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Intervista al portavoce di Noi Siamo Chiesa: “Ruini si sciacqua la bocca parlando del Concilio”

Mario Conti
Oggionline, 6 settembre 2012

L’intervista del Corriere della Sera al cardinal Ruini fa discutere. Il titolo che riassume frettolosamente un lungo ragionare, dice: «La Chiesa oggi non è indietro. Martini non era antagonista del Papa (..) E sul Vaticano: è stata una grazia anche se ha portato danni molto grandi».

Nessun antagonismo con Martini che ha detto che la Chiesa cattolica è indietro di 200 anni, ma una presa di posizione che lo pone distante dal pensiero dell’arcivescovo emerito di Milano. E soprattutto una presa di posizione sul Concilio Vaticano II che esprime quello che già era nelle cose, cioè un sostanziale ripensamento dei vertici della Chiesa di Roma sulle aperture conciliare. Cosa che non piace a Vittorio Bellavite, responsabile del movimento cattolico “Noi Siamo Chiesa”, tra i critici del cattolicesimo italiano.

«Il Card. Ruini si sciacqua la bocca parlando del Concilio senza crederci e cercando di boicottarlo nella pratica. Il nostro punto di vista è più complesso. Ci sono cose del Concilio su cui non si torna indietro», spiega, «la centralità della Parola di Dio, la liturgia, il rapporto con l’ebraismo, la libertà di coscienza. Su queste cose c’è stata una svolta. Anche Giovanni Paolo II ha fatto una riflessione diversa sulla storia della Chiesa, con il famoso atto di pentimento nel marzo del 2000 inaugurando l’Anno Santo».

Ma?

«Ma su altre si sono fermati»

Su quali?

«La “democrazia“ nella Chiesa è stata cancellata, per esempio. O meglio le cose sono andate avanti come prima, disattendendo la lettera e lo spirito del Concilio».

Vada avanti.

«Non è stato gestito un rapporto con il mondo fondato sulla giustizia e la pace. Sì, c’è stato qualche sprazzo di Wojtyla su guerra e Iraq, ma poi c’è stata ostilità verso la tematica della giustizia fondata sulla pace, c’è stata l’ostilità nei confronti della Teologia della Liberazione che del Concilio era stata una conseguenza; come minimo una gestione contraddittoria. La Chiesa ha avuto una posizione rigida su quanto è emerso di nuovo soprattutto in Europa e America Latina in tema di diversa organizzazione delle famiglie e di morale sessuale. Ha detto no al preservativo, no ai rapporti prematrimoniali. E poi c’è il discorso sulla povertà nella Chiesa (forse sarebbe meglio parlare di sobrietà). La Chiesa non deve allearsi col potere economico, ma deve gestire meglio le sue risorse senza chiedere previlegi (come quelli garantiti in Italia dal Concordato) e diventare più sobria. Deve gestirle in modo trasparente, gestirle in modo democratico e vendere il tanto che ora ha nei paesi dell’Occidente e che non è indispensabile. Noi facciamo nostro il messaggio di Giovanni XXIII: “Chiesa di tutti, ma particolarmente Chiesa dei Poveri”. Le associazioni che si ispirano al Concilio hanno autorganizzato per il 15 settembre all’Auditorio dell’Istituto Massimo a Roma un’assemblea che ha questo titolo. Infine l’ecumenismo: ci sono stati passi in avanti ma adesso è tutto bloccato. La linea del pontificato romano è una linea di identità, si corre dietro a Levebvre e non ci si preoccupa di intensificare i rapporti ecumenici con gli evangelici e gli ortodossi».

Eppure una parte di Chiesa, penso a Cl e Opus Dei, non la pensa come voi.

«Certamente, la pensiamo all’opposto di C.L. e dell’Opus. C’è una chiesa cattolica con due polarità, poi c’è una massa di credenti tradizionali senza collocazione precisa. Il vertice Vaticano gestisce la linea per ora vincente, ma che probabilmente sarà perdente nei decenni prossimi ma che soprattutto è poco coerente col Vangelo. Quando non ci saranno più preti dovranno cambiare idea».

Le vostre sono posizione fortemente critiche. E il Vaticano cosa vi dice?

«Nulla. Nei confronti di “Noi Siamo Chiesa”, che esiste da 16 anni, hanno sempre scelto la linea del silenzio. Se noi avessimo una consistenza maggiore, se fossimo presenti in tutte le diocesi, allora la gerarchia dovrebbe intervenire pubblicamente per spiegare urbi et orbi che non siamo bravi. Ma il nostro, per ora, è un movimento piccolo anche se ha aree di consenso abbastanza diffuse nel mondo cattolico (per chi ci conosce). Se parlano di noi ci fanno conoscere. Quindi ci ignorano. Non abbiamo avuto richiami, solo censura costante su tutti i media che dipendono dalle gerarchie. Una sola volta sono stato ricevuto dal Card. Bagnasco, quando si è insediato come presidente della Cei, un incontro breve che non ha avuto alcun seguito».

Ma chi siete voi come movimento?

«Laici e laiche padri e madri di famiglia come me, preti, preti-operai, preti sposati, anche suore, monaci, omosessuali. ragazze madri. Tutti rappresentati in modo paritario nel nostro organismo dirigente. Organizziamo incontri sui problemi della riforma della Chiesa, scriviamo documenti, abbiamo un sito, siamo su Facebook ma ognuno di noi poi partecipa e testimonia la propria fede nella propria parrocchia o in altre realtà del mondo cattolico (gruppi biblici, per la pace…). Non siamo un gruppo chiuso».

Anche se da fuori sembrate protestanti, direi anglicani…

«Molte posizioni nostre sono simili a quelle protestanti, ma nel nostro interno c’è un forte attaccamento alla Chiesa in cui siamo nati e anche una comprensione del valore che potrebbe avere una Chiesa con dimensioni di universalità che hanno di meno le chiese protestanti. Il papa potrebbe avere un ruolo straordinario in una chiesa dialogante e impegnata nella propria riforma. Quello che avrebbe potuto essere Papa Martini, un momento di unità pluralista tra i credenti alla luce del Vangelo e anche punto di riferimento per le altre religioni. La Chiesa cattolica intesa come chiesa, che, nelle tante diversità, nelle diverse inculturazioni del Vangelo, comprenda tutti potrebbe avere un significato straordinario sullo scenario tribolato del mondo all’inizio del millennio per quanto riguarda i rapporti tra le culture e tra i popoli. Siamo vicini alle riflessioni di Hans Küng».

Quindi non siete interessati a uno scisma?

«Non siamo interessati, a noi interessa la riforma della Chiesa cattolica. La nostra gente frequenta la normalità della vita della Chiesa anche se è su posizioni critiche, di contestazione. Ci sentiamo soprattutto cristiani (prima ancora che cattolici), non c’è più il bisogno di cambiare “casa”, di passare cioè ad una Chiesa evangelica, perché crediamo che siamo tutti già adesso nella stessa casa, quella dell’unica Chiesa del Vangelo di Cristo».

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