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Una catena umana per la Verità

Luciana Anzaldi
http://www.cronachelaiche.it/ 24 maggio 2012

Vent’anni. Sono passati due decenni ed eccoci ancora qua, davanti a quel palazzo di Giustizia che tanti segreti custodisce e che, ancora una volta, siamo venuti a cingere in un abbraccio ideale quasi a volerlo proteggere dai veleni che giornalmente lo assediano e che minano la credibilità dei suoi rappresentanti più autorevoli ed impegnati sul fronte della lotta alla mafia e non solo.

Gli stessi ragazzi che nel ’92 ci trovammo in piazza, davanti alle chiese dove si svolgevano funerali a cui mai avremmo voluto assistere, attoniti e inferociti al tempo stesso, per quelle stragi che minacciavano la vita democratica nella nostra isola e nel Paese. Oggi ci guardiamo negli occhi e ci riconosciamo con affetto, invecchiati, forse stanchi, ma certamente non vinti.

Siamo venuti fin qua per abbracciare con una catena umana, la catena delle nostre braccia con in mano una fiaccola accesa, una fiamma in nome della Verità, quel Tribunale che, ieri come oggi, è teatro di processi in cui se il braccio armato di Cosa Nostra appare ormai noto ed indebolito, ben lontani si è ancora dalla verità sui mandanti ed i loro rapporti con il mondo della politica e delle istituzioni.

Un abbraccio che cinge quell’immenso e maestoso palazzo che si è concluso con un minuto di silenzio per solidarietà con i magistrati di ieri e di oggi. In attesa dell’arrivo degli “eroi” di oggi per un saluto e per testimoniare loro la nostra gratitudine, in quella che adesso ha preso il nome di Piazza della Memoria, una sorta di anfiteatro dedicato ai tanti uomini, magistrati caduti nello svolgimento del loro dovere, massacrati dalla mafia in nome di uno Stato che non ha saputo o voluto proteggerli.

E le parole di ringraziamento del Pubblico ministero della DDA Nino Di Matteo, il magistrato che ha indagato sul massacro dei giudici Chinnici, Falcone, Borsellino, Saetta e che da anni cerca di far verità suo rapporti tra mafia, politica ed istituzioni, ci scaldano il cuore. Visibilmente commosso ci abbraccia anche lui con le parole. Parole di gratitudine per essere accorsi numerosi stasera a testimoniare che a Palermo le persone oneste e assetate di verità e giustizia sono molte di più di quelle indifferenti o, peggio, conniventi.

La società civile sana che ogni giorno, dice, gli dà forza ed entusiasmo di andare avanti tra mille difficoltà per far luce sull’intricato intreccio di rapporti ambigui tra criminalità, politica ed istituzioni. Non è un caso che Di Matteo sia attualmente impegnato nei processi per la cosiddetta “trattativa” tra mafia e Stato a carico del prefetto Mario Mori.

Noi ci siamo e ci saremo sino quando la verità su quelle stragi non verrà alla luce: sempre più vecchi, forse stanchi, ma mai vinti.

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