Home Europa e Mondo 10 Settembre 2001: il giorno del non ritorno

10 Settembre 2001: il giorno del non ritorno

Davood Abbasi – IRIB
www.megachipdue.info

Era una mattina. Una normalissima mattina di Settembre. Come sempre nell’emisfero settentrionale l’aria iniziava a farsi fredda. L’economia, la politica, la società, la sfera culturale del mondo, anche se piena delle sue ingiustizie, dalla Palestina alla Cecenia, dall’Australia al Canada, era pur sempre quella che conoscevamo o avevamo conosciuto dall’indomani del secondo conflitto mondiale.

Ciò che non ci sarebbe più stato dopo quel giorno

Certo non c’era più l’Unione Sovietica, non c’era nemmeno la Jugoslavia, c’erano stati molti cambiamenti e l’impero statunitense era nel pieno del suo potere ma c’era qualcosa, qualcosa che rendeva quel 10 Settembre 2001 l’ultimo giorno di una era; come il giorno in cui, migliaia di anni fà era iniziata una era di deglaciazione, o forse come quando l’uomo scoprì il fuoco, o forse come quando, ancor prima, l’uomo capì che poteva anche uccidere i suoi simili.

Fino a quel 9/10/01 la bomba atomica era stata “il deterrente” l’arma più importante e letale ma lo sarebbe stata, per l’ultima volta, proprio in quel giorno. Da quel giorno l’arma più micidiale che l’uomo prendeva in mano sarebbe stata un’altra.

Fino a quel giorno i pensatori della Terra si erano dibattuti sull’andamento della storia umana che quindi era decisamente incerto se Fukushima dopo il crollo sovietico aveva proclamato la fine del mondo, nel senso che riteneva che la società liberale occidentale avesse avuto la meglio per sempre su tutte le altre, le cose in realtà erano più complicate. Huntington disse qualche anno dopo che ci sarebbe stato lo scontro tra le civiltà e che ci sarebbero state guerre terribili; la previsione combaciava anche con certe profezie di alcune sette presenti in America, come quella del Sionismo, con la storia di Armageddon e bla bla bla e dunque la teoria era, al di là del fatto di essere rispettabile sotto un semplice profilo scientifico, gettonata anche da certi ambienti di potere negli Usa.

Certo che verso la fine del 20esimo secolo qualche scintilla di speranza c’era stata; in Occidente l’avevano vista in pochi, ma per Dio c’era stata eccome se c’era stata.

Il successore di Pietro a Roma era un certo Giovanni Paolo II che non proclamava la sua civiltà ed il suo Dio superiore a quello degli altri e che era, sicuramente, un uomo di pace.

In Iran, dove la miscela della Persia di Ciro e della Repubblica Islamica di Khomeini avevano creato il più raffinato Islam della Terra, un filosofo che raggiunse la presidenza della Repubblica portò alle Nazioni Unite il suo piano: “Il dialogo tra le Civiltà”, alle cui l’Onu dedicò il 2000. Khatamì come i re magi che seguivano la cometa viaggiò in tutto l’Occidente per portare il suo messaggio di pace. Ma il 10 Settembre, tutte queste speranza morivano, perchè c’era chi credeva che il mondo non avesse abbastanza spazio per tutti.

Cosa era avvenuto?

Un gruppo molto eterogeneo, formato dalle persone più svariate, a partire dagli studiosi per arrivare a politici, imprenditori, militari o persino buoni a nulla figli di questo o di quel politico importante, però, avevano fiutato alla fine del 20esimo secolo ciò che sarebbe avvenuto negli anni seguenti. Lo si capiva benissimo. In Occidente, intanto, la prima cosa che mancava era un nemico. Non c’era più l’Unione Sovietica, non c’erano più i partiti comunisti, certo qualche politico in Europa avrebbe ancora usato la parola per qualche tempo, dando del comunista a qualche magistrato, ma l’URSS non c’era più.

Ed allora qual era il nuovo nemico?

Quando non c’è un nemico anche i soldati ed i guerrieri più forti tornano a coltivare il loro terreno e a praticare agricoltura comprando semi anche dal vicino che potrebbe essere l’ex nemico. L’Europa si apriva con grande impeto verso l’Est europeo, l’Oriente, l’Africa. Le imprese di Gb, Francia, Germania e Italia facevano affari d’oro in Nordafrica, Medioriente, in India e nel lontano est asiatico. La Russia si riprendeva con la tecnologia dell’Occidente; il petrolio toccava prezzi irrisori (intorno ai 15 dollari al barile; sembra un secolo fa se oggi si pensa che lo si vende sui 100 dollari).

Ma allora in questa situazione non c’erano nemici, non c’era quindi bisogno del comandante, gli Stati Uniti. E dove sarebbe finito il 60% della produzione industriale Usa. Alla Boeing, alla Skunk Works, alla Raytheon, alla General Dynamics che diamine avrebbero fatto? Gli F16 erano già troppo progrediti, a chi e a cosa sarebbero serviti gli F22 o F117 o i droni bombardieri?

C’erano dei “competitori”, la Cina, il BRICS, per essere precisi, ma erano, per carità, tutti molto pacifici. L’Africa era naturalmente fuori gioco, rimaneva solo il Medioriente. Oltre la metà dei paesi della zona erano già amici; il regno saudita, il regno giordano, il regno del paese tal dei tali che i britannici avevano creato qualche decennio prima ponendo una riga sulla cartina geografica dividendo l’impero ottomano. Ed allora cosa c’era; il Libano aveva appena ritrovato la libertà nel 2000 ma certo non era presentabile come un pericolo e lì Israele, con le sue 200 atomiche e le sue pistole fumanti era decisamente più pauroso, ma anch’esso amico.

C’era una Corea del Nord, ma faceva talmente pena che venderla come il nuovo nemico avrebbe fatto ridere i polli. In America Latina le acque erano ancora relativamente calme. C’era lì in mezzo al Medioriente un Saddam folle, un ex amico; c’era la Siria, moderata ma non pronta a dimenticare le sue terre occupate da Israele nel Golan; c’era infine il grande punto interrogativo: l’Iran, quella nazione che dal 1979 aveva dato del filo da torcere all’impero Usa.

Gli Usa non se ne stanno con le mani in mano

La cricca allora mise insieme questi dati in un documento, e fece uso dei possibili nemici inventabili tutti insieme. Nel PNAC, Project for New American Century, i neoconservatori citano proprio che gli Stati Uniti devono avere la capacità di “combattere su più fronti in Corea del Nord, Iraq…”, per poter assicurare la propria egemonia nel secolo che arrivava, ovvero nel 21esimo.

La questione però non era solo quella del nemico. Era che da tempo avevano fiutato l’arrivo di una crisi, una grossa crisi economica. Non di quelle degli anni passati, non di quelle normali, di quelle spaventose. Il dollaro che da Kennedy in poi era stato stampato senza controvalore metallico era di fatto carta straccia; gli Usa lo facevano valere quanto un oro che non esisteva nelle loro casse proprio grazie alla forza militare. Ma se da un domani tutti decidevano di usare l’euro, o lo Yuan garantito dalle immense riserve auree della Cina. Ma proprio se miliardi di gente in Cina ed India, crescendo alla velocità della luce, avrebbero voluto raggiungere la metà del benessere e del tenore di vita degli americani, le risorse della Terra non sarebbero state finite? Ma allora, pensavano gli americani, le menti di Italia, Francia, Germania…avrebbero lasciato i loro paesi per andare a vivere e lavorare negli Stati Uniti? Se l’Europa, o la Cina non avesse avuto in termini di tenore di vita nulla da invidiare a New York e Manhattan tutti gli scienziati che avevano fatto la fortuna degli Usa negli ultimi 50 anni sarebbero venuti lo stesso?

Anche se i media non lo dicevano, poi, l’ultimo problema era ideologico, culturale. Da qualche parte, nel mondo, qualcuno iniziava a realizzare che lo stile di vita americano aveva danneggiato tante cose belle del passato, persino quelle occidentali. Erano sempre più le conversioni all’Islam e fu probabilmente in quel periodo che ci furono i primi resoconti segreti sul fatto che nel mondo i musulmani iniziavano ad essere più degli altri. Quella religione così docile, mansueta e servile quando interpretata da tizi come il re saudita era però in un certo senso pericolosa per l’impero; non si adattava all’omologazione, al rendere tutte uguali le persone; non si prestava utile alla globalizzazione, al rendere la sua gente consumatori, “occidentali” che vivono all’americana nelle loro case in Medioriente o altrove.

Ed intanto il mondo cresceva e gli Usa non avevano più il monopolio di tante, tante cose. L’Eni o l’Ansaldo facevano le centrali meglio della General Electric o della Halliburton; le automobili tedesche erano migliori di quelle fatte a Detroit, tale medicinale fatto solo negli Usa veniva prodotto dal Pakistan. Era in quel periodo che in Europa Chirac e Schoreder formavano quella che gli americani chiamavano la “Vecchia Europa”, una Europa che non voleva far guerre, che pensava piuttosto alla sua economica ed al progresso.

Ed allora si poteva stare a vedere che tutto questo cambiasse il mondo che gli Usa si erano costruiti nel corso di anni a suon di guerre, colpi di Stato e minacce nei quattro angoli della Terra? Almeno i neocons decisero di non stare a guardare.

Il cambio di era

Si decise di fare qualcosa. Il nemico finale della civiltà occidentale era la civiltà di Confucio. In altre parola la battaglia finale andava combattuta con la Cina ma bisognava arrivarci. E fu così che gli studiosi dei neocons scelsero come nuovo nemico la religione islamica.

Per tre principali ragioni; l’Islam era l’identità di base che accomunava tutti i paesi che dividevano il Mediterraneo dai confini con la Cina. In altre parole per cuccarsi le nazioni dalla Libia, alla Siria, all’Iraq, all’Iran, al Pakistan, all’Afghanistan e raggiungere i confini occidentali della Cina, si doveva passare di lì. Per quanto riguarda la Russia, anch’essa si sarebbe arresa una volta circondata da tutte le parti da una cintura di paesi sostenitori degli Usa. Probabilmente da quei tempi gli americani pensarono che allora intorno al vecchio Orso sarebbe bastato uno scudo anti-missile per renderlo innocuo.

Il secondo motivo per cui l’Islam venne scelto era che era una ideologia in effetti pericolosa per gli obbiettivi di dominio spiegati; era l’ultima religione creata da un messaggero di Dio, quel Dio che per gli americani era identificabile solo nel denaro, il baseball, McDonald ed altre cose che non stiamo quì a citare.

Il terzo motivo era che nei regni amici c’erano pure i fantocci adeguati per svolgere un ruolo funzionale. Una religione illuminante come l’Islam, nella sua forma autentica non avrebbe mai svolto il ruolo di minaccia; c’era bisogno di qualche infiltrato. Scotland Yard e la polizia della grande mela sapeva che il modo più semplice per soffocare una protesta popolare era mandare due agenti con abiti civili tra i manifestanti e rompere qualche vetrata. Gli Usa in Afghanistan avevano già pronto un vero e proprio impero di terroristi e guerriglieri, messi su per buttare fuori i sovietici.

E così si decise di cambiare tutto, il 10 settembre 2001 era l’ultimo giorno di serenità. Dall’indomani tutto sarebbe cambiato.

Da domani ci sarebbe stato un nuovo nemico. Da domani l’Occidente sarebbe stato nuovamente riunito, con disciplina dietro agli Usa. Da domani l’Islam sarebbe stato il nuovo nemico e sarebbe iniziata la crociata per conquistare tutti quei paesi che si dovevano prendere prima di arrivare alla grande finale con la Cina. I generali repubblicani che storicamente ce l’avevano con la Russia avrebbero avuto finalmente la possibilità di scatenare la loro ira contro gli ex rivali della guerra fredda. Il mondo intero sarebbe tornato a comprare le produzioni del 60% dell’industria americana.

Gli Europei avrebbero comprato perchè dovevano andare in guerra, l’India avrebbe comprato per il “pericolo islamico” del Pakistan, le monarchie del Golfo perchè dovevano ospitare nuovi arsenali Usa, gli stati africani perchè pure lì la minaccia sarebbe stata costruita ad arte. Ogni paese islamico liberato avrebbe costituito un nuovo branco di gente pronta a consumare i prodotti Made in Usa e ci sarebbe stato un ben di Dio di materie prime; quei paesi Mediorientali ne erano tutti pieni. Si sarebbe opposto, dal punto di vista americano, qualche politico paranoico quà e là nel mondo ma chi avrebbe parlato sarebbe stato messo al muro ed accusato come sostenitore dei “terroristi”.

Da quel giorno poi la più micidiale arma in mano all’uomo non sarebbe più stata quella nucleare. E nemmeno tutte le altre armi che gli Usa andavano sviluppando; sarebbe stato l’impero dei media, che doveva falsificare, censurare, mostrare al mondo ciò che gli americani volevano. E quanti milioni di morti fece negli anni seguenti quello strumento, quell’arma micidiale? Mentre la gente moriva in terre “Dove l’aria è polvere” e persino i soldati occidentali perdevano la vita o l’equilibrio mentale, cosa raccontò quest’arma micidiale? Parlò di guerre umanitarie. I neocons, il 10 Settembre 2001 erano consapevoli che a dividerli da quel nuovo mondo, che sarebbe stato realmente e sempre più “americano”, c’era solo un piccolo passo. Due torri da distruggere, qualche migliaio di gente da eliminare (in simili dimensioni la vita delle persone è ciò che conta di meno) e woilà tutto sarebbe andato bene.

Quello che avvenne dopo lo sappiamo.

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