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L’obiezione di coscienza tra scelte individuali e responsabilità pubbliche

Vittoria Tola e Grazia Dell’Oste, UDI – Unione Donne in Italia
www.udinazionale.org | 07.06.2012

L‘obiezione di coscienza nella Legge 194 è “astensione facoltativa da prestazioni di lavoro” diritto quindi della persona e non della struttura.

Abbiamo sempre sostenuto che l’ autodeterminazione delle donne trova di fronte a sé pubbliche responsabilità in una singolare forma di espropriazione e irresponsabilità, dove ciò che è intimo e personale viene sottratto alla sfera individuale e ciò che è pubblico viene scaricato in ambito privato.

Abbiamo detto che noi sappiamo di avere dei diritti. Loro fingono di non avere dei doveri.

Per legge le strutture sanitarie hanno l’obbligo di garantire gli interventi di interruzione di gravidanza, siano essi volontari o terapeutici. Ai singoli, siano essi medici, infermieri o ausiliari è garantito di potersi avvalere della “astensione facoltativa da prestazioni di lavoro” denominata obiezione di coscienza.

Dal momento che quanto è un diritto del singolo non è diritto della struttura sanitaria nel suo complesso, questa ha, anzi, l’obbligo di garantire la erogazione delle prestazioni sanitarie per quanto riguarda sia la Legge 194 che la Legge 40.

Bisogna chiamare i comportamenti con il loro nome e dunque togliere “l’aura di santità” a chi si astiene per un proprio interesse da una attività professionale prevista da una Legge dello Stato a favore di altri.

Bisogna chiedersi quanto costa alla comunità questa astensione generalizzata in tutti gli enti ospedalieri italiani da Bolzano a Siracusa.

Bisogna proporre di individuare “lavori socialmente utili”, come per i disoccupati, per i ginecologi, gli infermieri, gli ausiliari, e tutti coloro che vengono remunerati con denari pubblici per poi astenersi dallo svolgere un pubblico servizio.

Chiediamo il rispetto di un diritto e il ripristino della legalità. Pretendiamo la fine dello spreco di risorse pubbliche che sottrae efficacia ed efficienza a chi chiede interventi sanitari e nel contempo arricchisce chi non lavora e a cui nessuno ha mai chiesto di adoperarsi, nel tempo del non lavoro, ad altre attività o lavori di pubblico interesse.

Occorre uscire dal rapporto medico-paziente e rimanere nel rapporto tra paziente e struttura sanitaria dopo di che il problema della astensione dalle prestazioni di lavoro, così come delle ferie, dei permessi, della malattia dei dipendenti, ecc. rimane un problema della struttura sanitaria che deve adoperarsi per risolverlo.

Questo può avvenire anche attraverso la assunzione di personale non obiettore, che tale rimanga, al fine di garantire il servizio previsto nella struttura medesima.

L’art. 9 della Legge 194 è esplicito al riguardo: “gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono in ogni caso tenuti ad assicurare l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza”.Tutto il predetto articolo di legge dispone espressamente che “la Regione ne controlla e garantisce la attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.

Riteniamo dunque, in tema di interlocutori e di obiettivi, di poter assumere come nostro compito il chiedere conto sia alla singola struttura che alla Regione di “controllare e garantire la attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.

Sarà anche questa azione, politica e giuridica, un modo di riaffermare i diritti partendo dai doveri, restituendo alla funzione pubblica la propria responsabilità e alle donne la sovranità sul proprio corpo e la propria vita.

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Campagna “Il buon medico non obietta”

Consulta di Bioetica (*)
1 giugno 2012

Nel 1997 all’interruzione volontaria di gravidanza si dichiarava obiettore il 60% dei ginecologi e il 50% degli anestesisti. Nel 2009 il numero dei ginecologi obiettori è passato al 71% e quello degli anestesisti ha superato il 50%. Oggi i medici obiettori sono più dell’80% e il loro numero è destinato ad aumentare con il progressivo pensionamento dei medici non obiettori nei prossimi anni.

Il tentativo di conciliare l’autonomia del paziente con quella del medico è fallito: dobbiamo scegliere se tutelare a ogni costo l’autonomia del professionista sanitario oppure schierarci dalla parte delle donne e della loro battaglia in difesa del diritto a decidere su se stesse in modo autonomo e responsabile.

La Consulta di Bioetica Onlus ha scelto e il 6 giugno lancerà in tutta Italiala Campagna contro l’obiezione di coscienza “Il buon medico non obietta. Rispetta la scelta della donna di interrompere la gravidanza”. La Campagna ha due obiettivi: da una parte, incoraggiare un dibattito pubblico sulla legittimità del diritto all’obiezione di coscienza a più di trent’anni dall’approvazione della legge 194 e, dall’altra, rendere chiaro che il buon medico non è quello che protegge la propria coscienza a ogni costo ma quello che sta vicino alla donna e non si sottrae alla sua richiesta di aiuto.

Il lancio della Campagna avverrà il 6 giugno a Firenze al termine di un Convegno organizzato dalla sezione fiorentina della Consulta di Bioetica. In contemporanea si svolgeranno eventi e incontri promossi dalla stessa Consulta e da altre associazioni. Invitiamo tutti a partecipare e a organizzare altri eventi a sostegno della Campagna.

(*) Consulta di Bioetica Onlus, Via Cosimo del Fante 13, 20122 Milano. www.consultadibioetica.org

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