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Se Estelle arriva a Gaza

Marisa Conte
Freedom Flotilla Italia

Tutte le accuse rivolte da Israele e dai suoi sodali contro le flotille di mare, di aria e di terra sono propaganda. Israele sa benissimo che gli equipaggi sono composti da pacifisti, nonviolenti ma determinati a non far spegnere i riflettori sull’illegalità della sua politica e a reclamare la fine del blocco sulla Striscia di Gaza e dell’occupazione della Palestina.

Ed è proprio questo che fa più paura. Se Estelle arriva a Gaza e la comunità internazionale scopre che, a bordo, ci sono diversi Israeliani e Ebrei e che il carico che trasporta è fatto di palloni da calcio, strumenti musicali, cemento per la ricostruzione, materiale scolastico, gagliardetti dei Comuni, bandiera dei tifosi del Napoli, tavoletta raffigurante la Madonna protettrice dei marinai, innocui regali consegnati dalle migliaia di persone che hanno visitato la barca, durante il suo giro europeo (video: QUI, cerimonia di accoglienza: QUI). Se la comunità internazionale lo scopre, è finito il gioco preferito da Israele: “Caccia al cattivone che ci odia”.

Per questo, Israele la fermerà. O, forse, la farà passare perché, in questo momento, ha bisogno di accreditarsi come Stato democratico, in contrapposizione a quello scelto, oggi, come il più canaglia di tutti: l’Iran.

Comunque vada, Estelle è già un successo, come lo sono state tutte le flotille, fino a oggi.

Ogni missione mette a nudo un aspetto negativo di questo Potere oppressivo. Nel 2010, Israele è risultato, agli occhi dell’opinione pubblica, uno Stato assassino, oltre che assolutamente incurante di offendere la memoria di chi ha ammazzato (questo è il video che l’ufficio stampa del Governo israeliano mandò a tutti i media internazionali, subito dopo l’assalto piratesco alla Mavi Marmara, poi ritirato a seguito delle proteste: QUI).

Nel 2011, la Freedom Flotilla 2 ha svelato a tutti in che misura i Governi europei stavano subendo le ingerenze di Israele nelle proprie giurisdizioni, le connivenze tra cancellerie, i cedimenti a suon di ricatti. Ci fu una grande reazione popolare che ha portato, quest’anno, alla riappropriazione, da parte dell’Europa, di un principio fondamentale, al quale, tra l’altro, teniamo tutti tantissimo: la libertà di movimento.

Estelle è salpata da tutti i porti che ha toccato e, se proprio Israele la vorrà fermare, dovrà farlo da sé e prepararsi a essere sommerso di proteste e sanzioni. Perché, come ha ribadito Dror Feiler, a capo dell’equipaggio (video: QUI), una cosa deve essere chiara per Israele: Estelle non si fermerà e il suo equipaggio è pronto a usare ogni mezzo nonviolento per resistere, fino a farsi deportare in un territorio, quello isaraeliano, in cui Estelle non vuole andare.

Nessuna flotilla cambierà le condizioni di vita dei Palestinesi, è chiaro, ma, come ha detto Ann Ighe, , portavoce di Ship to Gaza, durante la Conferenza Stampa, tenutasi a La Spezia (video: QUI), “Noi sappiamo che, quando il blocco sarà tolto, non arriverà il paradiso. No! (…) Sappiamo che l’embargo non è l’unico problema, che ci sono molti problemi interni. C’è ricchezza e c’è povertà, c’è chi ha cibo e chi non ce l’ha, c’è l’elettricità ma c’è anche il balck-out, per molte ore al giorno. (…) Ma la Palestina e i Palestinesi devono avere la libertà di decidere come costruire la loro società. Devono avere questo diritto. E che il mare non sia più un muro, com’è adesso. Il mare di Gaza non serve a comunicare con gli altri Popoli. Il mare è un muro e noi vogliamo rompere quel muro.”

C’è molta attesa, nella Striscia di Gaza, e fervono i preparativi per accogliere la goletta svedese (foto di Majdi Fathi: QUI) (servizio di Yousef Al-Helou: QUI).

Mentre i Governanti giocano a scacchi, in Palestina si perde la propria libertà o la vita. Tra ieri e oggi, nella Striscia di Gaza, 10 persone, tra le quali 5 bambini e una donna, sono rimaste ferite, nel corso di un raid aereo israeliano, a est di Rafah, e c’è il sospetto che Israele abbia usato, ancora una volta, armi sconosciute e proibite; 4 pescatori palestinesi sono stati arrestati dalla Marina israeliana, mentre pescavano in acque palestinesi, a 2,5 miglia dalla costa, e la loro barca è stata confiscata (QUI).

L’esercito israeliano ha colpito due moschee, nell’area di Khan Younis, facendo 5 feriti; le scuole sono state evacuate (foto di Rosa Schiano: QUI e QUI).

Non è andata meglio, in Cisgiordania, dove, venerdi 5 settembre, durante la manifestazione settimanale di protesta, a Kufr Qaddom, Gary Davis, uno dei direttori del Freedom Theatre di Jenin, è stato arrestato (QUI).

A Nabi Saleh, un ragazzo di 15 anni è stato ferito da un candelotto di lacrimogeno e il racconto di quanto accaduto, durante la manifestazione del venerdi, sembra il quello di uno scenario di guerra (QUI).

E fanno impressione le immagini degli scontri seguiti all’irruzione dei soldati israeliani, nella Moschea di Al-Aqsa (QUI e QUI) e del trattamento selvaggio riservato a un giovane (video: QUI).

C’è molto da portare alla luce per l’equipaggio di Estelle.
Da qui, noi continueremo a parlarne per proteggere le loro vite.

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