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La famiglia: alcuni temi e questioni di F.DeGiorgi

Fulvio De Giorgi
www.viandanti.org, 11 giugno

La globalizzazione e i suoi effetti in termini di grandi migrazioni hanno sempre più trasformato le nostre società in senso multiculturale e multireligioso, anche sul piano dei modelli familiari, con rischi di derive xenofobe ma pure con grandi potenzialità positive di arricchimento inter-religioso.

La crisi dei legami sociali

Individualismo ed egoismo sociale, esponenzialmente cresciuti ed esaltati, in tutto il mondo occidentale, a causa dell’egemonia del neoliberalismo, hanno fatto entrare in sofferenza e in crisi le diverse forme di legame sociale disinteressato, come il legame educativo, ma anche come il legame familiare, che si è notevolmente fragilizzato; l’accresciuta sensibilità verso la soggettività non ha avuto però solo una deriva individualistica, ma ha anche approfondito positivamente l’attenzione verso la dignità personale, verso il rifiuto del razzismo, verso la valorizzazione delle differenze di genere, verso il superamento della discriminazione omofobica e tutto questo ha aperto nuovi punti di vista anche rispetto alle relazioni familiari. Inoltre l’affermarsi, sullo sfondo dell’edonismo commerciale dei media, di un materialismo pratico e di un neopaganesimo della ricchezza ha fatto regredire la sessualità a merce e a cifra ostentata di potere, opacizzando preventivamente e sistematicamente ogni dimensione spirituale di discorso, di sentimenti, di prassi. La stessa condizione di dominio e di reificazione, che nel mondo del lavoro assume la forma dello sfruttamento e della spersonalizzazione alienante, porta, nella coppia, ad una riduzione dell’altro a oggetto di consumo.

Il rapporto lavoro-famiglia

Infine, la grande crisi economico-finanziaria avviatasi nel 2007, ha dato un risvolto talvolta drammatico alla relazione lavoro-famiglia, facendo scendere spesso sotto la soglia della povertà le famiglie con molti figli e quelle mono-genitoriali.

I processi storici in corso sono sia di lunga durata, sia congiunturali e dal loro dispiegarsi su vasta scala dipendono le trasformazioni tanto nella sfera economico-sociale del lavoro quanto in quella dei valori culturali diffusi e dei relativi comportamenti che sagomano i vissuti, primi fra tutti i vissuti familiari. Tali processi hanno, dunque, portato tanto ad una visione economicistica del lavoro, oggi largamente egemone, quanto ad una cultura individualistica ed edonistica. Dalla prima rivoluzione industriale fino alle dinamiche economico-finanziarie, oggi dominanti, vi sono forme di capitalismo selvaggio che periodicamente riemergono con determinazione perentoria.

Il neoliberismo disumanizzante

Questi processi di lungo periodo sono stati rafforzati dall’affermarsi della globalizzazione neoliberale con la sua ideologia liberista, caratterizzata dalla deregulation, dal dominio assoluto del mercato e del profitto, dallo smantellamento del Welfare State, dello ‘spazio pubblico’ come valore condiviso e di molte forme di solidarietà sociale.

Questi ultimi decenni di neoliberalismo dominante hanno, dunque, incupito e in alcuni casi devastato i vissuti familiari, sia precarizzando il rapporto lavoro-famiglia sia minando dall’interno, con una sottile cultura di esasperato individualismo, la stabilità dello stesso rapporto coniugale. Peraltro, la crisi prima finanziaria e poi economica degli ultimi anni ha visto il drammatico fallimento di tale neoliberalismo, anche se è difficile intravedere le possibili alternative e sembra anzi che un capitalismo finanziario-bancario stia riprendendo il dominio sull’umanità.

Benedetto XVI, nella Caritas in Veritate, ne ha chiaramente indicato i rischi di disumanizzazione: “Questi processi hanno comportato la riduzione delle reti di sicurezza sociale in cambio della ricerca di maggiori vantaggi competitivi nel mercato globale, con grave pericolo per i diritti dei lavoratori, per i diritti fondamentali dell’uomo e per la solidarietà attuata nelle tradizionali forme dello Stato sociale. […] quando l’incertezza circa le condizioni di lavoro, in conseguenza dei processi di mobilità e di deregolamentazione, diviene endemica, si creano forme di instabilità psicologica, di difficoltà a costruire propri percorsi coerenti nell’esistenza, compreso anche quello verso il matrimonio” (n. 25).

Si avverte dunque l’urgenza di uno sforzo socio-politico, a dimensione universale, per un profondo cambiamento di questi meccanismi disumanizzati, in cui le famiglie e tutti gli esseri umani e perfino, diremmo, il creato sono dominati dall’economia e l’economia è dominata da logiche di iper-speculazione finanziaria.

Un impegno radicale di obiezione di coscienza

Ecco dunque che coscienze cristiane vigili e coerenti al Vangelo ricevuto, che vogliano mettere in pratica la Parola nell’oggi della storia e fare la volontà di Dio nell’esperienza del lavoro, si trovano a dover raccogliere una sfida esigente, in relazione alla struttura umana reale che tale esperienza nel lavoro ha oggi assunto e che ha molti tratti, come si è visto, di una “struttura di peccato”.

La coerenza evangelica e battesimale, cioè la santità cristiana, reclama pertanto oggi un esame di coscienza e la richiesta di perdono rispetto ai cedimenti (individuali e comunitari) all’egoismo sociale, nonché un radicale impegno di ‘obiezione di coscienza’ verso il neoliberalismo come struttura di peccato. La testimonianza reale – e perciò non alienata né alienante – della carità richiede l’individuazione di sentieri di liberazione evangelica – sul piano personale, comunitario e socio-politico – in alternativa globale alle logiche economicistiche, al materialismo pratico (anche nelle sue proiezioni tecnocratiche), alle etiche utilitaristiche (che, peraltro, dimenticano l’utilità sociale), alla mentalità di questo mondo.

Si tratta, dunque, di una nuova ascetica che, con un calco rovesciato del termine “materialismo pratico”, potremmo definire di “spiritualismo pratico”, cioè vissuto, di combattimento spirituale sia contro le strutture storiche di peccato sia contro gli effetti di tali strutture sul cuore di ognuno, sulla coppia di coniugi, sulla famiglia in quanto tale e sulle famiglie nella società. E sono allora proprio i vissuti familiari che ci fanno sentire la stridente contraddizione tra uno spiritualismo disincarnato, astratto e teorico, per cui leggiamo il Vangelo come se fossimo fuori dalle strutture di peccato, e il materialismo pratico che immerge i nostri vissuti in quelle strutture, ma come se nulla fosse per la nostra lettura del Vangelo.

L’esplosione di problemi gravi e complessi

La struttura di peccato del neoliberalismo pone oggi alla fede cristiana e alla comunità ecclesiale un problema primo e diversi problemi secondi, che si intrecciano alle dinamiche disumanizzanti dell’ingiustizia sociale. Il problema primo è dato dal risvolto nichilista della cultura post-moderna e del materialismo “non più astratto e metafisico ma pragmatico” (Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, n. 55), pratico.

L’esplodere della soggettivizzazione nel mondo contemporaneo ha fatto prepotentemente emergere, con grande forza esistenziale, l’insostenibilità di legami comunitari vissuti come negazione della positività del soggetto, più ancora che della sua libertà. Tale senso di insostenibilità ha espressioni in relazione ai legami comunitari sociali di diverso livello (dalle comunità territoriali locali, ai corpi intermedi, fino alla comunità statuale), ma anche ai legami comunitari familiari e perfino ai legami comunitari ecclesiali. Le questioni attinenti alla sessualità di coppia, alle differenze di genere, alla discriminazione omofobica si sviluppano sia come richiesta di nuovi modelli familiari, sia come forte interpellanza alla Chiesa affinché ripensi seriamente alle forme del sacramento del matrimonio (incluse le questioni della sessualità prematrimoniale e matrimoniale), al regime dei divorziati risposati, alla possibilità dell’accesso al matrimonio per i sacerdoti e al sacerdozio per i coniugati, a realtà istituzionali e canoniche nuove, come quelle di un ministero ordinato femminile o di convivenze tra persone dello stesso sesso. Un vasto insieme, dunque, di difficili e spinosi problemi secondi, di diversa portata, gravità e complessità.

La via della misericordia e del dialogo

In questa radicale dialettica, la quotidiana vita di fede, cioè la santità nella sua autenticità feriale, è messa in discussione e proprio nel passaggio dalla santità coniugale alla santità familiare, cioè nella relazione genitoriale-filiale, in cui il problema primo coinvolge direttamente i genitori come annunciatori e testimoni e i problemi secondi dilagano nei vissuti contemporanei dei figli: non possiamo non avvertire il peso della responsabilità che è generato, sul piano comunitario ecclesiale, dai riverberi esistenziali di tali fatiche e sofferenze.

Al di là di una facile comunicazione assiomatica, che conduce allo scontro di dogmatismi contrapposti e mina l’unità ecclesiale, vi è la via di una riflessione mite che declini, sul piano ecclesiale, la tenerezza coniugale (e le stesse abilità necessarie alla mediazione familiare). È la via di comunione e di misericordia indicata dal Concilio Vaticano II, ancor oggi l’unica via per la Chiesa. Autoritarismi sprezzanti, da una parte, e rancorosi dissensi polemici, dall’altra, non aiutano: irrigidimenti e disobbedienze potrebbero chiudere ogni possibilità di dialogo, ai diversi livelli, quasi come in una famiglia che viva un tempo di incomprensione, di disagio e di contrasti disunitivi tra i suoi membri. Meglio allora un eccesso di dialogo, per quanto faticoso, che una, sia pure involontaria, intolleranza, la quale interrompa ogni comunicazione.

Mi pare, del resto, fuorviante affermare l’importanza del solo problema primo, negando i problemi secondi: ciò condurrebbe ad una visione teorica e intellettualistica, astratta e lontana dalla vita. Ma altrettanto fuorviante è affermare l’importanza dei soli problemi secondi, negando il problema primo: ciò condurrebbe ad una deriva individualistica, neoliberale, da privatizzazione totale della fede.

(*) Docente di Storia dell’Educazione all’Università di Modena e Reggio Emilia. Coordinatore del Gruppo di Riflessione e Proposta di Viandanti. Dalla relazione “La santità familiare nell’esperienza del lavoro” tenuta dall’autore al VII Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio – 3 giugno 2012). Per gentile concessione dell’autore. Riduzione a cura di Franco Ferrari.

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