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L’ANGOLO della GRU: Periferie dello spirito di A.Bifulco

Aldo Bifulco
Comunità cristiana di base del Cassano – Napoli

“Giustizia sociale e giustizia ecologica” devono abbracciarsi in un unico percorso se vogliamo costruire “cieli nuovi e terre nuove”. E’ questo il tema che caratterizza il percorso della Scuola di Pace di quest’anno. E’ una tematica che mi coinvolge intensamente, avendo cercato, da sempre, di coniugare i diritti dei popoli con il diritto della terra. Eppure il mio pensiero è ancora fisso all’ultimo incontro dello scorso anno, “Periferie dello spirito”. E’ cosa buona che ci sia una sorta di continuità tra le tematiche che si avvicendano, anno per anno, nella Scuola di Pace e non è un caso che il primo incontro di quest’anno si sia aperto con la traiettoria Castelvolturno-Scampia, luoghi emblematici della “periferia dei popoli” e della “periferia sociale”.

“Periferie dello spirito” ha lasciato un varco nella mia memoria, sia per il ricordo delle belle testimonianze, ma anche per un pensiero non ancora espresso e che mi arrovella il cervello.

Rita Giarretta indicava “la strada come luogo santo della –periferia dello spirito-” e ci invitava ad avviarci verso la Galilea delle genti, per incontrare i volti portatori di dolore e di amore, di ferite e bellezze, di paure e sogni di libertà.

Piccola sorella Katia individuava la marginalità, come “periferia dello spirito”; quegli ambienti difficilmente raggiungibili e chiusi, gli ambienti disprezzati, abbandonati, insignificanti, lontani dalla società e dalle chiese. E in questi contesti occorre vivere l’amicizia umana come parola della “tenerezza di Dio”.

Antonio Lombardi di Pax Christi, movimento della pace, nato alla periferia dell’idea e della pratica della guerra, invitava a scoprire la “nonviolenza concreta”, periferia della spiritualità e della cultura.
E ci avvertiva di aprire gli occhi sull’inganno di chi sostiene l’inefficacia della nonviolenza sbattendola così alla periferia della politica.

Cristofaro Palomba della comunità del Cassano rifletteva sulla condizione delle comunità di base sospinte alla periferia della Chiesa. Ma ciò ha consentito un percorso di ricerca libero e senza condizionamenti, che ha prodotto la riappropriazione della Bibbia e dei sacramenti, seguendo la scia della “teologia della liberazione” che fa della scelta dei poveri il modo storico per vivere la fede. E faceva un appello perché la ricorrenza del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II fosse colta come un’occasione di riflessione per riprendere un cammino, forse interrotto, e sognare una nuova primavera.

Cosa aggiungere?

Aprendo il corso di geografia agli studenti del V anno del mio Liceo con un breve approccio storico alle diverse cosmologie che si sono susseguite nel tempo, ho sempre cercato di far capire come ognuna di esse fosse coerente con la cultura, la filosofia del tempo, contribuendo a rappresentare una particolare visione del mondo caratterizzante il momento storico in cui si andava a collocare. Nelle varie cosmologie era sempre il centro che andava a spostarsi, l’uomo, la terra, il sole, la galassia. Nella concezione moderna dell’ Universo, sostenuta dalla figura di Einstein e dalla raffinata strumentazione tecnologica, quella che, partendo dal Big Bang, racconta di un universo in espansione, un universo dinamico e evolutivo, ha poco senso parlare di centro.

E’ come se fossimo dentro una grande periferia in movimento. L’orizzonte si allarga, le relazioni si moltiplicano,e in questa traiettoria esistenziale in direzione centrifuga si instaura un collegamento molto più articolato. L’identità si fa più leggera e le appartenenze meno rigide, dove non c’è posto per l’integrismo, il razzismo, l’idolatria del potere, il narcisismo esasperato. Le nazioni, le etnie, i gruppi, i clan, perfino le comunità non possono essere vissuti come recinti, perché potrebbero deflagare.

A mio avviso questa concezione potrebbe partorire una nuova “spiritualità”, i cui germi si avvertono già in alcune situazioni. Lo sciogliersi nella rete di relazioni, il collegamento in tutte le direzioni, potrebbe aiutarci a vivere meglio il tempo che ci è dato di vivere, ad essere più disponibile alla cooperazione e a considerare positivo il bene ovunque esso accada. Allora essere “periferici” potrebbe non essere più considerata un’offesa, perché sarebbe il segno che si vive una spiritualità, in cui l’altro, l’atro più vicino e l’altro asimmetrico rappresentano frammenti della tua stessa realtà.

E già si comincia a parlare di “pluriverso”!

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