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Stay hungry. Stay foolish. Stay choosy

Massimo Ragnedda
Tiscali Notizie, 24 ottobre 2012

Non siate schizzinosi e accontentatevi. La Ministro Fornero si rivolge così ai giovani invitandoli a piegarsi di fronte al lavoro nero, alla corruzione, ad una società non meritocratica, dove conta molto più chi conosci che cosa conosci. Invita loro a continuare ad accettare stage non retribuiti, umilianti e demoralizzanti. Se li rifiuti sei uno “choosy”, uno schizzinoso, uno che aspetta il posto ideale e che non ha voglia di darsi da fare.

Facile fare ironia, paragonando quanto detto da Steves Jobs agli studenti della Stanford University, a Palo Alto, cuore pulsante della Silicon Valley californiana: “Stay hungry. Stay foolish”, tradotto in italiano con “Siate affamati, siate folli”, ma che in realtà significa molto di più. Era il 12 giugno del 2005 (all’epoca Steve Jobs era amministratore delegato di Apple e Pixar) quando durante il “commencement speech”, ovvero il discorso ai laureandi che le università americane affidano tradizionalmente a personalità di grande rilievo, pronunciò quella famosissima frase, diventata un’icona per una generazione che sogna, che lavora, che si impegna. Una generaziona che va oltre, che non si piega ed è affamata, che lotta a testa alta, sognando un mondo, e una posizione sociale, migliore.

Steves Jobs sapeva di avere di fronte gli studenti di una università che sforna la futura classe dirigente delle aziende della tecnologia, il cuore pulsante degli Stati Uniti, il motore tecnologico ed economico del paese. Si rivolgeva a loro dicendo: non mollate, siate avidi di sapere e conoscenza e continuate a sognare. Non fermatevi mai, continuate a esplorare. Quella frase, in realtà non sua come lo stesso Steve Jobs ha ricordato, ma letta nella rivista “The Whole Earth Catalog” lanciata da Stewart Brand nel 1968, è un motto generazionale che spinge ad essere positivi, a sognare, a esigere e lottare per i propri sogni e diritti.

Suonano così lontane dalla bassezza culturale di un ministro lontano anni luce, come Monti del resto, dai giovani e dalle difficoltà di un paese che affonda sotto i colpi di una politica reazionaria e cieca, che pensa allo spread e a sanare le banche, tagliando diritti, pensioni e welfare e perdendo di vista il lato umano. Una politica miope che offende, disprezza e insulta dall’alto di una posizione privilegiata e baronale. Una cultura di governo che non solo non aiuta la crescita, ma prova a distruggere l’unica cosa che di caro ci è rimasto: il sogno.

No caro ministro, io sono dovuto fuggire dall’Italia perché non mi andava più di accettare un sistema non meritocratico che umilia e non gratifica. Non sono schizzonoso, anzi tutt’altro: per anni, pur di inseguire il mio sogno di lavorare all’Università (come fa Lei, suo marito e sua figlia) ho accettato contratti di insegnamento ad un euro e per mantenermi ho lavorato come barista. Caro Ministro sa bene che senza padrini, nel mondo accademico italiano, raramente si riesce ad entrare. Al massimo puoi fare il precario per decenni, come ho fatto io. E allora vai all’estero dove cerchi un riscatto sociale, insegui un sogno e provi concorsi aperti e liberi, dove conta il merito e non il tuo sponsor. No Ministro, non sono schizzinoso, ma avido di sapere, sognatore e libero e, pur di non piegarmi a fare fotocopie o far dipendere la mia carriera dall’umore di qualcuno, ho preferito spostarmi all’estero, pur tra mille difficoltà e tanta voglia di rientrare. Sentire le sue parole, ancora una volta, mi fanno capire quanto siamo lontani dall’uscita della crisi, culturale prima che economica, e che con persone come lei al governo sarà dura andare avanti.

Un vero ministro del lavoro dovrebbe dire ai giovani del suo paese: siate esigenti, non accettate lavori in nero, inadeguati, sottopagati o contrattini. Non accettate concorsi truccati, ribellatevi, afferrate il vostro futuro, siate orgogliosi e alzate la testa. Un vero ministro dovrebbe spingere i giovani a sognare e volere un futuro migliore. Un vero ministro del lavoro di fronte ad una disoccupazione e a un precariato giovanile ai massimi storici dovrebbe cercare di capire il problema e proporre delle soluzioni. Dovrebbe creare (questo sarebbe l’auspicio, ma non pretendiamo tanto) i presupposti per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani, creare un sistema che premia e gratifica, che combatta il lavoro nero e lo sfruttamento degli stage non retribuiti. L’ultima cosa che dovrebbe fare, invece, è insultarli. Ed invece continua nella sua lunga scia di disprezzo dei più deboli, retaggio di una cultura feudale e baronale che guarda dall’alto verso il basso, con disprezzo e distacco. Ministro continui pure a distruggere i diritti del mondo del lavoro, con la complicità dei partiti che sorreggono la sua maggioranza, continui a distruggere il mondo delle pensioni e tagliare posti nel mondo del sociale, ma non ci rubi almeno il desiderio di sognare un mondo migliore. Non ci rubi il desiderio di essere affamati di conoscenza.

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Fornero nel Paese dei “choosy”

Carlo Musilli
www.altrenotizie.org

Parlare è necessario, ma non sempre. Alle volte si potrebbe anche farne a meno, contemplare il creato e godersi la pace del silenzio. Purtroppo la continenza verbale non è fra le virtù più spiccate di cui possa far vanto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ieri si è prodotta nell’ennesimo siparietto coronato da auto-rettifica. Per l’occasione ha sfoggiato anche un anglismo mica da tutti: “choosy”, vale a dire “esigente” o, nell’accezione più sgradevole, “schizzinoso”.

A Milano, dal palco dell’Assolombarda, il ministro ha recapitato il seguente dispaccio ai giovani italiani: non dovete “essere troppo choosy nella scelta del posto di lavoro. Lo dico sempre ai miei studenti: è meglio prendere la prima offerta di lavoro che capita e poi, da dentro, guardarsi intorno. Non si può più aspettare il posto di lavoro ideale, bisogna mettersi in gioco”.

Il quesito sorge da sé: in quale Paese pensa di fare il ministro la professoressa Fornero? A questo punto è probabile che non si tratti dell’Italia, visto che qui da noi – di solito – le offerte di lavoro non “capitano”. Può darsi che nel lontano Paese dei “choosy” (forse “Choosyland” rende meglio?) sia pieno di brillanti laureati con master di secondo livello, Mba e Phd. Singolari creature a cui però ogni giorno vengono proposte occupazioni di scarso prestigio, che loro, schizzinosamente, rifiutano. Per verificare la notizia abbiamo provato a contattare il Brucaliffo e il Cappellaio Matto, ma schizzinosi come sono non hanno risposto.

D’altra parte quaggiù, nel mondo reale, a inizio ottobre la Banca centrale europea ha raccontato una storia leggermente diversa. Stando ai conti di Francoforte, il tasso di disoccupazione in Italia arriva al 12,5% se si includono anche gli “scoraggiati”, cioè le persone che hanno smesso di cercare lavoro perché convinte di non poterlo trovare. Il conteggio degli scoraggiati aumenta di 4,1 punti percentuali il tasso di disoccupazione ufficiale italiano calcolato da Eurostat per il 2011, innalzandolo al sesto posto nella zona euro. Ma si tratterà certamente di un 4,1% troppo schizzinoso.

Secondo la più nostrana Istat, invece, nel secondo trimestre 2012 il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) ha superato il 35%, mentre gli under 35 rappresentano oltre la metà dei disoccupati totali. Quasi un milione e mezzo di schizzinosi.

Un vero dramma sociale che, per fortuna, non coinvolge gli altolocati di “Choosyland”. Qualcuno però deve aver pensato che Fornero con quell’aggettivo inglese si riferisse davvero all’Italia, perché quando il ministro si è spostato a Nichelino (vicino Torino) per un dibattito sulle pensioni, ha trovato alcuni esponenti dei Cobas e di Rifondazione Comunista a contestarla. Dopo aver appurato l’impossibilità di dialogare, la Professoressa ha lasciato il centro anziani Nicola Grosa. A quel punto la protesta è degenerata nella bagarre.

Dobbiamo quindi constatare ancora una volta lo spread fra il favoloso mondo di Fornero e la situazione reale del Paese. E’ certo che un ministro abbia il dovere morale di comunicare con i cittadini, e più volte la titolare del Lavoro si è vantata della sua disponibilità in questo senso. Ma quando un esponente del governo parla in pubblico deve avere ben chiara la situazione: non sta prendendo il tè insieme ad altre eleganti e compite signore della Torino bene, né può immaginare di rivolgersi esclusivamente alla platea che ha fisicamente davanti agli occhi. Ogni volta che apre bocca deve sapere che il Paese intero sta ascoltando. Frasi e concetti che forse potrebbero andar bene per “i suoi studenti” rischiano di offendere altri milioni di persone. E la rabbia a quel punto è una reazione prevedibile.

Fornero però a questo non sembra rassegnarsi. Il suo universo di riferimento rimane inesorabilmente quello da cui proviene: il senato accademico fatto di magnifici tailleur e impeccabili gessati. E’ un limite di cui bisogna tener conto, anche perché a volerlo ignorare rimarrebbe solo l’antipatia di chi ai suoi cittadini dice “vedete d’accontentarvi”, mentre lei e i suoi pari sguazzano nell’accumulo d’incarichi e di stipendi.

Il ministro probabilmente non avrebbe voluto risultare così arrogante, ma il messaggio è passato. “Le parole sono importanti!”, come strillava Nanni Moretti in “Palombella Rossa”. Alla fine Fornero se n’è resa conto e ha provato a correggere il tiro quando ormai era troppo tardi: “Non ho mai detto che i giovani italiani sono schizzinosi. I giovani italiani sono disposti a qualunque lavoro. Poteva capitare in passato, quando il mercato del lavoro consentiva cose diverse, ma oggi i giovani italiani non sono nella condizione di essere schizzinosi, tant’è vero che oggi sono precari”. Chissà cosa pensano dei giovani precari italiani, laggiù a “Choosyland”.

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