «Non ci si può lamentare», concludono, «di non avere soldi per difendersi dalle calamità naturali (mettendo nuove accise sulla benzina), e poi spendere oltre 10 miliardi di euro per acquistare 90 inutili cacciabombardieri F35».

«Sono stato educato al rispetto delle Istituzioni, ma devo dire che questa volta non riesco proprio a condividere la scelta di confermare la parata militare del 2 giugno, di confermare cioè una manifestazione che stride terribilmente con il sentimento di dolore e di lutto che avvolge il Paese intero». Così Nichi Vendola, presidente di Sel (Sinistra Ecologia Libertà), riguardo alla decisione del Presidente della Repubblica Napolitano di mantenere le celebrazioni del 2 giugno e la parata militare.

Vendola considera la decisione «un errore»: «L’Italia ha il cuore spezzato», ha aggiunto. «Siamo di fronte ad un terremoto che non finisce mai, che continua a terrorizzare e a distruggere. È bene che oggi tutti quanti si stringano attorno alle popolazioni e ai territori colpiti dal sisma».

Ma non solo Vendola. Sono state tante le reazioni del mondo politico, anche di segno opposto.

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ad esempio, ha invece dichiarato di rispettare e condividere la decisione del Quirinale: «Siamo un grande Paese», ha detto, «e seppure in una forma sobria dobbiamo tenere insieme l’idea della Repubblica e la risposta alla disgrazia. Napolitano non è certo insensibile a quello che è avvenuto ma l’idea della Repubblica ha anche a che fare con la solidarietà e la comunità».

La posizione più critica è quella espressa da Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori: «C’è un modo nobile e un modo furbo per dedicare il 2 giugno alle vittime del terremoto», ha detto. «Il primo è quello di rinunciare ai soldi della parata militare per destinarli ai territori colpiti dal tragico sisma. Il secondo è fare ugualmente la parata dedicandola ai terremotati. Come dire che con un brindisi e una preghiera si risolve tutto. Questa è una trovata di pessimo gusto».

Per il Pdl ha preso posizione Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera: «Pur in una emergenza nazionale per ciò che sta avvenendo in Emilia Romagna e in altre zone del Paese, la parata del 2 giugno rappresenta il senso di nazione e dunque esprime anche la tenuta di un popolo e di uno Stato. La scelta del Quirinale di mantenere la celebrazione, realizzandola nel modo più delimitato possibile, mi pare rispondere all’esigenza di tenere conto del dolore per le vittime e per i danni».

E la Lega? Decisamente contraria alla celebrazione. Attraverso facebook, ad esempio,Roberto Maroni ha lanciato un appello a Napolitano, in quanto capo delle Forze Armateperché «annulli la maxi-parata militare del 2 giugno, la sostituisca (se proprio serve) con una sobria manifestazione nel cortile del Quirinale e devolva i tanti quattrini così risparmiati alle famiglie colpite dal terremoto».

Anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha affidato a alla rete – tramite Twitter – un «ultimo rispettoso appello» perchè la sfilata del 2 giugno «venga sostituita con i più essenziali onori all’Altare della Patria». Dalla provincia di Modena, dove Alemanno è andato la scorsa notte per portare aiuti ai terremotati, ha detto: «Sono ancora più convinto che siano in tempo per annullare la sfilata. Non è solo il problema del risparmio, che ancora ci sarebbe, ma è il segnale che la gente si attende».

Infine Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista: «Nel 1976», ha dichiarato, «Lelio Basso scrisse all’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlani ringraziandolo per aver annullato la parata militare del 2 giugno, dopo il terremoto in Friuli: è la lettera che noi non possiamo scrivere oggi a Napolitano e a Monti! Evidentemente persino i democristiani fecero meglio dell’attuale Presidente della Repubblica e del governo Monti, cogliendo un sentimento diffuso nel Paese: dopo una tragedia immane non è eticamente concepibile spendere soldi dello Stato per una parata inutile».

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Vogliamo lavoro non bombe

Flavio Lotti
www.perlapace.it

All’indomani delle polemiche sulla Parata militare del 2 giugno, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace commenta la decisione del Presidente della Repubblica e lancia una nuova campagna con lo slogan ”Lavoro, non bombe”.

Rispettiamo la volontà del Presidente della Repubblica ma ci permettiamo di osservare che:

1. se deve essere una parata sobria è necessario che i militari rivedano il programma e riducano le spese. I dati diffusi dal Ministero della Difesa si riferiscono alla Parata programmata prima del terremoto. Ora quel programma va rivisto altrimenti è solo l’ennesima presa in giro. C’è un modo concreto per farlo: lasciare in caserma tutti i carri armati e i mezzi militari; ridurre significativamente il numero dei militari che dovranno sfilare ai quali, peraltro, è stata negata anche la diaria (come a dire che quando si deve tagliare qualche spesa si comincia sempre dalle persone);

2. nessuno sa quale sia il costo reale di questa Parata. Ufficialmente il Ministero della Difesa, che si è affrettato a dire che i soldi della Parata sono già stati quasi tutti spesi, parla di una stima che va da 2,6 a 2,9 milioni di euro. Perché si parla di stima e non di costo reale? L’anno scorso il Ministro La Russa rispondendo ad una interrogazione parlamentare aveva indicato un costo di 3 milioni di euro. In realtà la spesa nel 2011 è stata di ben 4,398 milioni. Quale sarà il costo finale di quest’anno? Perché il Parlamento non chiede il rendiconto dettagliato delle spese?

3. pochi sanno che il tema della Parata 2012 è “Le Forze Armate, al servizio del Paese”. Ma se le Forze Armate sono al servizio del Paese perché pretendono di farsi pagare ogni servizio di protezione civile? E’ già successo all’inizio dell’anno per l’emergenza neve quando l’esercito chiamato dai sindaci a collaborare ha risposto: “se volete il nostro aiuto dovete pagare”. Questa assurda pretesa rischia di diventare la regola se verrà approvato il disegno di legge delega per la revisione dello strumento militare presentato in Parlamento dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola. La norma è contenuta nell’articolo

4. A che ci serve spendere più di 23 miliardi di euro per mantenere in vita un apparato elefantiaco di 190.000 uomini che quando devono portare soccorso alla popolazione pretendono di essere pagati?

Non serve invocare le ragioni nobili della pace per riconoscere che c’è bisogno di cambiare rotta. Ieri il terremoto ci ha dato un altro terribile scossone. E’ tempo di rivedere il modo in cui spendiamo i nostri soldi. Non c’è solo la parata militare. Il problema è più vasto. E’ un problema politico, culturale, economico e militare che non potrà essere risolto senza una vasta mobilitazione dei cittadini.

Per questo la Tavola della pace lancia un appello intitolato “Lavoro non bombe” “Quello che vogliamo è il lavoro, non le bombe. Il lavoro ci da la vita, le bombe ce la tolgono. Il lavoro crea sicurezza, le bombe la distruggono. Vogliamo che i nostri soldi siano spesi per creare dignità e lavoro, non per comprare altre bombe. Senza lavoro non c’è pace né giustizia. Milioni di persone in Italia non hanno un lavoro dignitoso. Milioni di persone nel mondo vivono nella miseria sotto l’incubo delle bombe. Bisogna cambiare strada. Tagliare le spese militari per liberare risorse, investire sui giovani, sul lavoro e lo stato sociale. Questo chiediamo alla politica e alle istituzioni. Per ritrovare un po’ di pace, per uscire dalla crisi insieme, più liberi ed eguali.”

Tutti i cittadini sono invitati a firmare la petizione sul sito www.perlapace.it oppure su www.facebook.com/LavoroNonBombe.

Mentre la crisi economica e finanziaria continua a colpire i giovani e a mettere in ginocchio tantissime famiglie, l’Italia continua a spendere decine di miliardi di euro per comprare armi, fare la guerra in Afghanistan e mantenere in vita un faraonico apparato militare. Anche quest’anno saranno più di 23 miliardi di euro. Nonostante la forte pressione suscitata dalla mobilitazione contro l’acquisto dei cacciabombardieri F35, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola ha presentato in Parlamento un pericoloso disegno di legge delega per la revisione delle Forze armate che comporta un chiaro aumento della spesa pubblica e della spesa militare. Conferma l’acquisto di 90 cacciabombardieri F35 (10 miliardi per l’acquisto e 30-40 miliardi per la loro gestione e manutenzione) e disegna una riforma che costerà centinaia di miliardi di euro. Contro questa assurda pretesa è necessario che i cittadini, tanti cittadini, riprendano la parola e dicano chiaro e forte: “Quello che vogliamo è il lavoro, non le bombe!”

Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 30 maggio 2012

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