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Cittadini del Popolo di Dio in assemblea a Roma di M.Vigli

Marcello Vigli

L’Assemblea Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri riunita a Roma il 15 settembre è andata al di là di ogni previsione. Un pezzo del Popolo di Dio si è autoconvocato ed ha manifestato la sua volontà di usare il Concilio per rinnovare veramente la Chiesa. Così scrive Vittorio Bellavite portavoce di Noi Siamo Chiesa l’’associazione che insieme al Cipax, alla Cdb di San Paolo, all’Associazione Viandanti ha reso possibile quello che, a conclusione dei lavori, non si è esitato a chiamare miracolo.

Oltre ottocento cristiani provenenti da tutta Italia, a proprie spese e con disagi non indifferenti, riuniti in Assemblea sono infatti un evento fuori dell’ordinario. Assemblea, cioè ecclesia, del Popolo di Dio e non convegno di studio anche se non sono mancati, ovviamente, gli apporti teologici e storici necessari per capire il messaggio autentico del Concilio e le ragioni per cui, pur esaltato, non è stato attuato.

Dalle relazioni e dal dibattito è emerso, infatti, quello che per alcuni fu chiaro fin dall’inizio della seconda fase gestita, dopo la morte di papa Giovanni che alla piena autonomia dei Padri conciliari aveva veramente creduto, da Paolo VI che era convinto che essi avessero bisogno di essere guidati, ritenendo insufficiente l’assistenza dello Spirito Santo. Pensavano che il dopo Concilio si sarebbe ridotto ad una restaurazione aggiornata come denunciò la rivista Questitalia.

I suoi redattori auspicavano lo sviluppo dell’opera di rinnovamento appena avviata dal Concilio, in polemica con Testimonianze – un’altra rivista espressione dei cattolici critici dei lontani anni sessanta – soddisfatta, invece, che si procedesse alla sua attuazione. Temevano, infatti che, tornati a casa i Padri conciliari, la Curia avrebbe ripreso il controllo del governo della Chiesa assumendo dai documenti conciliari solo modeste o significative innovazioni conciliabili, però, con la conservazione del suo primato.

Così è poi avvenuto: a 50 anni dalla sua conclusione il Concilio è ancora da attuare. Proporsi l’obiettivo di uscire dall’impasse pone ai partecipanti – sarebbe meglio poterli chiamare deputati – all’Assemblea di Roma lo stesso interrogativo. Assumersi la responsabilità di promuovere lo sviluppo del rinnovamento conciliare – magari chiedendo con forza il rilancio della collegialità/sinodalità con l’attribuzione di autonomia e poteri effettivi al Sinodo dei vescovi – o ritenersi soddisfatti della corresponsabilità concessa dalla gerarchia che si dichiara favorevole all’attuazione del Concilio? Le parole spesso sono pietre: responsabili sono i cittadini a pieno diritto, corresponsabili sono i collaboratori in stato di sudditanza.

Questa scelta essenziale non ha bisogno, certo, di essere proclamata, ma esige di essere posta alla base del lavoro per giungere, come tutte/i auspicano, a creare un coordinamento impegnato a costituire un soggetto certo plurale e articolato su diversi obiettivi, ma coeso nell’impegno comune a promuovere rinnovamento reale – riforma? – a partire dalle quattro parole chiave suggerite nella relazione da Cettina Militello: partecipazione attiva, sinodalità, ascolto dialogo. A partire da esse, ha concluso, la speranza di una reale trasformazione strutturale della Chiesa, del suo ritorno a uno stile evangelico di compartecipazione e effettiva comunione.

Un progetto ambizioso, se non si riduce ad una dichiarazione d’intenti, ma pur sempre praticabile se si considera che la struttura centralistica e gerarchica della Chiesa istituzionale, che non ha un fondamento evangelico, poggia sulla sua integrazione nel sistema di potere locale e internazionale simbolicamente rappresentata dalla presenza delle Nunziature e dei Concordati. Se si vuole innovare e soprattutto coinvolgere i giovani nel rinnovamento della Chiesa ciascun gruppo deve aggiungere all’impegno specifico – che ha posto alla base del suo esistere e che deve mantenere in piena libertà – la responsabile partecipazione attiva alla reale trasformazione strutturale ormai improcrastinabile per rendere la Chiesa in grado di evangelizzare i tempi nuovi che stiamo vivendo.

Se si vuole che la Chiesa sia strutturalmente povera per poter essere dei poveri è necessario pretendere che rinunci al finanziamento pubblico e viva di “elemosine” , che la Curia abbandoni le speculazioni finanziarie e chiuda lo Ior. Se vuole essere credibile nel sostenere la pace deve, ad esempio, e rinunciare a farsi pagare i cappellani che celebrano la cena del Signore, profeta dell’amore universale, in mezzo ai carri armati e ai cannoni. In questa prospettiva si possono avviare molte altre concrete iniziative e organizzare convegni di studio, che aiutino i giovani a capire che il loro impegno per la pace, la salvaguardia dell’ambiente, la legalità e i beni comuni, che tanto li appassiona, non deve ignorare il ruolo della loro chiesa, compromessa con il Potere, nel mantenimento delle situazioni e istituzioni contro cui lottano.

Senza una svolta in tale direzione, tra 50 anni i “cattolici conciliari” si riuniranno ancora in Assemblea per auspicare l’attuazione del Concilio – magari di un Vaticano III – perché i loro predecessori non si sono assunti fino in fondo la responsabilità di cittadini nella gestione della Comunità cristiana, che è Popolo di Dio e non gregge di pecorelle bisognose di un Pastore.

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CHIESA DI TUTTI, CHIESA DEI POVERI
Convocazione di un’assemblea nazionale a Roma a cinquant’anni dall’inizio del Concilio
Roma, sabato 15 settembre 2012 Istituto Massimo (EUR)

a) Messaggi di saluto (1. mons. Luigi Bettazzi, 2. mons. Loris Capovilla, mons. Giuseppe Casale, 4. Enrico Palmerini, 5. fr. Arturo Paoli, 6. Paolo Ricca, 7. Grazia Villa)

b) Relazioni
1. Rosanna Virgili / Gioisce la Madre Chiesa
2. Giovanni Turbanti / La Chiesa e il mondo all’avvento del Concilio
3. Carlo Molari / Le varie interpretazioni del Vaticano II
4. Cettina Militello (in allestimento)
5. Raniero La Valle / Il Concilio nelle vostre mani

c) Interventi (parzialmente on-line) (1. Giorgio Campanini, 2. Mauro Castagnaro; 3. Giovanni Franzoni, 4.Gianni Geraci; 5. Stefano Nannini, 6. Gianni Novello, 7. Luigi Sandri; 8. Felice Scalia, 9. Adriana Valerio, 10. Alex Zanotelli)

d) Preghiere

g) Contributi per Roma e per dopo
1. Contributi Gruppi (1. Associazione “Sulla strada”; 2. Centro Gandhi; 3. Centro internazionale Helder Camara; 4. CIPAX; 5. Comunità del Carmine; 6. CdB san Paolo; 7. Coordinamento 9 marzo; 8. Esodo, SAE, Pax Christi; 9. Koinonia; 10. Nuova Proposta – Donne e uomini omosessuali cristiani; 11. Pax Christi – Mosaico di Pace; 12. Preti operai; 13. Terra e Cielo e Piccola comunità Nuovi Orizzonti)

2. Contributi individuali (1 Giancarla Codrignani; 2. Paola Gaiotti De Biasi; 3. Gianni Mula e Carlamaria Cannas; 4. Nino Lisi; 5. Enrico Peyretti; 6. Italo Tampellini)
3.  Riviste (1. Il Gallo – Genova; 2. L’Invito -Trento; 3. Matrimonio – Padova; 4. Uni-Versum – Parma)

h) Rassegna stampa (in allestimento)
1. Raniero La Valle (in allestimento)
2. Roberto Monteforte / l’Unità, 16.9.2012
3. Luigi Sandri / confronti, ottobre 2012
4. Aldo Maria Valli / Vino Nuovo, 17.9.2012

1 comment

giuseppe coscione lunedì, 1 Ottobre 2012 at 11:50

Non mi pare corretto parlare e scrivere spesso “Chiesa” senza aggiungere cattolica. Penso che dovremmo imparare a nominare con l’appropriato attributo ciascuna confessione del cristianesimo plurale.

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