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Deserto: realta’ e metafora di L.Boff

Leonardo Boff, Teologo/Filosofo
Ricevuto dall’autore e tradotto da Romano Baraglia

Il deserto è una realtà misteriosa e metafora feconda del percorso contraddittorio della vita umana.

Attualmente il 40% della superficie terrestre si trova in processo avanzato di desertificazione. I deserti crescono nella proporzione di 62 mila kmq all’anno, il che equivale a 12 ettari al minuto. In Brasile abbiamo 1 milione di kmq in via di desertificazione. Solo nel nordest e nello Stato di Minas, ne abbiamo 182 mila kmq. Questo fenomeno che minaccia i raccolti, la soluzione del problema della fame e obbliga intere popolazioni a emigrare, si deve alla deforestazione al cattivo uso del suolo, alle mutazioni climatiche e ai venti.

Pensiamo al maggior deserto del mondo, il Sahara, con una superficie maggiore di quella del Brasile (9.065.000 kma). Diecimila anni fa era coperto di dense foreste tropicali, nasconde fossili di dinosauri e segni archeologici di antiche civiltà, perché un tempo il Nilo affluiva all’Oceano Atlantico.In quel tempo, però avvenne un drastico cambiamento di clima, che trasformò il Sahara in una gigantesca savana e in seguito in un deserto estremamente secco. Non è un segno per l’Amazzonia?

Ma la vita è sempre più forte. Essa resiste, si adatta e finisce per trionfare. Ancora oggi, nel deserto c’è vita: più di 800 specie vegetali e minuscoli insetti e animali. Ma basta che soffi un vento più umido o cada qualche goccia di acqua, perché la vita invisi bile irrompa superbamente.

In otto giorni, il seme germina, fiorisce, matura, dà frutto e cade al suolo. La pianta si accartoccia, aspetta un anno e più, sotto la canicola e il flagellare del vento, fino a quando possa germinare e continuare il ciclo interrotto e trionfante della vita. Quattro arbusti si abbracciano per difendersi dal vento e sopravvivere.

Ugualmente, piccoli animali si nutrono di insetti, farfalle, libellule e sementi portate dal vento. Ma quando c’è un’oasi, la natura pare che si vendichi: il verde è più verde,i frutti più coloriti, e l’atmosfera più ridente. Tutto proclama la vittoria della vita. Con la sua tecnologia l’essere umano attraversa i deserti, traccia strade brillanti, riporta il deserto alla civiltà, come avviene negli USA, in China e in Chile. Questa è la realtà dell’ecologia esteriore del deserto.

Ma ci sono deserti interiori, da ecologia profonda. Ogni persona umana ha il suo deserto da attraversare, in cerca della “Terra promessa”. Percorso doloroso e pieno di miraggi, ma l’aspetta sempre un’oasi per rimettersi in sesto.

Ma c’è deserto e deserto: deserto dei sensi,dello spirito, della fede. Il deserto dei sensi avviene soprattutto nelle relazioni interpersonali. Dopo alcuni anni, la relazione di una coppia conosce il deserto della monotonia del tran tran di tutti i giorni e la diminuzione del reciproco incantamento. Se non c’è creatività e accettazione dei limiti di ciascuno, la relazione può finire. Se non si compie la traversata, rimane il deserto che ti sfinisce.

C’è anche il deserto dello spirito. Nel secolo IV, quando il cristianesimo cominciò a imborghesirsi, laici cristiani si proposero di mantener vivo il sogno di Gesù. Andarono nel deserto per trovare una terra promessa proprio nell’anima loro e trovarsi a tu per tu col Dio vivo. E lo trovarono. Si tratta di una traversata del deserto pericolosa. San Giovanni della Croce parla della notte dello spirito “terribile e spaventosa”. Ma il risultato è un’integrazione radicale. Dunque, dall’aridità nasce il paradiso perduto. Il deserto è metafora di questa ricerca e di questo incontro.

Infine, il deserto della fede. Oggi si vive nella chiesa cattolica un arido deserto, visto che la primavera che il concilio Vaticano II voleva esprimere si è trasformato in in un inverno severo ad opera di misure prese dall’organismo centrale del Vaticano, nello sforzo di mantenere tradizioni e stili di pietà che hanno a che vedere con il modello medievale della chiesa di potere. Essa si comporta come una fortezza assediata e chiusa agli appelli che vengono dai popoli, dai loro lamenti e speranze. È il modello di chiesa della paura, del sospetto e della scarsità di creatività, il che rivela insufficienza di fede e fiducia nello Spirito di Gesù. Quel che si oppone alla fede non è l’ateismo, ma la paura. Una chiesa piena di paura perde il suo costitutivo essenziale che è la fede viva. I crimini di pedofilia di molti religiosi e gli scandali finanziari della Banca del Vaticano ha fatto sì che molti fedeli conoscessero il deserto, emigrassero dall’istituzione, sia pure continuando a nutrire il sogno di Gesù e la fedeltà al Vangelo. Viviamo in un deserto ecclesiale senza intravedere un’oasi davanti. Sarà la nostra sfida, quella di fare, anche così, la traversata, con la certezza che lo spirito irrompa e faccia nascere fiori nel deserto. Ma che male, che fa!

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