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11/9 – domande senza risposta

Kourosh Ziabari
www.countercurrents.org, 12.09.2012

A colloquio con David Ray Griffin*

Recensione dall’Iran: 11 anni dopo lo scioccante attacco dell’11 settembre alle torri gemelle del World Trade Center e al Pentagono, che prese la vita a 3000 persone, ci sono ancora su quegli orribili eventi molte domande senza risposta, che diversi ricercatori indipendenti, tacciati dai mass media statunitensi come “teorici della cospirazione”, hanno posto con serietà riguardo ai rapporti ufficiali presentati dal governo USA e dalla Commissione 11 settembre sugli attacchi.

Come sostenuto dal governo USA e dalla Commissione, presuntamente 15 dirottatori, tutti cittadini dell’Arabia Saudita e affiliati al gruppo terroristico Al Quaeda, si impossessarono dei voli 11 e 77 di American Airlines e del volo 175 di United Airlines e schiantarono gli aerei associati a questi voli sulle torri gemelle del WTC e sul Pentagono, uccidendo all’istante 2965 persone. Altri 4 dirottatori presero il controllo del volo 93 di United Airlines, dirigendolo verso la costa est degli stati Uniti in direzione di Washington DC con il bersaglio specifico della Casa Bianca, ma la missione fallì e l’aereo si schiantò in un campo nei pressi di Shanksville in Pennsylvania, e tutti i 33 passeggeri, 7 membri dell’equipaggio e i 4 dirottatori rimasero uccisi.

Diverse spiegazioni ed interpretazioni sono state date rispetto agli attacchi dell’11 settembre. Nei testi scolastici degli studenti americani l’11 settembre è descritto come “un attacco dopo il quale gli Americani eroicamente si unirono”. Alcuni dicono che l’evento ha cambiato il corso delle relazioni internazionali contemporanee, da altri è definito una tragedia senza precedenti.

Fu dopo gli attacchi dell’11/9 che il presidente George W. Bush lanciò la sua tanto osannata Guerra al Terrorismo, che fino ad ora è costata la vita a migliaia, se non milioni, di civili innocenti.

“Ogni nazione, in ogni regione del mondo, ha ora una scelta da fare. Sia che voi siate con noi, o con i terroristi. Da questo giorno in poi, ogni nazione che continuerà a supportare il terrorismo verrà vista dagli Stati Uniti come un regime ostile,” questo fu in sostanza ciò che George Bush disse al Congresso il 20 settembre 2001, 9 giorni dopo quello che i media statunitensi chiamarono “il più mortale attacco terroristico su suolo americano”.

Ma gli uomini di stato americani hanno fallito, nel tentare di convincere l’intera nazione americana sulla veridicità delle loro affermazioni sull’11/9. Il 9/11 Truth Movement (Movimento per la verità sull’11/9) iniziò gradualmente a prendere forma già dopo gli attacchi del 2001, e specialmente in seguito all’invasione di Afghanistan e Iraq in meno di cinque anni. I “truthers” (cercatori della verità) credono che la versione ufficiale degli eventi dell’11/9 data dai media contenga enormi incoerenze, suggerendo che gli attacchi fossero un “inside job”, organizzati dall’interno dagli stessi Stati Uniti, o una “operazione di falsa bandiera” con la complicità di Israele.

Il dottor David Ray Griffin è una delle persone attivamente impegnate nel 9/11 Truth Movement. E’ un professore di teologia e filosofia della religione in pensione, affiliato al Center for Process Studies and Scholars for 9/11 Truth and Justice, un gruppo di studiosi e sostenitori che cercano di affrontare le domande tuttora senza risposta sugli attacchi dell’11 settembre 2001, attraverso la ricerca scientifica ed educazione pubblica.

La prima domanda che posi al dottor Griffin era su Osama bin Laden, il supposto mandante degli attacchi nonché il terrorista più ricercato del mondo, secondo l’FBI. Nel 1979 il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski incontrò bin Laden e gli disse ” sappiamo della vostra profonda fede in Dio, e confidiamo che la vostra lotta abbia successo. La terra laggiù è vostra, un giorno vi tornerete perchè la vostra battaglia prevarrà, e vi riprenderete le vostre case e le vostre moschee. Perchè la vostra causa è giusta e Dio è con voi.”

Dunque, sappiamo già che bin Laden prendeva parte alle attività dell’intelligence statunitensi. “Non c’è dubbio che [bin Laden] lavorasse per gli USA. Secondo la storia ufficiale, la relazione terminò quando gli Stati Uniti invasero l’Arabia Saudita. Ma le prove sono troppo deboli” disse il dottor Griffin.

“Non ci sono prove evidenti che dietro gli attacchi ci fosse Osama bin Laden, né da parte dell’FBI né dal governo britannico né da nessun video autentico, e nemmeno dalla Commissione per 11 settembre. Come non sappiamo chi ha reclutato i terroristi, dato che non ci sono prove che ci fossero davvero dei terroristi. Ci sono invece prove contro l’idea che gli aerei fossero pilotati da terroristi” aggiunse.

Il dottor Griffin lamenta che tanto i mass media quanto i politici statunitensi hanno rifiutato le ricerche e le prove raccolte dai “truthers” senza una ragione convincente: “Non hanno dato risposta alle nostre prove, a parte qualche dichiarazione a giornalisti compiacenti chiamandoci “teorici della cospirazione” e definendo “oltraggiosa” la sola idea che forze all’interno del governo potrebbero avere organizzato l’attacco. Il governo USA è “suscettibile” perché é colpevole di aver organizzato e messo in atto gli attacchi (Cheney, Rumsfeld), o di averli coperti, con l’intento di avallare la storia ufficiale sapendo benissimo che era falsa.”

“Nella sua lettura al Grand Lake Theater a Oakland lei allude all’operazione di falsa bandiera USA del 1962, nota come Operazione Northswood, che fu messa in atto al fine di ottenere una giustificazione per l’inizio della guerra contro Cuba. Crede che il governo USA abbia usato lo stesso metodo allo scopo di preparare il terreno per l’invasione di Iraq e Afghanistan? L’Afghanistan aveva forse la stessa importanza geopolitica di Cuba, che nel 1960 era appena diventata un fronte aperto di attività e sentimenti anti-imperialistici?” questo domandai a David Ray Griffin, che ha scritto decine di libri ed articoli sugli attacchi dell’11/9. Rispose “Si, con la differenza che nella truffa 11/9 ci fu una preparazione enormemente maggiore e un molto più ampio coinvolgimento del governo, dato che John F Kennedy non era coinvolto nel piano dell’Operazione Northswood, e vi aveva posto il veto; l’Operazione Northswood non fu, nei fatti, portata avanti.”

“Dal punto di vista di molti membri dell’amministrazione Bush, soprattutto i neo conservatori, l’Afghanistan rivestiva una enorme importanza. A Cuba c’erano relativamente pochi soldi in gioco, mentre in Afghanistan parliamo di miliardi, forse migliaia di miliardi di dollari, se lo consideriamo come il primo passo per mettere piede in Iraq e altri 5 paesi musulmani, come ha sottolineato niente meno che il comandante NATO Wesley Clark” aggiunse.

Sta dicendo che gli ufficiali dell’amministrazione Bush aspettavano solo un’opportunità, come è stato l’11/9, di dichiarare guerra a Iraq e Afghanistan, e prepararsi ad attaccare l’Iran? “Si, con la differenza che non stavano aspettando, stavano pianificando. Forse stavano aspettando il momento giusto, un intervallo decente dopo la presa di potere dell’amministrazione Bush. Ovviamente, avrebbero dovuto aspettare che gli armamenti fossero pronti per attaccare l’Afghanistan. Ma non è se ne siano semplicemente stati lì aspettando una buona occasione.”

Una delle possibilità proposte dai ricercatori della verità sugli attacchi dell’11/9 è che vi fosse coinvolto Israele. 5 cittadini israeliani furono visti congratularsi l’un l’altro e fare festa, mentre riprendevano il collasso delle due torri per le strade di New York. Che cosa ha da dire il dr. Griffin su questo? “Dobbiamo distinguere tra prove di pre-conoscenza, e prove di coinvolgimento operativo. Gli israeliani festanti sono prove di pre-conoscenza. Ovviamente, se volessimo portare come prova del coinvolgimento di Israele il fatto che alcuni ebrei fossero coinvolti, Silverstein sicuramente lo era. Ma io la considero una forzatura, sebbene ci siano prove che Silverstein stava collaborando con il governo israeliano. Prove che abbiamo. E comunque ci sono prove abbastanza certe che alcuni dei “dirottatori” fossero israeliani. Questa è la prova più convincente che conosco.

Le osservazioni conclusive di David: “sembra che una larga parte del pubblico americano, forse il 35 per cento, forse di più, rifiuti la storia ufficiale, influenzata in una percentuale significativa dal 9/11 Truth Movement. Rispetto alla domanda su cosa sia “affidabile”, io ho fatto parte di un gruppo chiamato “9/11 Consensus”che sta pubblicando articoli contro la storia ufficiale, i quali hanno avuto l’OK di una vasta gamma di esperti in vari campi. Nella misura in cui tutto questo verrà alla luce, dovrebbe aumentare considerevolmente la credibilità del Movimento. E ora che il video della A&E “Prove esplosive” viene trasmesso dalla PBS, attraendo a quanto riportato una grande audience, il numero dovrebbe crescere ancora. Spero che si faccia un altro sondaggio prima della fine del 2012.”

Ad ogni modo, più di dieci anni dopo quel doloroso incidente che fu, almeno da un punto di vista umanitario, una reale tragedia, ci sono decine di domande sugli attacchi dell’11/9 rimaste senza risposta. Decine di autori, studiosi, giornalisti e persino medici e fisici stanno tentando di svelare la verità dietro agli eventi dell’11/9, e il giorno in cui il mondo intero si accorgerà che il governo USA ci ha venduto disinformazione e falsità per tutto questo tempo, sarà un giorno definitivo e apocalittico.

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11 considerazioni e 11 quesiti per gli 11 anni dai fatti dell’11 settembre

Roberto Quaglia
www.roberto.info

1. Quando a maggio del 2003 diffusi il mio primo breve saggio sostenendo che la versione ufficiale dei fatti dell’11 settembre era un agglomerato di falsità, la quasi totalità degli italiani ancora credeva al mito che l’attentato fosse opera di Osama Bin Laden. Un punto di vista condiviso in buona parte del mondo. Undici anni dopo, quelli che non credono più alle narrazioni ufficiali si misurano in percentuali a due cifre sulla popolazione. Domanda: Riuscite ad estrapolare una tendenza da tutto ciò? Ovvero quale percentuale di persone ritenete che crederà ancora alla versione ufficiale fra trent’anni?

2. Nell’immediatezza degli attentati dell’11 settembre 2001, la quasi totalità dei cittadini del mondo credette alla narrazione diffusa dalle autorità americane. Negli anni che sono seguiti, sempre più persone hanno cambiato radicalmente idea a riguardo, sulla base della convinzione di avere nel frattempo capito qualcosa di importante. Domanda: Chi è che ha tradizionalmente ragione più spesso, quelli che non cambiano mai idea oppure chi nel tempo modifica le proprie convinzioni?

3. A Gennaio del 2011 la rivista tedesca Welt der Wunder pubblica i risultati di un sondaggio operato da TNS Emnid, uno dei maggiori istituti di sondaggio in Germania, dal quale risulta che circa il 90% dei tedeschi crede che gli americani non abbiano detto tutta la verità sull’11 settembre. Domanda: Come sono giunti quasi tutti costoro a sospettare una cosa del genere, nonostante per un decennio siano stati martellati in televisione e sui grandi giornali con la acritica reiterazione ad nauseam della versione ufficiale? E come mai in questo 90% curiosamente non rileviamo la presenza né di politici né di giornalisti mainstream, che continuano a comportarsi come se la versione ufficiale sia sostanzialmente vera?

4. Capita occasionalmente che qualcuno in televisione inaspettatamente dica sui fatti dell’11 settembre cose che escono dal coro. In questi casi i giornalisti presenti hanno reazioni che spaziano fra l’ostentata incredulità e l’esplicita dissociazione da quanto espresso dall’ospite eretico, senza tuttavia entrare mai minimamente nel merito delle tesi da cui prendono distanza. Domanda: questi soggetti riescono davvero a pensare ancora a loro stessi come giornalisti? Che idea hanno essi della professione che esercitano? Cosa vedono quando si guardano allo specchio?

5. Dopo 11 anni di completa censura, un importante network televisivo americano, PBS, trasmette 9/11: Explosive Evidence – Experts Speak Out, un buon documentario realizzato dall’associazione americana Architetti & Ingegneri per la Verità sull’11 Settembre. Il documentario risulta fra i programmi più visionati della settimana e su Internet il più condiviso in assoluto. Curiosamente non viene rapidamente rimosso ed archiviato nell’oblio, come sistematicamente avviene per le verità scomode. Anzi, il film viene reso disponibile su Internet ad oltranza. Domanda: siamo alla vigilia di un Gran Rituale di Sacrificio del Solito Capro Espiatorio (con Gran Vittoria Finale della Giustizia Democratica), oppure si sta abituando per gradi le frange più sveglie del pubblico americano a convivere con una versione attenuata della sconveniente realtà? Oppure il Mito si sta già davvero inarrestabilmente disfacendo per i fatti suoi e questo è solo uno dei primi sintomi del tracollo?

6. Larry Silverstein è ormai considerato il più fortunato immobiliarista del mondo. Nell’estate del 2001 compra le Torri Gemelle con un leasing di 99 anni (quindi senza quasi pagarle). Erano costruzioni obsolete che si sarebbe volentieri demolite, ma non si poteva a causa dell’amianto che esse contenevano. Immediatamente le assicura contro atti di terrorismo, che per sua incredibile fortuna effettivamente accadono poche settimane dopo. Riesce quindi a spuntare vari miliardi di dollari dalle compagnie assicurative, con cui a questo punto può costruirsi gratis altre torri nuove di zecca. Nonostante sia stato risarcito per il danno che non aveva subito (le Torri Gemelle mica le aveva ancora pagate) dopo undici anni Silverstein decide di farsele risarcire anche dalle compagnie aeree a cui appartenevano i veivoli che le avrebbero demolite, alle quali chiede altri otto miliardi e rotti. Con quei soldi potrebbe consolarsi del fatto che nessuno paia voglia affittare i suoi uffici nelle nuove torri. Domanda: perché c’è così poca gente interessata a trasferirsi nel nuovo World Trade Center, in teoria il nuovo luogo di massimo prestigio della città? Hanno paura che i terroristi lo prendano di nuovo di mira? Hanno paura che sia già minato per quando sarà conveniente tirare giù anche quello? Hanno paura che semplicemente un giorno si sbricioli senza ragione come accadde al WTC7? Gli sta semplicemente sul cazzo?

7. Un giudice di New York ha condannato Al Qaeda, i Talibani, l’Iran ed Hezbollah a pagare oltre 6 miliardi di dollari alle famiglie delle vittime degli attacchi dell’11 Settembre. Domanda: quando ci vorrà prima che un giudice americano condanni la Cina al pagamento di 10.000 miliardi di dollari a causa della esplosione di una supernova nella galassia di Andromeda?

8. Gli ormai milioni di persone che vorrebbero una nuova inchiesta sui fatti di September 11 si ostinano ad elemosinarla agli stessi che essi ritengono responsabili di avere ordito gli attentati. Domanda: Perché lo fanno? E’ la cosa più intelligente da fare? Implorereste lo stupratore di vostra figlia di indagare su se stesso per confermarvi che l’ha stuprata lui? Che cosa ci si aspetta di ottenere?

9. Il movimento per la verità sull’11 settembre in America è un ambientino tutt’altro che tranquillo, fazioni diverse che si scannano e si sbranano accusandosi a vicenda di spargere disinformazione, una giungla di accuse al vetriolo, veti incrociati, censure reciproche che chissà perché portano alla mente il vecchio motto latino Divide et Impera. Molto difficile districarsi in questo pantano, per lo sprovveduto neofita. Ma ad un ricercatore esperto manipolazioni ed inganni sono riconoscibili ed evidenti. Domanda: Dopo la Versione Ufficiale sugli attentati dell’11 Settembre, siamo sicuri che non ci toccherà sorbirci anche una Teoria Ufficiale del Complotto sugli attentati dell’11 Settembre?

10. Ci sono in Italia vari soggetti, certamente noti a chiunque si interessi del tema, che si occupano della ricerca di verità sull’11 Settembre e che molto hanno detto e scritto in merito. Tuttavia, nei sei anni intercorsi dalla prima pubblicazione del mio libro Il Mito dell’11 Settembre, alcuni di essi sono riusciti a tutt’oggi a non menzionarne pubblicamente l’esistenza neppure una volta, foss’anche solo per stroncarlo. E non si può certo dire che i libri italiani sull’argomento abbondino. E’ innegabile che questo fatto sia per lo meno curioso. Tale censura di fatto parrebbe accomunarli al Corriere della Sera e gli altri giornali di regime. Domanda: Qual’è il loro interesse a nascondere agli italiani per tanti anni uno dei pochi libri italiani sull’argomento? Un libro di oltre 500 pagine, peraltro già tradotto e pubblicato in altre due lingue, quindi sempre più difficile da ignorare? Quali deduzioni possiamo e forse dobbiamo trarre dal comportamento insanabilmente contraddittorio di costoro? Cui prodest?

11. Il miglior nemico della conoscenza è la convinzione di saperne abbastanza su un certo argomento. E’ a quel punto che ci si forma un’opinione e si smette di continuare ad informarsi. E’ quindi nell’interesse di chi ha pianificato gli eventi dell’11 settembre che tutti giungano rapidamente a credere di saperne abbastanza, senza ovviamente saperne abbastanza affatto. Ci sono cose che è importante ignorare. Domanda: Credi davvero di saperne abbastanza sui fatti dell’11 settembre 2001? E se la risposta è affermativa, ecco la domanda successiva: Credi davvero di saperne abbastanza sui fatti dell’11 settembre 2001?

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