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La chiarezza di Scola di G.Codrignani

Giancarla Codrignani
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Per cattolici e non cattolici Ambrogio è il santo che ha fatto inginocchiare l’imperatore che rientrava dalla rappresaglia sanguinosa contro Tessalonica insorta contro il governatore romano. Senza commemorare l’impresa, il cardinale di Milano Angelo Scola ha rivendicato, nel giorno in cui i milanesi festeggiano il loro santo e gli “ambrogini”, il potere esclusivo della chiesa anche nell’ambito civile. Principio non negoziabile di un “non praevalebunt”, che – non riferito alle forze del male, ma a chiunque non la pensi come me – sancisce la logica amico-nemico e, per gli anticlericali incalliti, l’ipocrisia dei cristiani. In Africa con il nome “cristiani” si identificano tuttora – quanto persistente la memoria delle poco evangeliche crociate! – gli occidentali, i colonialisti, il mercato.

E’ pur vero che il giorno dopo, festa dell’Immacolata, il Papa ha condannato la società dell’egoismo: chi riflette ci vede una contraddizione che rende Scola fuori linea. Ammesso che ci siano linee diverse dalle indicazioni curiali che ci pervengono dalle nomine episcopali, irrimediabilmente “vetero”, come a Ferrara quella di Luigi Negri, un vescovo famoso perché parte dalla condanna del Risorgimento e dei diritti liberali per arrivare al Vaticano II.

Negli Stati Uniti la posizione della gerarchia cattolica era stata inequivoca a favore di Romney, il candidato “per la vita” (e per i benefici clericali). Ma i cattolici americani hanno scelto in gran parte Obama, dietro l’impegno esplicito delle suore dell’organizzazione che raduna due terzi delle religiose: donne che non hanno paura della laicità e testimoniano il Vangelo nella fraternità con l’umanità di oggi non nelle sue dislocazioni di potere, ma nel bisogno dei poveri e nella solidarietà. Bisogna cercare di capire i segni dei tempi: se sr. Margaret Campbell intervenne addirittura alla nomination del futuro presidente, non poco deve avere influito l’atteggiamento di chiusura della gerarchia, che da almeno un paio d’anni perseguita con visite apostoliche e minacce censorie la Leadership delle suore cattoliche per devianze quali l’esser “femministe”.

Sembra strano che qualcuno possa non rendersi conto che, proprio per l’ambiguità delle prospettive, le sollecitazioni a cambiare metodi insieme con l'”epochè” debbono impegnare le chiese in contributi non solo confessionali che siano efficaci per il futuro. Ormai è evidente che nemmeno l’Islam può restare immutato come vorrebbero molti imam. I religiosi e i politici egiziani possono infatti vincere elezioni per il voto di masse svantaggiate che ricevono i benefici assistenziali della Zakat, la decima che ogni musulmano è tenuto a versare per i fratelli, ma lo spirito dei tempi tende ovunque a liberare la libertà. Con la conservazione non si va da nessuna parte: le dinamiche della storia sono ormai così travolgenti che è in pericolo – oltre che il destino comune laico – non l’egemonia temporale, ma il patrimonio della fede se le chiese non la rifanno coerente.

Gli “altri” sono sempre diversi e la laicità non è responsabile di nessun attentato alla fede perché in ogni situazione la sola alternativa alla pluralità sarebbe il dominio dell’uno. Scola definisce la “neutralità delle istituzioni statuali rispetto al fenomeno religioso… un modello maldisposto” verso la religione che ne “limita la libertà”. Ritenendo che la gerarchia farebbe bene a guardare, in casa propria, il senso delle “confessionalità” e le aspettative del mondo cattolico che, piaccia o no. è quanto mai plurale. Se la società diventa sempre più “secolare” e “priva di apertura al trascendente”, accade proprio perché chi si è sentito chiamato a dare senso ad una fede viene meno al mandato di cui si è fatto carico. D’altra parte già Matteo e gli altri ci dicevano la tristezza di Gesù quando gli apostoli non capivano che cosa voleva dire…..

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