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Fermento del Regno tra i poveri e gli indignati: le Comunità ecclesiali di base in cerca di rilancio di C.Fanti

Claudia Fanti
Adista Documenti n. 28 del 21/07/2012

La parola d’ordine è “rilancio”. Quello a cui mirano le Comunità ecclesiali di base (Cebs) per contrastare la perdita di rilevanza e di visibilità sofferta in questi lunghi anni di inverno ecclesiale.

Il rilancio di quel nuovo modo di essere Chiesa – nuovo e allo stesso tempo antico, richiamando esplicitamente il modello delle prime comunità cristiane – che si è espresso nella dimensione comunitaria (quindi nella corresponsabilità, nell’uguaglianza fraterna, nella partecipazione), nella riflessione sulla Parola di Dio e, soprattutto, nell’opzione per i poveri, traduzione necessaria del nesso inscindibile tra fede e vita, tra preghiera e militanza, tra mistica e impegno.

Proprio questo è stato il tema del IX Incontro latinoamericano e caraibico delle Cebs, svoltosi a San Pedro Sula, in Honduras, dal 14 al 21 giugno scorso, con l’obiettivo di valutare e condividere il processo di rilancio di tale modello ecclesiale nel subcontinente latinoamericano.

Sul compito di «trasformare l’ora oscura della crisi in ora luminosa di Kairós», ora di «indignazione profetica, impegno militante e speranza pasquale», ha posto l’accento dom Pedro Casaldáliga, invitando, in un messaggio inviato dal Brasile, a riaffermare l’identità delle Cebs, intese come comunità («contro l’egoismo e il consumismo del capitalismo neoliberista, siamo la sobrietà condivisa, la povertà evangelica»), come Chiesa («un altro modo di essere di tutta la Chiesa», di una «Chiesa samaritana, liberatrice, ecumenica») e come base («fermento del regno tra i poveri, gli esclusi e le escluse, gli indignati e le indignate che assumono la lotta e diffondono la speranza»).

Ed esortando a fermentare «la società del Buen Vivir e del Buen Convivir, potenziando i diritti e la presenza dei popoli indigeni e afrodiscendenti» e rilanciando «il nostro modo di essere Chiesa nella Patria Grande nella prospettiva dell’Altro Mondo Possibile».

Di seguito, in una nostra traduzione dallo spagnolo, ampi stralci del Manifesto del IX Incontro latinoamericano e caraibico delle Cebs.

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COME ACQUA VIVA
IX Incontro latinoamericano delle Cebs

«Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Gv 7,38).

A 50 anni dall’inizio del Concilio Vaticano II e a 44 anni dalla seconda Conferenza episcopale latinoamericana di Medellín, i 180 partecipanti dell’IX Incontro Latinoamericano e Caraibico delle Comunità ecclesiali di base inviano da San Pedro Sula, Honduras, un saluto fraterno alle sorelle e ai fratelli dei 17 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, degli Stati Uniti e delle Filippine, qui rappresentati.

Con grande preoccupazione ci siamo resi conto che nei nostri Paesi continua a imperversare il sistema neoliberista autoritario che genera sempre più criminalità e disuguaglianza economica e sociale, distruggendo la vita di milioni di persone e l’intero creato. (…).

Di fronte a questa realtà di morte, ci anima la speranza di una società che difenda e promuova una vita degna e che si fa già realtà in eventi piccoli e grandi. Gesù è l’acqua che si trasforma dentro di noi in una sorgente di Acqua viva (Cfr. Gv 4,14). Le Comunità ecclesiali di Base sono la fonte dalla quale sgorga Acqua viva. Proprio come l’acqua, esse donano vita, sono fonte di energia per affrontare le difficoltà che accompagnano il compito di contribuire alla realizzazione del Regno di Dio già in questo mondo. E, proprio come l’acqua, sono discrete, passano inosservate, eppure sono presenti, accumulano forza e purificano.

Le loro radici affondano in Gesù, nel Vangelo della vita. Come Lui, vivono e sentono il dolore degli impoveriti; come lui annunciano la buona novella ai poveri e la liberazione agli oppressi, restituiscono la vista ai ciechi e annunciano l’anno di Grazia del Signore (Cfr. Lc 4,18-19). Come lui, le Cebs guariscono gli infermi, rimettono in piedi i paralitici, fanno sentire il grido dei poveri, resuscitano coloro per cui la speranza è morta (Cfr. Mt 9,35-36).

Uniscono fede e vita, perché sono luoghi di incontro con Dio e con le sorelle e i fratelli, luogo di incontro con il perdono di Dio, luogo in cui si condivide il Pane della Parola, il pane che ci affratella; in esse si vive con sempre maggiore profondità la spiritualità di Gesù e la sua proposta del Regno. Cercano di contrapporre all’economia del mercato totale la gratuità, all’esclusione la vicinanza e alla corruzione l’etica dell’onestà e del servizio.

Sono espressione del progetto comunitario di Gesù, sforzandosi di vivere la propria identità di Chiesa, lì dove il Popolo si gioca la vita. Sono comunità ecologiche, affamate non di Oro, ma di Pane, e in quanto tali impegnate a trasformare questo modello di sviluppo basato sulla fame di denaro e sullo sfruttamento dell’essere umano e della natura in un modello fondato sulla dignità della persona e sull’amore.

Il rilancio che ha avuto inizio con l’VIII Incontro a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, ha prodotto risultati positivi nella formazione, nell’articolazione, nella rianimazione delle Comunità ecclesiali di base, che si erano perse o vegetavano nelle catacombe, e nella partecipazione a lotte e movimenti sociali. Auspichiamo nei prossimi 4 anni il rafforzamento e il consolidamento di questi risultati.

La presenza e la partecipazione dei giovani in questo IX Incontro è stata molto significativa e incoraggiante, rappresentando una sfida per il nostro percorso. Allo stesso modo, è stata notevole e propositiva la partecipazione delle donne. La nostra spiritualità si è arricchita con momenti di preghiera radicati nella multiculturalità dei nostri popoli, ponendoci di fronte alla sfida di una proposta di evangelizzazione interculturale.

Abbiamo nuovamente assunto in questo incontro il compito di rilanciare le Comunità ecclesiali di base in una nuova tappa, impegnandoci a lavorare negli ambiti dell’ecologia, del buen vivir, delle migrazioni, del rafforzamento delle Cebs e della promozione dei giovani.

Vogliamo concludere questo documento invocando il Padre-Madre di tutte e tutti, Gesù, il fondamento della nostra Chiesa, e lo Spirito, la nostra forza.

Padre, non vogliamo che il vento
soffi più forte sulle nostre case e
spenga la fiamma della speranza
in un futuro sempre più incerto (…).

Il tuo corpo, il nostro corpo, Signore Gesù,
deve avere gli occhi profondi, imperturbabili,
sereni, accusatori e consolatori di Oscar Romero.

Il tuo corpo, il nostro corpo,
deve essere radicalmente fedele
come fu Francesco d’Assisi.

Il tuo corpo, il nostro corpo
vuole essere instancabile e forte,
come fu quello di Bartolomé de Las Casas.

Il tuo corpo, il nostro corpo
deve essere accogliente come fu con gli indigeni
mons. Leónidas Proaño.

Il tuo corpo, il nostro corpo
deve emanare la fame di verità
che sprigionava mons. Gerardi.

Il tuo corpo, il nostro corpo
deve essere testimone saldo e coerente
come fu il vescovo Angelelli. (Rodriguez Martin J. R., Cuerpo humano)

Signora della speranza, sostieni il ritmo della nostra attesa del Regno che già nasce nella nostra America Latina.

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