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Da Gesù a Ratzinger, “cristianesimi” a confronto

Luca Kocci
Adista n. 38 del 27/10/2012

«La parola cristianesimo viene usata con due significati: il messaggio evangelico di Gesù, ma anche il “cristianesimo reale”, ovvero quello che i cristiani hanno espresso e costruito nella storia, comprese le strutture ecclesiastiche di potere. Allora mettere in luce le differenze può aiutare a comprendere meglio quanto accaduto nel passato, a spiegare le contraddizioni del presente e a non perdere la speranza nel futuro». Ed è proprio questa l’operazione che compie Antonio Thellung – già autore di Una saldissima fede incerta ed Elogio del dissenso; ulteriori informazioni sull’autore al sito www.antoniothellung.it – nei Due cristianesimi, il suo libro appena pubblicato dalla Meridiana (pp. 156, 16€; in vendita anche presso Adista, tel. 06/6868692, e-mail: abbonamenti@adista.it). Un’attenta ricostruzione teologica e storica – non specialistica, ma non per questo superficiale e semplicistica – del percorso del cristianesimo, dall’annuncio di Gesù fino a papa Ratzinger, passando per i nodi fondamentali del cammino dei fedeli e della Chiesa (dalla «svolta imperialistica» di Costantino alla cristianità medievale, dall’«assolutismo papale» al Concilio Vaticano II), per mettere a fuoco la progressiva divaricazione fra i due modelli e, nello stesso tempo, non abbandonare le speranze di riconciliazione.

«La storia del cristianesimo si è sviluppata attraverso questa ambiguità, che da un lato comprende l’assoluta novità del messaggio evangelico e dall’altro gli aspetti prepotenti dell’autoritarismo di sempre», spiega Thellung. «Ed è interessante constatare come le esigenze imperialistiche abbiano saputo svilupparsi rigogliosamente senza mai contestare o rinnegare il messaggio di Gesù, ma utilizzandolo nei suoi vari aspetti come surrettizie giustificazioni per sostenere talvolta perfino l’ingiustificabile: insomma siamo stati capaci di proclamare Cristo e contemporaneamente di tradirlo col cuore e con i gesti».

Spesso anche piegando il lessico a questa sorta di conciliazione dei lontani, se non degli opposti…

Esatto. Mentre mi piacerebbe che si chiamassero le cose con il loro nome, cioè che si chiamasse cristianesimo solo quel che è conforme al messaggio di Gesù, dando invece il loro nome a tutti quegli aspetti imperialistici della cristianità che si sono affermati nella storia e che permangono tuttora sotto diversi aspetti. Pensiamo alla battaglia di Lepanto del 1571: la storia usa chiamare “flotta cristiana” quella che ha sconfitto i turchi, ma in un linguaggio corretto bisognerebbe dire che con quella flotta armata Cristo non c’entrava proprio nulla. Era semplicemente la flotta occidentale. Un altro esempio, a noi più familiare, è l’uso ambiguo che si continua a fare della parola Chiesa, sia per indicare l’intero popolo cristiano, sia con riferimento al solo Magistero. In tal modo l’autorità può facilmente utilizzare i valori dell’insieme per legittimare se stessa anche là dove Cristo non c’entra a nulla. La Lumen Gentium dice che «l’universalità dei fedeli… non può sbagliarsi nel credere… quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale». Ma quando questa universalità non c’è, e capita molto spesso, sarebbe meglio che il Magistero esprimesse chiaramente qual è il proprio pensiero, senza pretendere che sia quello della Chiesa intera.

Ci vorrebbe anche una “purificazione” del linguaggio?

Sì, perché se si chiamasse cristiano solo quello che è conforme al Vangelo, molte sovrastrutture si mostrerebbero chiaramente per quello che sono.

Ti sembra che questa ambiguità abbia delle ripercussioni sulla vita di fede dei cattolici?

Certamente. Negli ambienti della società civile, molti oggi si trovano a disagio nel dirsi cristiani, perché temono di essere assimilati a qualcosa che con Gesù non c’entra. Così, talvolta, tendono a giustificarsi con dei distinguo come se si vergognassero. Il fatto è che mentre sarebbe ovvio sentirsi fieri dell’essenza evangelica, c’è da vergognarsi, e molto, di tutto quello che viene definito come cristiano mentre non lo è. Del resto in molti Paesi orientali il cristianesimo viene identificato con la civiltà occidentale, col risultato che per certe popolazioni i cristiani risultano prepotenti, guerrafondai, colonialisti e oppressori. E il messaggio di Gesù, mite e umile di cuore, rimane umiliato e ignorato.

Cosa è la Chiesa?

È assemblea di incontro e confronto, comunione di consensi e dissensi, ricerca di aiuto reciproco per farsi tutti solidali. I confini dell’autentica Chiesa non sono definibili con criteri imperialistici, basati su inclusioni o esclusioni, perché chiunque guarda a Cristo fa parte della sua Chiesa: giusti e peccatori, prostitute e pubblicani, grano e zizzania, e tutti quelli che verranno da Oriente e da Occidente. I seguaci di Cristo sono tenuti a identificarne i vari aspetti di volta in volta. Cominciare a utilizzare la parola cristiano in modo proprio contribuirebbe a facilitare il compito.

C’è speranza?

Io continuo a sperare e a sognare. Sogno una Chiesa dalle coscienze adulte, che ha bisogno anche di un Magistero, purché non sia autoritario e prevaricante. Un Magistero che sappia dialogare positivamente con il consenso ma ancor più con il dissenso, sempre utilissimo per correggere i rischi di finire fuori strada. Dall’altro lato, però, le coscienze adulte dovranno saper esprimere un dissenso affettuoso, senza sterili contrapposizioni, per costruire tutti insieme il futuro.

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