Home Politica e Società Vogliamo una politica «moderata». Il manifesto delle associazioni cattoliche per una “nuova Todi”

Vogliamo una politica «moderata». Il manifesto delle associazioni cattoliche per una “nuova Todi”

Luca Kocci
Adista n. 22/2012

Il titolo scelto è “La buona politica”. Ma in realtà il nuovo manifesto delle sette associazioni del Forum delle persone e delle associazioni cattoliche nel mondo del lavoro (Acli, Cisl, Coldiretti, Compagnia delle Opere, Confartigianato, Confcooperative e Movimento Cristiano Lavoratori) – quelle che ad ottobre dello scorso anno promossero il famoso incontro di Todi con il card. Bagnasco, perno centrale di tutto l’attivismo di molti gruppi e associazioni cattoliche strettamente legate alla Conferenza episcopale italiana (v. Adista nn. 51, 57, 60, 65, 70, 71, 76, 78, 83 e 97/11; e Adista Notizie nn. 4, 5 e 18/12) – dovrebbe chiamarsi la “politica moderata”.

Del resto sono le stesse associazioni, che hanno presentato il manifesto a Roma lo scorso 28 maggio – una settimana dopo la prolusione di Bagnasco all’Assemblea della Cei, che coincide in diversi passaggi con “La buona politica” (v. Adista Notizie n. 21/12) – a metterlo nero su bianco: «Noi chiediamo e sosteniamo una politica saggia, buona e moderata». E che abbia una guida sicura: la Dottrina sociale della Chiesa.

Sia la “moderazione” che il magistero sociale emergono chiaramente nei contenuti del manifesto che propone di «rimodellare profondamente il sistema fiscale», per «agevolare gli investimenti, il lavoro e la famiglia»; «sostenere l’impresa come risorsa fondamentale per la comunità», cercando di ridurre «la logica del conflitto»; «mettere al centro la famiglia, come motore valoriale, relazionale ed economico della società»; «migliorare il sistema di istruzione, valorizzando la pluralità delle offerte formative», ovvero le scuole private; «costruire un welfare moderno e sussidiario, capace di usare in modo efficiente le risorse e di valorizzare il concorso attivo delle persone, delle famiglie, delle organizzazioni sociali, delle imprese e dell’associazionismo», ovvero meno Stato e più sussidiarietà. Con uno sguardo sempre attento ai “valori non negoziabili”: il «rispetto per la vita in ogni sua fase» e la «predilezione per la famiglia naturale».

Sul piano delle riforme istituzionali, le associazioni cattoliche chiedono di «adottare un nuovo assetto istituzionale fondato sul superamento del bicameralismo perfetto» e «su una nuova legge elettorale allo scopo di raggiungere contemporaneamente maggiore rappresentatività e una solida stabilità» e di «ripristinare il voto di preferenza degli elettori».

L’esito complessivo, secondo le associazioni, è appunto quello di una «politica buona e moderata». Come dare gambe a questo progetto – partito? movimento? lobby? – rimane ancora la grande incognita, del resto presente fin dal primo incontro di Todi. Il manifesto rimane ambiguo: «Il nostro contribuito al rinnovamento della politica si articolerà in modo innovativo, attraverso due canali principali», si legge. «Per un verso, la partecipazione alla formazione dei programmi e delle linee di azione di governo; per l’altro verso, il miglioramento della qualità delle classi dirigenti, a partire da un lavoro di condivisione e coesione all’interno del variegato mondo cattolico, su valori, contenuti e modalità di presenza. Sempre nel rispetto della specificità dei ruoli, delle differenti missioni associative e delle opzioni elettorali».

Anche se, viene aggiunto, «è necessario dotarci di modalità organizzative: per formare le persone, in particolare le nuove generazioni, all’attività politica; per produrre analisi e proposte condivise; per operare scelte vincolanti in base a pratiche di democrazia deliberativa; per interloquire con le rappresentanze che intendono condividerle; per sostenere il dialogo strutturato con le varie istituzioni».

Il portavoce del Forum, Natale Forlani, così come i leader delle associazioni smentiscono in tutte le lingue di voler fare un partito. Ma la strada, fino alle elezioni del 2013, è ancora lunga. Intanto sono stati fissati già i due prossimi appuntamenti: il 25 giugno a Montecassino per promuovere «gli Stati Uniti d’Europa»; e ad ottobre un nuovo incontro a Todi, già ribattezzato la “Todi 2” da Avvenire, il più grande sponsor del progetto, tanto da titolare con enfasi “I cattolici verso Todi 2”. Con la scelta non casuale dell’articolo determinativo “i”, a voler affermare che “tutti i cattolici” aderiscono con convinzione all’iniziativa.

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Agire politicamente: Ma i cattolici in politica non devono essere moderati

“I cattolici verso Todi 2”, titola Avvenire per rilanciare l’iniziativa del Forum delle persone e delle associazioni cattoliche nel mondo del lavoro di un nuovo incontro a Todi nel prossimo mese di ottobre (v. notizia precedente). Non tutti ci andranno però, come l’Azione cattolica, che da tempo sembra essere scomparsa dalla “lista degli invitati”. O come il coordinamento di cattolici democratici Agire Politicamente, che al progetto Todi non intende contrapporsi, ma distinguersi sì, anche in opposizione a quella «politica moderata» invece rivendicata con forza come loro elemento qualificante dalle associazioni del Forum.

«Non ci riconosciamo nel manifesto e nel programma in vista di una “nuova” Todi», spiega, nella sua relazione all’Assemblea nazionale congressuale di Agire Politicamente (svoltasi il 26-27 maggio scorsi a Roma), Lino Prenna, coordinatore nazionale (confermato per un nuovo triennio). «Non ci convince nel merito la “regia ecclesiastica” che mette in discussione l’autonoma responsabilità dei laici, e, nel metodo, l’ambiguità del progetto». E che, «dopo aver caldeggiato e sostenuto per anni Berlusconi, lo ha poi scaricato, senza però fare alcuna autocritica sulle proprie responsabilità e complicità per questa sciagurata stagione». Riprendendo le categorie care a don Luigi Sturzo, Prenna aggiunge che quello di Todi è un movimento «clerico-moderato» – e il moderatismo è esplicitamente richiamato nel manifesto delle associazioni – mentre «noi ci ritroviamo nell’area del cattolicesimo democratico».

Una ostilità, quella nei confronti del moderatismo, ribadita anche dall’europarlamentare del Pd David Sassoli, intervenuto all’assemblea («è un errore pensare il mondo cattolico come moderato, anzi questo ha ucciso il cattolicesimo, che non è affatto moderato e dovrebbe sempre sentire e agire per la giustizia»), e da diversi altri partecipanti, fra cui Pietro La Corte: «Il Vangelo non è moderatismo, è rivoluzione sociale». Nel merito è il giornalista Vittorio Sammarco ad evidenziare alcune lacune presenti nei contenuti del manifesto di Todi: manca una parola sulle diseguaglianze che si fanno sempre più marcate, perché «non è vero che la crisi ha colpito tutti, ma ha colpito solo i più poveri»; e non c’è nessun cenno alla «salvaguardia del pianeta», ovvero all’emergenza clima, alla rapina delle risorse, alla poca cura per l’ambiente, all’acqua.

Non è nemmeno apprezzato il fatto che a Todi si suppone rappresentato l’intero mondo cattolico, come sembra fare Avvenire. «Le proposte velleitarie di trovare una unità dei cattolici sono fuori della storia ma anche fuori dalla natura stessa del cattolicesimo, che non è identitario, militarizzato e “in divisa”, ma plurale nelle sue articolazioni e nelle sue proposte», aggiunge Prenna. A questo proposito viene ribadita la vicinanza al Partito democratico, perlomeno in quello che era il suo progetto originario, in ombra da troppo tempo: la convivenza di storie, di tradizioni e di culture politiche diverse – fondamentalmente quella socialista e quella cattolica –, la volontà di valorizzare queste diversità, per arrivare ad una sintesi comune possibile. Quanto di più lontano dalla rivendicazione dell’identità cattolica.

Più che il progetto Todi – da cui Agire Politicamente rimarca «non contrapposizione ma distinzione» –, viene rilanciata la Rete delle associazioni e dei gruppi del cattolicesimo democratico (alcune delle quali, insieme a Luciano Caimi e Guido Formigoni di Città dell’uomo, Ernesto Prezioni di Argomenti 2000, e i parlamentari Franco Monaco, Rosi Bindi, Dario Franceschini e Giuseppe Fioroni si sono riunite alla Domus Pacis lo scorso 26 maggio, evidenziando anche loro le distinzioni da “Todi 2”) “Costituzione, Concilio e cittadinanza”, nata nello scorso mese di novembre (v. Adista n. 89/11). È già attivo un portale (www.c3dem.it) che funziona da veicolo di informazione e comunicazione; a breve partirà un servizio di news e presto ci saranno le prime assemblee territoriali. (L.K.)

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