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Guerra e pace in Siria di Cipax Roma

Centro Interconfessionale per la Pace

Giovedì 25 ottobre 2012 si è svolto su tale tema il primo incontro del corso annuale organizzato dal Centro Interconfessionale per la Pace in collaborazione con Adista, Confronti, Cdb S.Paolo, Fuci, Pax-Christi-Roma e Lega Diritti dei popoli, dal titolo: Democrazia partecipativa e—>è Pace.

“Parlare di Siria oggi è difficile – ha esordito il moderatore Gian Mario Gillio, direttore di Confronti – perché anche tra i pacifisti vi sono posizioni differenti, riflesso delle divisioni che esistono tra gruppi politici e religiosi siriani”. Da qui l’opportunità del dibattito teso innanzi tutto a conoscere questa immane tragedia che si sta consumando sull’altra sponda del Mediterraneo.

“Se la Siria affonda, noi non resteremo a galla”: così ha concluso il primo degli interventi, quello di P. Paolo Dall’Oglio, il gesuita fondatore del monastero di Deir Mar Musa recentemente espulso dalla Siria dopo 30 anni di permanenza. Il suo reato quello di aver visto e prese le difese della ‘primavera’ annunciata a mani nude dai giovani che reclamavano libertà, dignità e democrazia, e per questo massacrati dal regime criminale del dittatore Assad. Dopo aver accusato anche le autorità religiose cristiane e islamiche che appoggiano il regime strumentalizzando la religione a fini di potere, e dopo aver chiesto invano all’Onu l’interposizione di corpi di pace e di volontari nonviolenti, fa appello alle nazioni di riaprire i tavoli della diplomazia per una riconciliazione alla sola condizione che venga garantita la piena libertà di opinione e di espressione, fondamento di ogni democrazia. Certo – e questa sua posizione non è accettata da altri pacifisti occidentali, alcuni dei quali sono intervenuti al dibattito esprimendo le loro perplessità e contrarietà – il popolo siriano quotidianamente violentato e trucidato va aiutato in ogni modo: “come si fa ora a negare ai resistenti, non ribelli, l’uso delle armi per la difesa contro la repressione violenta?”

Nel dibattito – teso e molto vivace – che è seguito sono intervenuti poi tre testimoni diretti della tragedia siriana, che hanno parenti in quella terra martoriata.

Carolina Popolani, documentarista nata in Siria, che ha purtroppo rilevato come oggi in molte case siriane ormai vi siano armi che arrivano da ogni parte del mondo ai diversi gruppi politici, religiosi o etnici; e come nel mondo dei media purtroppo vi è troppo silenzio: “la Siria non fa più notizia”.

Francesca Paci, giornalista inviata de La Stampa in medio oriente, appena tornata dal confine turco-siriano, ha informato sull’escalation in atto anche per l’esplodere della questione curda; sono 12 milioni i curdi che vivono in Siria e sono divisi tra richiesta di autonomia dalle due nazioni contendenti e appoggio ad Assad contro la Turchia. In breve una situazione esplosiva che aggrava ancor più la guerra civile siriana. Infine Paci, autrice fra l’altro del libro “Dove muoiono i cristiani”, ha ricordato che proprio i cristiani in Siria finora non morivano ma questa non è una buona ragione e soprattutto è un prezzo troppo alto per chiudere gli occhi su un regime tra i più feroci al mondo in termini di repressione del dissenso.

Adnane Mokrani, docente di islamologia all’università Gregoriana, ha confessato il suo dolore per un popolo lasciato solo a combattere contro un regime oppressivo e sanguinario, che però – questo il suo messaggio di speranza – senza dubbio cadrà, perché alla fine la resistenza di un popolo contro la dittatura riuscirà ad affermare la democrazia.

Ma quando? E quale prezzo? E noi assistiamo impotenti? Che cosa possiamo fare? Il dibattito continua. E la serata si è conclusa con una fraterna convivialità e con l’impegno a rincontrarsi.

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