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Il cattivo uso di tante energie ideali e morali

Vittorio Bellavite
Coordinatore di Noi Siamo Chiesa Italia

Il disagio profondo nei confronti di questa politica è diffuso, pesante. La situazione è ormai riconosciuta da tutti. Ma la corruzione, il malgoverno, la vera e propria criminalità, che è aumentata negli ultimi anni, confligge con le altrettanto vaste aree sane che resistono e gestiscono lavoro, giustizia, scuola, molte amministrazioni locali e la contraddizione nei confronti dei poteri criminali.

In questo scontro servono allora per venirne fuori energie morali, fede nella democrazia, disinteresse personale e di gruppo, contributi per demitizzare gli “idoli”, la propaganda, il materialismo quotidiano presente ovunque. Il mondo cattolico diffuso, di “base” è ancora ricco di queste realtà. Chi può negarlo?

Il volontariato, gli interventi sociali e assistenziali, l’intervento nel terzo mondo, l’impegno ambientalista e pacifista sono vere presenze di cattolici all’interno della società civile, di quello che, nel linguaggio ecclesiale, si suole definire il “mondo”. La nostra Repubblica ha ora bisogno estremo di queste energie nel momento stesso in cui grandi riferimenti ideali di prima (socialismo, antifascismo…) sono più deboli, confusi, poco individuabili.

Il problema è quello di come “usare” di questo patrimonio nell’emergenza in cui ci troviamo. I vescovi, all’avvicinarsi del crollo del berlusconleghismo si sono posti il problema e hanno chiamato a raccolta un anno fa a Todi (ottobre 2011) le organizzazioni cattoliche presenti nel mondo del lavoro. Questo tentativo fu però debole, diviso tra l’ipotesi di un nuovo partito e una specie di struttura prepartitica e senza porsi veramente il problema di un’autocritica sui silenzi e le complicità del passato che hanno contribuito al disastro.

Padre Sorge (su “Aggiornamenti sociali” del febbraio di quest’anno) bacchettò senza riserve questa iniziativa per la sua collocazione moderata, per la sua impronta clericale (la prolusione fu affidata a Bagnasco!) e per la sua dubbia rappresentatività. Noi cattolici “conciliari” vi abbiamo subito sospettato un tentativo di riciclaggio del potere ecclesiastico alla ricerca di nuovi strumenti per mantenere alla Chiesa (CEI) una forte influenza istituzionale a difesa della “roba” e dei “valori non negoziabili”.

Un anno dopo c’è stato un nuovo tentativo (Todi 2, 20-21 ottobre) con gli stessi soggetti. Lo scenario è cambiato. Ora domina un montismo senza “se” e senza “ma”, un’ innamoramento del centro che ha fatto scrivere nel documento conclusivo “di un percorso che consenta, entro i prossimi appuntamenti elettorali, di generare proposte nuove tanto nel contenitore che nei contenuti”.

E l’” Avvenire”ha aperto nella prima pagina il 23 ottobre con “Todi, vitamine per la vera Italia” parlando poi “di un’offerta per il bene del paese” (titoli ed enfasi evidentemente concordati con la Presidenza della CEI) Il 17 novembre prossimo i soggetti di Todi 2 si ritroveranno con soggetti “laici” ( Montezemolo e dintorni) per organizzare questo famoso e magico centro.

Alcune domande: ci si rende conto dei rischi che una tale operazione comporta ? come possono, per esempio, le ACLI collocarsi in un’area così diversa dalla propria base sociale, non rischiano di diventare solo un’associazione che dispensa servizi? ci si rende conto che il montismo sta facendo scelte sociali troppo dure e che ci sarebbero altre politiche per affrontare la crisi? e che bisognerebbe almeno indicarle, almeno in modo propositivo o problematico? che la politica per la famiglia, more solito, non esiste, anzi.

E i cattolici adulti, quelli del cattolicesimo democratico e quelli dell’area più alternativa sono inesistenti, sono di serie B? si prende atto che, nel confronto televisivo sulle primarie del PD del 12 novembre, Bersani e Vendola hanno detto che i loro ispiratori sono, rispettivamente, papa Giovanni e il Card. Martini? E come si fa a inneggiare al montismo senza aver fatto i conti, con la cenere sul capo, con i clamorosi errori politici degli ultimi anni ?

Mi pare che la linea Bagnasco, sulle questioni di fondo, non sia diversa da quella di Ruini. Entrambe sono lontane da quella passione per l’Evangelo e la democrazia che la situazione italiana di oggi richiede ai credenti nel nostro paese.

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