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Quei cattolici saliti in Ferrari

Domenico Rosati (*)
l’Unità, 19 novembre 2012

Finalmente misureremo la consistenza politica e metteremo alla prova il rassemblement di Montezemolo, venuto alla luce con impulsi vagamente demiurgici. In particolare nel proposito di fornire una base democratica alla fin qui inesistente candidatura di Monti, in convergenza competizione – si vedrà – con l’altro Centro, quello… storico di Casini che giustamente fa valere la propria primogenitura. Qui interessa mettere a fuoco i riflessi dell’operazione sull’area cattolica, dalla quale provengono, per importanza di sigle e sostegni dichiarati, molti autorevoli protagonisti.

Che sono poi gli stessi artefici degli incontri di Todi (anche se non tutti) accomunati su una piattaforma che auspicava l’avvento di una nuova offerta politica alla quale poter contribuire senza rischiare di cadere in uno dei due populismi, di destra e di sinistra, simmetricamente e sommariamente configurati.
Tutte le volte che qualcosa si muove nel mondo associativo di matrice cattolica è corretto chiedersi quale sia la corrispondenza tra il presunto e l’effettivo, cioè tra la bandiera innalzata e i voti spostati.

È un’operazione salutare sia dal punto di vista del soggetto interessato che da quello degli utilizzatori del potenziale consenso. Nel 1972 – ecco un anniversario da ricordare a fini pedagogici – s’immaginò che i due milioni di iscritti alle Acli (tanti se ne enumeravano) potessero trasformarsi in altrettanti voti per quel Movimento politico dei lavoratori (Mpl) con cui Livio Labor, lo stimatissimo leader popolare che da poco aveva lasciato la guida delle Acli, pensava di alleggerire la Dc e di arricchire in autonomia lo schieramento della sinistra.

Le cose andarono diversamente con effetti durevoli sulla stessa prospettiva dell’organizzazione.
La via dello «sbocco politico» restò preclusa e si pensò di attivare la società civile con il fine di una riforma della politica basata sulla partecipazione e l’estensione dei poteri. Parlo di una realtà di cui ho fatto diretta esperienza, ma questioni analoghe si incontrano nelle vicende sia delle organizzazioni confessionali che di quelle non confessionali, come la Cisl.

A garanzia della distinzione dei ruoli e anche dell’autonomia dei soggetti, funziona in molti casi l’incompatibilità tra carica politica, compreso il Parlamento, e carica associativa. Di fatto poi il dirigente che va in politica perde non solo i gradi della formale rappresentanza, ma anche l’influsso effettivo sull’orientamento della casa madre. Pare dunque inappropriato registrare, come si è fatto, la presenza delle Acli (o della Cisl o di altri) all’appuntamento per la Terza Repubblica come lo sarebbe con riferimento ad altre consimili occasioni.

Dopotutto la «fine del collateralismo» (espressione di gergo coniata con riferimento alla Dc) non è stata mai revocata. Quanto ai contenuti e alle strategie, la discussione è appena aperta. Che cosa c’è dentro l’involucro della Terza Repubblica? Quale Costituzione si sottintende? Quella che c’è, come dice Andrea Riccardi, o un’altra da svelare al momento opportuno?

Che seguito concretodare alle affermazioni per cui l’unica «patrimoniale» da accettare è quella che riguarda lo Stato? Quanto è larga la concessione che si fa alla vulgata per cui è lo Stato a vampirizzare la società che funzionerebbe meglio da sola? Che respiro può avere un welfare tutto «sussidiario» se manca una programmazione che fissi i livelli essenziali di tutela e ne garantisca il carattere universale e la tendenza ugualitaria?

Come si declina il tema del lavoro che non c’è (e che bisogna creare) se non con una mobilitazione straordinaria di energie e di risorse? E come recuperare i tratti fondamentali di una politica di autentico sviluppo se chi si colloca al centro non persegue – ma esplicitamente – un’alleanza chiara con le forze progressiste?

Vero è che in testi riservati e in private conversazioni si ammette che tale è la prospettiva e che se si resta reticenti sul punto è solo per non offrire il fianco ad una destra che, come si diceva una volta, è sempre ben rappresentata dovunque. Ma se un simile riserbo è comprensibile per ambienti che sono stati contigui al berlusconismo, lo è di meno per quegli altri che non hanno avuto commerci con esso e che comunque mantengono una collocazione sociale non componibile.

Tanto più che non pare davvero scongiurata l’ondata di ritorno dell’appello all’unità dei moderati nella forma di un centrodestra integrale più o meno bonificato e magari benedetto dal Partito popolare europeo, oltre che da comparti di area cattolica rimasti fuori dal primo… giro in Ferrari.

C’è infine una curiosità che ha un fondamento etico: con chi dovremo parlare per sapere che cosa farà l’ipotetico prossimo governo a guida centrista?

Con un presidente «coperto», cioè Mario Monti, che però non si esprime perché non partecipa alla competizione, o con Luca Cordero di Montezemolo o altri che svolgono un’azione d’intermediazione indiretta?
Ormai il rifarsi all’Agenda Monti è insufficiente poiché anche chi la propugna poi, in effetti, l’adatta e la modifica. C’è una versione autentica che non riguardi il passato?
Qualche elettore vorrebbe saperlo.

(*) Presidente Nazionale ACLI dal 1976 al 1987

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Verso la terza repubblica: un velenoso intruglio catto-capitalista

Citto Saija
www.nuovosoldo.it

I poteri forti cercano una strada per mantenere il potere che in questo momento è nelle mani del loro rappresentante Monti e dei banchieri. Ma quale società civile? Nell’hangar degli studios cinematografici di via Tiburtina a Roma vi erano, il 17 novembre, circa 7000 persone, una miscela esplosiva che vorrebbe ipotecare il futuro del Paese per garantire sempre più i ricchi e bastonare i poveri e i giovani.

Non è un caso se la “stampa amica” parla di “prove tecniche di nuova DC”, di una piccola balenottera che si ispira alla più famosa balena bianca democristiana: una mostruosa polipessa o piovra che guarda con nostalgia alla DC del 1948.

Il velenoso intruglio catto-capitalista impersonato dall’ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo e dal fondatore della Comunità di S. Egidio ministro Andrea Riccardi, punta ad arrivare, per via democratica, alla persistenza di un governo Monti che continuerebbe ad affamare il popolo italiano.

Diciamo le cose come stanno: non si tratta certo di un cammino verso una terza repubblica, ma di un cammino all’indietro verso la prima repubblica; quella repubblica democristiana che tanto male ha fatto al Paese.

Tanti gli ex democristiani presenti alla kermesse, gli ectoplasmi di qualche “comunista” consociativo, l’ombra pericolosa (sempre democristiana) di Casini e la destra finiana.

Perché ci piace parlare di intruglio catto-capitalista? Perché la storia continua, perché la medicina è sempre la stessa.

Proviamo a personificarla e vedremo, come in una palla di cristallo, tanti volti del passato, e vedremo un aspirante stregone che in un grande pentolone sta preparando una pozione velenosa per il nostro Paese, una pozione che ci porterà a morire democristiani.

Chi sta dietro alla convention, che finge di essere una novità, del 17 novembre?

Certamente il capitalismo italiano con Cordero di Montezemolo, i tanti bocconiani rappresentanti dell’economia di destra, i banchieri o ex banchieri prestati alla politica, il sindacalismo padronale con Bonanni e la nuova Cisl, il Vaticano con il suo braccio secolare rappresentato dal prof. Riccardi.

Altro che società civile, si tratta di una società incivile che certo non si batte per la giustizia sociale, che sostiene le politiche neoliberiste del bocconiano Monti e del ministro Passera e che non ama i giovani e i lavoratori indignati che protestano nelle piazze e vengono malmenati dai cosiddetti tutori dell’ordine.

E’ ora anche di smetterla e di fare chiarezza sul cosiddetto “mondo cattolico” che sarebbe coinvolto nell’operazione “terza repubblica”.

Bisogna smetterla con la strumentalizzazione della fede dei credenti cattolici e dire a chiare lettere che la Chiesa non ha nulla a che fare con l’operazione di Montezemolo, Riccardi, Bonanni e il presidente delle Acli Andrea Olivero (da dove viene, dove va e chi rappresenta?).

Sembra che la parte più reazionaria e conservatrice del Vaticano e delle gerarchie ecclesiastiche italiane sostengano questa operazione della destra conservatrice.

E’ evidente la scelta neoliberista del velenoso intruglio che nulla ha a che fare con il solidarismo cristiano.

Certamente l’ex presidente delle Acli Livio Labor, dall’altro mondo, guarderà con disprezzo il traguardo finale delle Acli di oggi (che fra l’altro sono forse solo una sigla di potere).

La vera società civile non è quella che si è riunita negli studios di via Tiburtina ma è quella che è scesa in piazza il 14 novembre ed è stata bastonata e manganellata dalla polizia; è quella che in Sardegna ha fatto scappare in elicottero i ministri Passera e Barca, e che continuamente contesta la Fornero (ministra del non lavoro) e il ministro Profumo e la ministra Cancellieri.

E’ necessario lanciare subito il manifesto di una sinistra radicale di alternativa che sola può condizionare il Partito democratico e puntare al governo del Paese.

Mi piacerebbe una grande operazione a tenaglia (mi scuso per l’immagine di tipo militare) di due immensi cortei elettorali (sto parlando di elezioni politiche) che può condizionare da un lato il Partito democratico che naviga senza bussola con le sue confuse primarie e dall’altro annientare politicamente le destre vecchie e nuove.

Possiamo immaginare in Parlamento una grande maggioranza, plurale, che punti al governo del Paese.

Una grande schiera di parlamentari della sinistra radicale e dall’altro lato una grande schiera di parlamentari del movimento cinque stelle (che certamente non è destra) con un programma alternativo che può diventare comune e portare l’Italia verso lidi diversi da quelli che vuole la destra che conosciamo.

Il mio certo non è un discorso utopico, se volete è un’utopia concreta, è un sogno ad occhi aperti, è qualcosa che è a portata di mano, è qualcosa che può realizzarsi.

E’ necessario che le vere forze del cambiamento, la vera società civile (altro che Montezemolo e Riccardi) escano allo scoperto, si rimbocchino le maniche, ci mettano la faccia, giovani e anziani, e l’Italia, ne sono certo, potrà avviarsi verso il cambiamento, e con l’Italia l’intera Europa che è già in cammino.

E’ indispensabile cogliere l’attimo fuggente, ora bisogna muoversi prima che l’avversario politico riesca ad organizzarsi. Il capitalismo è diabolico, non ama l’uomo ma il denaro. L’uomo, per il capitalismo , è semplice cosa.

Bisogna uscire dall’egoismo dei piccoli orticelli (anche di sinistra) e navigare in alto mare con le persone in carne ed ossa. Uniti per la giustizia sociale si può certo vincere. Questo è realismo.

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Napolitano, Ruini o i cittadini elettori: chi decide?

Pierfranco Pellizzetti
www.micromega.net

Da tempo provo a mettere in guardia i miei quattro lettori nei confronti di un linguaggio politico ormai svuotato di significati; a fronte di rituali che celebrano apparenze prive di qualsivoglia corrispondenza con la realtà. Un agitarsi immobile, come la corsa a perdifiato del criceto nella ruota della gabbietta. Quando i processi reali di riposizionamento del potere restano silenziati, sottotraccia. Imperscrutabili.

Domenica alcuni milioni di nostri concittadini, in genere di orientamento progressista e tutti animati da buonissimi propositi, si sono recati in processione alla cerimonia delle primarie di centro-sinistra: un fatto di democrazia, gli ha spiegato l’Edmondo De Amicis redivivo Michele Serra («chiunque vinca avrà davanti un compito terrificante e solo per questo meriterebbe aiuto e rispetto»).

Questo sarebbe senza dubbio un fatto di democrazia se portasse a decidere qualcosa. Ad esempio il nome del premier nella futura coalizione di centro-sinistra. Ma mentre i cittadini vengono fatti giocare al gioco della partecipazione democratica, nelle cucine oscurate del potere ben altre minestre sono in cottura. E tutte hanno come ingrediente principale quanto nelle primarie non è stato neppure dato in assaggio agli elettori: l’ipotesi di un Monti bis. Visto che – nonostante l’affannarsi di personaggi ininfluenti (PierLuigi Bersani in testa) – ai piani alti del Palazzo si ritiene che nelle varie sedi internazionali le credenziali dell’algido bocconiano restino tuttora insostituibili. Semmai il problema è stabilire attraverso quali combinazioni di maggioranze assicurare la prosecuzione dell’esperimento di governo in corso.

“I viaggiatori verso la Terza Repubblica” Montezemolo e Riccardi pensavano a un revival all’Alcide De Gasperi come “governo del centro che guarda a sinistra”: quale fantasia, dato che la formula risale ad almeno sei decenni fa!

Ciò nonostante presumevano così di coinvolgere nei propri disegni un premier molto sensibile ai richiami del buon tempo antico. Ma li ha messi subito in riga il presidente Napolitano, facendo chiaramente capire agli improvvisati chaperon che il coach del politicamente naif Monti è lui e solo lui. Sicché vale la pena domandarci che cosa abbia in testa l’uomo del Quirinale sulla destinazione ottimale dell’assistito.

Alla luce della biografia ottuagenaria del sosia di Umberto di Savoia e della sua carriera di incrollabile uomo d’ordine, si può ipotizzare che l’obiettivo dovrebbe essere uno solo: dare ulteriore traduzione politica alla propria visione paternalistica, in cui le istituzioni mantengono ferreo controllo sulle insorgenze sociali (dai grillini alle possibili liste di varia indignazione).

A tale scopo la grande coalizione ABC, che ha sostenuto sino ad oggi il governo Monti, poteva continuare benissimo a funzionare. Solo le mattate del Berlusconi che si agita scompostamente ne renderebbero impraticabile la riproposizione; ridando spazio ai trovatelli che si erano fatti fotografare insieme durante un pic-nic a Vasto.

Ma qui entra in gioco un’altra istanza d’ordine, che proviene dall’altra sponda del Tevere. Alle mummie cardinalizie il Monti che fa risparmiare l’IMU a Santa Romana Chiesa va benissimo. Anche in questo caso – però – in discussione è il blend che lo sostiene. Che a giudizio di tutti gli “uomini con le gonne in porpora” non deve comprendere piantagrane tipo Vendola e SEL.

Sul resto ci si divide. Per il diafano Camillo Ruini l’importante è assicurare spazio di controllo/interdizione al fidato chierichetto di sempre: PierFerdinando Casini. Il cerbiatto zannuto Angelo Bagnasco, memore del suo passato di cappellano militare, si dice lavori per soluzioni blindate dall’accordo PDL e PD. In odio a Bagnasco, il robotico Tarcisio Bertone pare preferisca il taglio dell’ala berlusconiana e il recupero dell’associazionismo cattolico meno destrorso (ACLI e Sant’Egidio). E così via.

Intanto i bravi cittadini delle primarie si sono messi in fila pensando di decidere il futuro dell’Italia. Quando il disegno inconfessabile è solo quello di dare loro un contentino formale, mobilitarli senza che possano “fare danni” e – così – illuderli di contare qualcosa.

L’importante è tenerli sempre ben lontani dai giochi che contano. Democraticamente.

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