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Quale tipo di cristianesimo?

Peppino Coscione
Comunità cristiana di base di Oregina (Genova)

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In occasione delle celebrazioni del 50 anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II sono uscite diverse riflessioni dal tono: “ Quale tipo di chiesa può salvarsi?”.

A me sembra che ci sia da farsi prima una domanda più fondamentale: “Quale tipo di messaggio cristiano vogliamo annunciare e testimoniare?

Non penso che oggi possiamo annunciare e testimoniare l’amore trasformatore/liberante della Presenza/Assenza divina ( diversamente nominata dalle tracce della Trascendenza manifestatesi nella storia ) narrando, per esempio, che Gesù, profeta di Nazareth, è l’agnello di Dio che toglie i peccati del “mondo”, la vittima immolata , il redentore che con il sacrificio sulla croce ha espiato i peccati del mondo, sacrificio peraltro compiuto in vista della sua proclamazione come re onnipotente.

Possiamo ancora fare nostra la convinzione che vi sia differenza sacramentale tra fedeli cattolici ,oppure accettare l’esclusione delle donne dalla ministerialità ecclesiale, che ritengo sia “contra evangelium”?

La Chiesa cattolica si costituisce come popolo di Dio , gerarchicamente ordinato, dove ministri maschi sono rivestiti di sacra potestà . Cosa ha voluto esprimere la scenografia del potere sacral-gerarchico, maschilista e patriarcale che abbiamo visto all’apertura del Sinodo?

Qualcuno/a ha sostenuto che si tratta di una manifestazione del logos occidentale omologante,violento, fallocratico. Altro che “in mezzo a voi come chi serve” ( Lc 22,27 ).

Purtroppo, questa è la comunicazione della Chiesa cattolica ,questa è la narrazione che attraversa la dottrina e il rito che si trasmette da secoli in modo quasi sempre acritico; anzi oggi il potere ecclesiastico , soprattutto quello cattolico-romano, sta facendo di tutto per rafforzarla perché sa bene che solo grazie a questa forma di narrazione, priva di qualsiasi reale rilevanza liberante e trasformatrice, può continuare ad esercitare il controllo culturale,politico e psicologico sui corpi e sulle menti di tante persone prive, perché private, di strumenti culturali autonomi e critici.

Se, come ha scritto Gadamer in “Verità e metodo” ”l’essere che può venir compreso è il linguaggio”, all’essere di Dio che il linguaggio della liturgia cattolica ( e non solo di quella cattolica ) rivela, si fa molta fatica a credere. Riconoscere la presenza nelle chiese istituzionali di persone,di associazioni, di gruppi dediti gratuitamente alla carità, alla solidarietà, non elimina la domanda: quale tipo di cristianesimo annunciamo e testimoniamo?

L’ideologia teologica che esprimono i testi del Concilio Vaticano II sono un compromesso tra una visione esclusivista e inclusivista; ma il messaggio cristiano se vuole contribuire a costruire un futuro migliore per le donne, per gli uomini , per la la natura non può non fare propria una visione prospettica,cioè una visione del mondo che muova dall’idea che il Divino è sempre una realtà più grande delle diverse manifestazioni storiche che lo testimoniano.

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