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La tonaca coperta di polvere di B.Manni

Beppe Manni
Gazzetta di Modena, 10 giugno 2012

Don Ivan Martini parroco di Rovereto si precipita nella sua chiesa già pericolante per le scosse di terremoto e ‘dà la sua vita’ per una statua della madonna, un quadro, due candeliere, un reliquiario. Era la povera memoria della fede del suo paese. Questo modesto parroco di campagna ben rappresenta le facce angosciate dei parroci di Finale, San Felice, Concordia, Mirandola, Cavezzo… che hanno visto sbriciolate le loro chiese e hanno sentito sulle loro spalle tutto il peso della tragedia collettiva. Si sono sentiti strappati la loro pelle come i cittadini la casa e gli operai la fabbrica.

Don Ivan è un generoso uomo di Dio che ha speso la sua vita a pensare agli altri. Era anche cappellano nelle carceri modenesi di Sant’Anna. Sorridente, amato, disponibile.

Questi testimoni delle periferie, queste generose vedette che spendono la loro vita per gli altri, questi uomini di dio e della gente ci devono venire in mente quando ci scandalizziamo per gli scandali dei vertici e per i cattivi comportamenti di qualche prete.

Ma che ha a che fare, viene da chiedersi, l’esile figuretta di don Ivan di Rovereto che vestito dimessamente dopo aver assistito i suoi parrocchiani si butta tra le rovine della sua pericolante chiesa…con i cardinali vestiti di rutilante porpora e croci e anelli diamantati o con un papa troppo vecchio, poveretto, per essere caricato di dieci chili di piviale d’oro, croce, cappello, pastorale…

Quale filo lega i tendoni costruiti dai volontari della protezione civile nella Bassa Modenese, con gli splendi tendaggi, gli altari, le infiorate, i concerti, i pranzi, i balletti ‘religiosi’, i concerti delle tre giornate sulla famiglia a Milano?

E i puri di destra e di sinistra nell’italietta guelfa postberlusconiana, si sono scandalizzati per la spesa dei mille soldatini che a Roma hanno sfilato per ricordare la festa della Repubblica, ma ben se se son guardati, credenti, laici e mangiapreti, grillini e comunisti di alzare un ditino per gli sperperi della piazza inghirlandata di Milano e dei miliardi spesi…a fin di bene.

E che hanno in comune un vecchio candeliere di bronzo argentato, un reliquiario scheggiato, la statua della madonnina di terracotta della chiesa di Rovereto, con i codici miniati, le penne d’oro, i calici gemmati che i potenti della terra regalano al vaticano?

Proprio nella Milano del IV secolo il buon Ambrogio vescovo, contemporaneo di Geminiano, vendette i vasi sacri per soccorrere i poveri. Ma ormai la gente lo sa. Lo sanno bene anche i credenti. Solo a Roma sembra che non se ne accorgano.

Sono ormai due le chiese. La chiesa di molti vescovi della nostra terra, dei parroci di periferia, dei catechisti, dei volontari, di cristiani senza nome. Hanno una voce debole, spesso inascoltata.

Ma sono uomini e donne generose che anche in nome della propria fede si prodigano volontariamente per la gente, per i ragazzi, per i poveri. Senza risparmiarsi. Insieme ai volontari dei circoli, delle polisportive, delle associazioni: lavorano per una società migliore. Oggi in prima fila nella Bassa Modenese.

Dei manichini colorati e senza anima che sfilano in TV, acclamati da un popolo plaudente; onnipresenti sui media. Dei loro complotti e scandali, non dobbiamo preoccuparci. Vadano pure per la loro strada. Noi rimaniamo qui.

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