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La Weimar greca

Barbara Spinelli
Repubblica, 10 ottobre 2012

Forse si muove qualcosa, nella mente della potenza tedesca che da anni comanda in Europa sapendola solo dividere, non guidarla e federarla? Ancora non è chiaro, ma se Angela Merkel ieri è corsa a Atene – dove la sua politica e il suo Paese sono esecrati, dove è stato necessario militarizzare la capitale per domarne la collera – vuol dire che vi sono elementi nuovi, che destano spavento a Berlino. Uno spavento che si è dilatato, dopo l’intervista di Antonis Samaras al quotidiano Handelsblatt di venerdì. Sono parole diverse dal solito: il Premier greco non si sofferma sui debiti, né sul Fiscal Compact, né sul Fondo salva-Stati approvato lunedì a Lussemburgo. La prima visita del Cancelliere, invocata da Samaras, avviene perché si comincia a parlare dell’essenziale: di storia, di memorie rimosse e vendicative, di democrazia minacciata. Estromessa, la politica prende la sua rivincita e fa rientro. Caos è il vocabolo usato nell’intervista, e il caos impaura la Germania da sempre. Anche perché quel che le tocca vedere è una replica: più precisamente, la replica di una storia che Berlino finge di dimenticare, ma che è gemella della sua.

Il caos, i tedeschi sanno cos’è: specie quello di Weimar, quando la democrazia, stremata dai debiti di guerra e dalla disoccupazione, cadde preda di Hitler. È lo scenario descritto da Samaras: Weimar è oggi a Atene, e anche qui incombe una formazione nazista, che si ciba di caos e povertà. Alba dorata ha ottenuto alle elezioni il 6,9 per cento, ma oggi nei sondaggi è il terzo partito. I suoi principali nemici sono l’Unione, e tutto quel che l’Europa ha voluto essere dal dopoguerra: luogo di tolleranza democratica, di assistenza ai deboli attraverso il Welfare.

Lo straripare della disoccupazione, spiega Samaras, dà le ali a un partito che non ha eguali in Europa, tanto esplicita è la sua parentela con il nazismo e perfino con i suoi simboli (una variazione della svastica). L’odio dell’immigrante, del gay, del disabile, è la sua ragion d’essere. Se l’Europa non aiuta la Grecia dandole più tempo, a novembre le casse statali saranno vuote e può succedere di tutto. In parlamento i deputati nazisti si fanno sempre più insolenti, sicuri. L’ex Premier George Papandreou è bollato come “greco al 25 per cento”: la madre è americana. Ogni nuovo emigrato va tenuto lontano, con mine anti-uomo lungo le frontiere.

Non è male che infine si cominci a dire come stanno davvero le cose, e quel che rischiamo: non tanto lo sfaldarsi dell’euro, quanto il tracollo delle mura che l’Europa si diede quando nacque. Mura contro le guerre, contro le diffidenze nazionaliste, contro la logica delle punizioni. Fare l’Europa significava dire No a questo passato mortifero, ed ecco che esso si ripresenta nelle stesse vesti. Per la coscienza tedesca, uno scacco immenso: la storia le si accampa davanti come memento e come Golem, da lei stessa resuscitato.
Oltrepassare i calcoli sull’euro e sondare verità sin qui nascoste aiuta a scoprire quel che Atene sta divenendo: un capro espiatorio. Un laboratorio dove si sperimentano ricette costruttiviste e al tempo stesso si collauda la storia che si ripete: non come tragedia, non come farsa, ma come memoria stordita, morta.

Come possono i tedeschi scordare il muro portante del dopoguerra, e cioè la coscienza che la punizione nei rapporti tra Stati è veleno, e che i debiti bellici della Germania andavano perciò condonati? Nell’accordo di Londra sul debito estero, nel ’53, fu deciso di prorogare di 30 anni il rimborso, e di esigerlo solo qualora non avesse impoverito la Repubblica federale. I greci non l’hanno dimenticato: un comitato di esperti sta calcolando quel che Berlino deve a Atene per i disastri dell’occupazione hitleriana (circa 7,5 miliardi di euro). “Le riparazioni non sono più un problema”, replica il governo tedesco. Lo saranno di nuovo, se il castigo ridiventa criterio europeo come nel 1918 verso la Germania.

La Grecia certo non è senza colpe. All’indisciplina di bilancio s’accoppiano la corruzione politica, l’enorme evasione fiscale. Il caos è in buona parte endogeno, come sostenne Alexis Tsipras del partito Syriza quando mise al primo punto del programma la lotta ai corrotti. Ma è un caos non più grave dell’italiano, e anche se Syriza ha manifestato ieri contro la Merkel, assieme ai sindacati, è scandaloso che il Cancelliere si rifiuti di incontrare il primo partito d’opposizione, solo perché le ricette anti-crisi sono ritenute fallimentari.

In fondo non c’è bisogno di Samaras, per penetrare la realtà greca ed europea, e ammettere che nessuno può sopportare una recessione quinquennale. Basta leggere blog e libri indipendenti. Bastano i testi di storia, che raccontano di un paese dove la resistenza antinazista non fu artefice della democrazia postbellica come in Italia, ma venne perseguitata ed esiliata dagli anglosassoni: il potere militare fu da loro favorito per decenni (colonnelli compresi).

I romanzi di Petros Markaris sul commissario Kostas Charitos – una specie di Montalbano greco – sono conosciuti in Italia. L’ultimo, pubblicato da Bompiani nel 2012, s’intitola L’Esattore, e narra di un assassino seriale che elimina uno dopo l’altro grandi evasori e politici corrotti, visto che lo Stato non sa né vuole agire. L’assassino assurge a eroe nazionale, gli indignados di Piazza Sìntagma vogliono candidarlo: “L’Esattore nazionale è un Dio!”, gridano. Oggi esce in Francia un film di Ana Dumitrescu, Khaos, che raffigura il pandemonio ellenico. Dicono nel film: “Il pericolo è che la collera del popolo si trasformi in terribile bagno di sangue, sostituendosi all’azione politica”.

Il sottotitolo di Khaos è “i volti umani della crisi”: volti che la trojka non vede, né la Merkel, né i governi del Sud Europa che trattano Atene come paria, per paura d’esser confusi con essa. Ma il paria parla di noi, e dell’Europa tutta. Habermas probabilmente pensava alla Grecia, nel discorso tenuto il 5 settembre davanti al partito socialdemocratico: i piani di austerità delineano, ovunque, un percorso post-democratico. Quel che assottigliano non è tanto la sovranità assoluta degli Stati nazione – oggi anacronistica – quando la sovranità del popolo, che è costitutiva della democrazia e non è affatto obsoleta. I diritti sovrani sottratti tramite Patto fiscale e Fondo salva-stati semplicemente evaporano, “perché non trasferiti verso un autentico, democratico legislatore europeo”. Il potere resta nelle mani di trojke e Consigli dei ministri non eletti dai cittadini europei, o di tecnici che possedendo la scienza infusa pretendono di superare gli Stati nazione da soli, e surrettiziamente.

“Credo che questo sia il prezzo che paghiamo alla soluzione tecnocratica della crisi”, conclude il filosofo: “In tale configurazione, imbocchiamo un percorso postdemocratico che approderà a un federalismo esecutivo. La democrazia si perde per strada, e tutti mancheremo l’occasione di regolare i mercati finanziari (…). Un esecutivo europeo del tutto indipendente da elettorati che possano essere democraticamente mobilitati smarrirà ogni motivazione e ogni forza per azioni di contrasto”.

L’ora della verità è quella in cui i numeri non occupano l’intero spazio mentale, e in scena fanno irruzione la storia, le memorie scomode delle guerre europee e dei dopoguerra. Per questo sono importanti l’allarme di Samaras, il disagio che ha suscitato in Germania, l’impervia corsa della Merkel a Atene. Qualcosa si muove: non necessariamente in meglio, ma almeno si è più vicini al vero. Si chiama Alba dorata il pericolo greco, ed è alba tragica. All’orizzonte si staglia la figura dell’Esattore Nazionale, salutato come Apollo vendicatore: che viene e uccide i traditori della democrazia. È così, dai tempi dell’Iliade, che dalle nostre parti iniziano le guerre.

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ANTIFASCISTI GRECI TORTURATI DALLA POLIZIA

www.guardian.co.uk
Traduzione per ComeDonChisciotte a cura di ERNESTO CELESTINI

Quindici manifestanti antifascisti sono stati arrestati ad Atene durante uno scontro con i neo-nazisti di Alba Dorata e hanno detto di essere stati torturati nella Centrale di Polizia dell’Attica (GADA) – l’equivalente di Atene di Scotland Yard – e sono stati sottoposti ad un trattamento che il loro avvocato descrive umiliante come ad Abu Ghraib.

Un altro gruppo di 25 persone, che è stato arrestato dopo aver dimostrato a sostegno dei loro compagni antifascisti, ha dichiarato che molti di loro sono stati picchiati, fatti spogliare nudi e fatti piegare di fronte a ufficiali e altri manifestanti all’interno della stessa stazione di polizia.

I manifestanti hanno mostrato ferite e lividi.

Molti dei manifestanti arrestati dopo la prima dimostrazione di Domenica 30 Settembre hanno detto al Guardian che sono stati schiaffeggiati e colpiti dagli agenti di polizia mentre cinque o sei altri agenti guardavano, che gli hanno sputato e “usati come posacenere” perché “puzzavano”, e li hanno tenuti svegli tutta la notte con torce e laser puntati negli occhi.

Qualcuno ha detto che sono stati bruciati sulle braccia con un accendino, e che gli agenti di polizia li hanno video registrati con i telefonini, minacciandoli di pubblicare le foto su internet e dare i loro nomi e indirizzi a Alba Dorata, che ha un una registrazione della violenza politica.

La popolarità di Alba Dorata è aumentata dopo le elezioni di giugno, quando ha guadagnato 18 seggi in parlamento, ma di recente è arrivata terza in diversi sondaggi, dietro il partito conservatore Nuova Democrazia e la sinistra di Syriza.

Il mese scorso il Guardian ha scritto (1) che alcune vittime di reato erano state consigliate dagli agenti di polizia di chiedere aiuto a Alba Dorata, che poi li avrebbe fatti sentire obbligati ad una donazione.

Una delle due donne arrestate ha detto che gli ufficiali hanno usato con loro brutali insulti sessuali e le hanno tirate per i capelli quando cercavano di evitare di essere riprese. I manifestanti hanno detto che per 19 ore non hanno potuto bere né chiedere l’intervento di un avvocato. “Eravamo così assetati che abbiamo bevuto acqua dai gabinetti”, ha detto uno di loro.

Un uomo con una ferita alla testa sanguinante e un braccio rotto che dice che gli hanno rotto durante il suo arresto ha sostenuto che la polizia ha continuato a picchiarlo nelle stanze della GADA e gli ha rifiutato il trattamento medico fino al mattino dopo.

Un altro ha detto che la polizia lo ha costretto a tenere le gambe aperte e che lo ha preso a calci nei testicoli durante l’arresto. “Mi hanno sputato e mi hanno detto che saremmo morti come i nostri nonni durante la guerra civile”.

Un terzo è stato colpito sul dorso con un Taser, mentre cercava di scappare e la bruciatura si può ancora vedere.

“E’ come una scossa elettrica,” ha detto. “Le gambe si sono paralizzate per qualche minuto e sono caduto a terra. Mi hanno ammanettato con le mani dietro la schiena e hanno cominciato a colpirmi nelle costole e in testa con i calci. Poi mi hanno detto di stare in piedi, ma non ce la facevo, così mi hanno tirato con una catena, mentre mi trascinavo sugli stinchi. Hanno continuato con calci e pugni per cinque isolati fino all’auto della pattuglia.”

I manifestanti hanno chiesto di non pubblicare i loro nomi, per timore di rappresaglie da parte della polizia o di Alba Dorata.

Un secondo gruppo di manifestanti ha anche detto di essere stato “torturato” negli uffici del GADA.

“Siamo dovuti passare davanti a un ufficiale che ci ha fatto spogliare nudi nel corridoio, piegarci e girarci di fronte a tutti quelli che erano lì,” ha detto un manifestante al Guardian. “Ha fatto tutto quello che voleva con noi -ci ha preso a schiaffi, ci ha colpito, ci ha detto di non guardarlo e di non sedere a gambe incrociate. Nessuno degli ufficiali che sono passati in tutto quel tempo ha fatto nulla per fermarli.

“Tutto quello che potevamo fare era guardarci a vicenda girando gli occhi, senza muoverci, per darci coraggio. Quell’ufficiale ci ha tenuto lì per più di due ore mentre telefonava al cellulare e diceva ‘sto lavorando e me li sto inculando, proprio per bene’. Alla fine solo quattro di noi sono stati accusati, per resistenza all’arresto. E’ stata una giornata del passato, come quando c’era la giunta dei colonnelli.”

In risposta alle accuse, Christos Manouras, portavoce della polizia ellenica, ha detto: “Non c’è stato uso della forza da parte degli agenti di polizia, contro nessuno, negli uffici del GADA. La polizia greca sta esaminando e studiando approfonditamente ogni singola relazione per quanto riguarda l’uso della violenza da parte di agenti di polizia, se saranno riscontrate responsabilità, la polizia intraprenderà ogni azione disciplinare prevista contro gli agenti responsabili. Non c’è nessun dubbio che la polizia greca rispetterà sempre i diritti umani e non userà la violenza.”

Le proteste di domenica sono avvenute dopo un attacco vandalico contro una comunità tanzaniana da parte di un gruppo di 80-100 persone in un quartiere centrale di Atene, nei pressi di Aghios Panteleimon, una roccaforte di Alba Dorata, dove già ci sono stati molti attacchi violenti contro gli immigrati.

Secondo i manifestanti, circa 150 persone hanno attraversato il quartiere in moto distribuendo volantini. Hanno detto che alla testa della sfilata c’erano due o tre uomini con delle magliette nere con scritto “Alba Dorata” e poi è scoppiata una rissa. Un gran numero di poliziotti sono subito arrivati dalle strade circostanti.

Secondo Manouras: “Durante la protesta con le moto ci sono stati scontri tra manifestanti e gente del posto. La polizia è intervenuta per evitare che la situazione degenerasse e per ristabilire l’ordine pubblico, forse c’è stata qualche contusione di lieve entità, durante gli scontri tra residenti, i manifestanti e la polizia… ”

Marina Daliani, un avvocato di uno dei tanti gruppi di manifestanti arrestati ad Atene, ha detto che l’accusa era di “disturbo della quiete pubblica con volto coperto” (perché i manifestanti indossavano caschi da motociclista), e di lesioni personali gravi nei confronti di due persone. Ma, ha detto, finora nessuna prova di questi fatti è stata presentata. I manifestanti sono stati rilasciati su cauzione di € 3.000.

Secondo Charis Ladis, un altro avvocato dei manifestanti, il maltrattamento di cittadini greci durante la custodia di polizia è stato raro fino a quest’anno: “Questo caso dimostra che abbiamo girato pagina. Fino ad ora eravamo convinti che chiunque fosse stato arrestato, anche per violenza, sarebbe stata al sicuro in mano alla polizia, ma questi giovani hanno detto di aver vissuto una notte di buio interminabile.

Dimitris Katsaris, un avvocato che difende quattro dei manifestanti, ha detto che i suoi clienti hanno patito una umiliazione sullo stile di Abu Ghraib, riferendosi al centro di detenzione dove alcuni detenuti iracheni sono stati torturati dai soldati americani durante la guerra in Iraq:

“Questo non è un caso di brutalità della polizia come quelli di cui si sente parlare di tanto in tanto in tutti i paesi europei. Questo sta accadendo ogni giorno. Abbiamo le foto, abbiamo le prove che quello che succede alle persone arrestate per aver protestato contro l’ espansione del partito neonazista in Grecia. Questo è il nuovo volto della polizia, con la collaborazione del sistema giudiziario”.

Uno dei manifestanti arrestati, un uomo tranquillo di trent’anni, in piedi da una parte isolato, ha detto: “I giornalisti qui non denunciano queste cose. Dovete dirlo voi quello che sta succedendo qui, in questo paese che ha sofferto così tanto per il nazismo. Nessuno lo saprà mai …. A meno che non direte queste cose all’estero”.

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