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Voci “dal basso” propongono nella Chiesa su famiglia e famiglie riflessioni diverse dal conformismo generale

Voci “dal basso” propongono nella Chiesa su famiglia e famiglie riflessioni diverse dal conformismo generale che ispira l’Incontro mondiale che inizia il 30 maggio a Milano


Alcune associazioni cattoliche di Milano hanno fatto nei mesi scorsi incontri e approfondimenti sulla tematica della famiglia come contributo all’incontro mondiale che inizierà nei prossimi giorni  su questa tematica. Essi sono contenuti nel documento di seguito riportato e dicono in sintesi che:

–                      la sola proposta della famiglia “normale” unita in matrimonio secondo le norme canoniche e civili  è insufficiente sia dal punto di vista ecclesiale che sociale;

–                      esistono tante altre forme di relazioni famigliari, al di fuori delle strutture giuridiche consolidate, che sono ricche di risorse e di valori;

–                      nella Chiesa chi vive realtà diverse dal modello tradizionale di famiglia che siano fondate su relazioni dotate di stabilità, di ospitalità di vita e di progettualità (comprese  quelle omosessuali) non deve essere giudicato ma accolto e partecipare alla pari alla comunità ecclesiale;

–                      le coppie di divorziati risposati devono essere riammessi alla comunione eucaristica;

–                      nelle parrocchie e nei seminari devono essere reimpostati gli itinerari educativi all’affettività e alla sessualità;

–                      le istituzioni organizzino una vera politica sociale per ogni realtà famigliare, senza discriminazioni;

Il documento si conclude criticando le dimensioni senza limiti e le caratteristiche di spettacolarità dell’incontro mondiale che sono lontane dallo spirito evangelico di sobrietà e di laicità.
Il documento è stato sottoscritto dal Coordinamento 9 marzo composto da: Il Graal, Gruppo Promozione Donna, Comunità ecclesiale di S.Angelo, Noi Siamo Chiesa, Preti operai della Lombardia, Centro Helder Camara, La Rosa Bianca, Il Guado-credenti omosessuali

Milano, 25 maggio 2012

 

A  VOCE  ALTA
Provocazioni dal Convegno “LA FAMIGLIA  E  LE  FAMIGLIE – Le relazioni svelano le famiglie

promosso dal  Coordinamento  9  marzo

 

Tra tanti interventi, incontri, manifestazioni in preparazione all’Incontro Mondiale delle famiglie ormai prossimo, ci è sembrato che mancasse una voce: la voce plurale.  Quella voce cioè che esprime la molteplicità del reale, l’inequivocabile pluralità in sui si dipanano le esistenze umane personali e collettive e in cui la nostra storia e la nostra società sempre più si manifestano, indipendentemente dalla rigidità delle istituzioni e dagli schematismi più o meno conformisti.

Sappiamo che è una voce debole, senza potere,  la semplice  voce di credenti laici che ritengono di essere e far parte della chiesa “popolo di Dio” (Lumen Gentium 2),  e perciò abbiamo voluto che fosse l’espressione di tante altre voci soffocate o non ascoltate  o archiviate.

Ci è sembrato che non bastasse parlare di “famiglia”, della sua importanza e anche della crisi in cui versa un certo suo modello (almeno quello borghese/occidentale),  ma che occorresse rifarsi a quei vissuti, a tutte quelle persone che danno vita a realtà affini a quelle familiari, e a quei problemi concreti,  gravi e multiformi, che ne mettono in discussione il suo assetto tradizionale, soprattutto per la ripresentazione comunque di modelli unici e parziali.

Anche noi riteniamo che la famiglia costituita dalla coppia unita in matrimonio secondo la Chiesa Cattolica e secondo la Costituzione sia importante  per la responsabilità pubblica ed ecclesiale che si assume e che sia anche da proporre.

La realtà però mostra che una gran quantità di matrimoni si  scioglie e che esistono convivenze al di fuori delle strutture giuridiche; situazioni di cui non si può non tenere conto anche perché molto spesso sono ricche di risorse e di valori.

Per questo abbiamo promosso e attuato nel mese di marzo un  Convegno su Famiglia e famiglie – Le relazioni svelano le famiglie con il seguito di un Laboratorio di esperienze e di dibattito in cui ci siamo soffermati sul pianeta “Famiglia”, a partire dalla  “relazione”  che lo costituisce  e puntando l’attenzione su quelle realtà familiari che non vengono considerate tali  e che quindi si escludono secondo il sistema dei ‘principi non negoziabili’.

Ed è proprio a partire dalla relazione come elemento fondante delle realtà familiari che proponiamo alcune domande:

perché considerare pericoloso ammettere e ascoltare la voce di chi vive realtà diverse dal modello tradizionale di famiglia, e non ritenere invece che abbiano qualcosa da dire di valido per la comunità cristiana?  Perché escluderle a priori o trattarle soltanto come qualcosa da recuperare o da sanare o comunque da accettare con clausole o divieti?  Non ci sembra che il Signore Gesù si comportasse così (Mc 3 – Gv 8). Accanto alla riproposizione della famiglia basata sul matrimonio chiediamo un ascolto effettivo e concreto,  senza preconcetti o posizioni difensive e accusatorie, senza il fine e il giudizio comunque di qualcosa da ricomporre, ma un ascolto capace di assumerne la problematicità. Siamo convinti che tutte le situazioni che esprimono relazioni caratterizzanti la realtà familiare  (stabilità, ospitalità di vita, progettualità) possano essere arricchimento per tutta la Chiesa.  Le realtà familiari, in quanto appartenenti al tessuto sociale, sono dinamiche e come tali vanno osservate e comprese nella storia.

perché lasciare che si pensi – e tante volte con ragione – che la Chiesa assuma un atteggiamento che non sempre riflette quello di Gesù? I problemi che la vita familiare di oggi presenta (divorziati/risposati, coppie di fatto, convivenze di vario tipo, esperienze “altre” di gente che si dice credente o che è battezzata)  come vanno affrontati secondo  l’insegnamento e il comportamento di Gesù?  Di un Gesù che vuole tutti felici, perché questa è la volontà del Padre?

+  come accogliere positivamente, rispettando la libertà di scelta, le realtà familiari che si staccano dal modello tradizionale vigente in campo ecclesiale e civile?  quali diritti riconoscere?  Quali doveri e responsabilità richiedere? Quale ‘nome’ dare  loro?

+ perché , di fronte a decisioni che riguardano tutti, non si tiene conto del parere dei laici, anche se non esperti o incorporati in precisi movimenti e associazioni, dal momento che tutti siamo dentro le esperienze cruciali della vita?

Ci sembra che da queste domande discendano alcune proposte:

–                      riconoscimento e accoglienza delle coppie di fatto e delle convivenze che abbiano le caratteristiche della stabilità, progettualità, ospitalità di vita, sapendo che anche le famiglie allargate possono essere crocevia di esperienze e interscambio di rapporti affettivi e genitoriali (anche le realtà omosessuali, caratterizzate da relazione salda e matura, possono rientrare in questa accoglienza)

–                      riammissione alla comunione eucaristica delle coppie di divorziati risposati che lo desiderino, nella consapevolezza  del cammino e della sofferenza che una scelta di questo tipo può comportare, dando spazio al principio del primato della coscienza

–                      ripensamento dei corsi di preparazione al matrimonio, oltreché del rito e della teologia del sacramento (ad esempio: il matrimonio indissolubile non potrebbe essere proposto o richiesto come esito e richiamo di un percorso di fede e di esperienza?)

–                      reimpostazione degli itinerari educativi e dei percorsi pedagogici all’affettività e alla sessualità come educazione permanente, da  estendersi anche nei seminari con la partecipazione di laici

–                      rispetto concreto della laicità delle persone e delle loro scelte in rapporto alla vita, che è dono di Dio affidato alle persone perché la possano vivere con dignità e secondo qualità

–                      richiesta alle autorità pubbliche di favorire lo sviluppo di politiche con ‘prospettiva familiare’ (v. documento della Comece, Bruxelles 2007): è necessario che la Chiesa stessa riconosca queste realtà familiari anche se non “sigillate” dal sacramento, e ne appoggi le politiche

Ci rendiamo conto di toccare un terreno spinoso; d’altra parte la promozione culturale della famiglia fondata sul sacramento e sul contratto matrimoniale, le politiche di sostegno alla vita di coppia e alla crescita dei figli chiedono uno sguardo e una comprensione allargata.

Inoltre non possiamo non sottolineare, perché ne avvertiamo il disagio, la sconvenienza di organizzare un tale evento mondiale con tutti i costi rilevanti anche dal punto di vista economico non solo per la situazione di grave crisi e di impoverimento in cui tutto il mondo si trova, ed anche l’Italia, ma soprattutto per le caratteristiche di spettacolarità e di risonanza che ci sembrano così lontane dallo spirito evangelico di sobrietà e di laicità.

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