Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia La Chiesa di Roma, la legge naturale ed i valori antropologici

La Chiesa di Roma, la legge naturale ed i valori antropologici

Ileana Montini
www.womenews.net

Ci risiamo: la legge naturale, interpretata rettamente soltanto dalla Chiesa di Roma , dovrebbe trovarsi alla base di ogni costituzione e legislatura statale. Siamo ormai in campagna elettorale, c’è allora da scommettere che gli interventi del card. Scola e del Papa daranno i loro frutti nella formazione delle alleanze e delle candidature (a destra e a sinistra).

Nella sua omelia inneggiante l’Editto di Costantino come inizio della “libertà religiosa”, il cardinale Scola ha lamentato l’assenza , negli stati laici, di una precisa antropologia dei valori: « come dimensioni costitutive dell’esperienza religiosa: la nascita, il matrimonio, la generazione, l’educazione, la morte». E il Papa sembra avergli fatto eco –ormai in Italia sede del papato,siamo in campagna elettorale- con il Messaggio per la Giornata della pace 2013 che insiste sulla necessità che “le varie culture odierne superino antropologie ed etiche basate su assunti teorico-pratici meramente soggettivistici e pragmatici “, perché “Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo.”

Ci risiamo: la legge naturale, interpretata rettamente soltanto dalla Chiesa di Roma , dovrebbe trovarsi alla base di ogni costituzione e legislatura statale. La legge naturale, di cui la Chiesa è l’unica custode, in fondo si oppone storicamente alla Dichiarazione dei diritti del 1789 . La legge naturale per la Chiesa è la legge di Dio :”scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa e proclamata dalla chiesa (Evangelium vitae, Giovanni Paolo II). E’ dunque la legge di Dio il criterio delle azioni lecite e illecite.

E’ in forza di ciò che il Papa al punto 4 scrive che la realizzazione del bene comune e della pace, richiede il rispetto per la vita umana “a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi , e sino alla sua fine naturale.” Pertanto “Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono la liberalizzazione dell’aborto “, propongono una sorta di pace illusoria. Benedetto si fa esplicito: ogni “lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente.”

C’è da chiedersi come fa a non rendersi conto che , proprio in Italia, dove hanno soprattutto governato dei cattolici, l’ambiente è stato sfruttato , distrutto e inquinato.
Il testo è decisamente orientato all’attacco perché usa parole forti a proposito della tendenza a codificare “in maniera subdola falsi diritti o arbitri, che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a favorire un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia,minacciano il diritto fondamentale alla vita.”

Hille Haker, teologa cattolica, in un saggio cerca di spiegare la cosiddetta legge divina alla luce della Scrittura. Secondo lei a proposito dei generi e delle norme sociali, si pone una domanda: “Esiste un’idea normativa in tutti questi diversi testi che sia deducibile direttamente in quanto legge divina? Sarebbe una strana comprensione dello studio dei testi biblici e della tradizione teologica! “ (“Concilium” 47 )

E’ da poco uscito un saggio della sociologa Chiara Saraceno (Coppie e famiglie, non è questione, ed. Feltrinelli) dove la tesi centrale è quella di de-naturalizzare la famiglia mostrandone la grande varietà di forme e significati nella storia e nello spazio geografico.

“La comune ‘natura umana’ –scrive Saraceno- , in effetti, non sembra garantire alcuna universalità ai modi di fare famiglia, né sul piano biologico né su quello normativo, né tantomeno, su quello valoriale e di senso. La storia delle civiltà presenta un pressoché inesauribile repertorio di modi di organizzare e attribuire significato alla generazione e alla sessualità ,all’alleanza tra gruppi e quella tra individui –di costruire , appunto , famiglie.”

H.Haker ci fa capire come la tradizione della legge naturale e l’interpretazione teleologica della natura umana nella teologia medievale, invece insiste sul concetto di matrimonio come ordine di genere (maschile/femminile) in quanto naturale e teso alla riproduzione. Da cui discende un concetto della sessualità come strumentale alla procreazione. Ogni atto sessuale al di fuori del matrimonio “non incontra la qualità di vita buona identificata con l’ordine morale dell’essere e il tèlos la realizzazione delle persone e della specie umana in quanto tale; in secondo istanza, gli atti sessuali all’interno delle relazioni matrimoniali devono essere limitati agli atti orientati alla riproduzione. “

“Questi principi –scrive Ratzinger- non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono iscritti nella natura stessa dell’uomo, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. “

Le donne possono limitare in certe circostanze il concepimento, con metodi “naturali” che, per così dire, non eliminano il carattere di apertura dell’atto alla riproduzione.
Il Papa non parla in questa occasione di ruoli complementari, ma ciò è implicito proprio nel porre al di sopra della soggettività femminile e della sua libertà, il no a qualsiasi motivo di interruzione della gravidanza. Le donne restano, nelle dottrine dei magisteri dei tre monoteismi, in fondo,in fondo, dei corpi soggetti alla potestà dei padri ; degli uomini padri delle patrie e padri nelle religioni.

Il tema della pace e delle nazioni, viene preso in considerazione anche da Gianni Geraci (Gruppo il Guado) che scrive una lettera aperta al Papa, nella quale, tra l’altro, lo invita a riflettere sugli Stati e la pace:

“Mi permetto di farLe notare, in nome di quel realismo che san Tommaso d’Aquino raccomandava ai suoi allievi (quello stesso realismo che ci impone di riconoscere la realtà per quello che è, senza guardarla con gli occhiali del pregiudizio e senza strumentalizzarla con inutili sofismi) che i paesi che più si adoperano per costruire la pace a livello internazionale sono quelli che, per primi, hanno adottato delle leggi che rendono il matrimonio «giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione».

E in nome dello stesso realismo mi permetto di farLe notare che sono gli stati in cui i diritti delle persone omosessuali sono calpestati quelli che, più di frequente, intraprendono azioni violente nei confronti dei paesi confinanti o nei confronti delle popolazioni su cui hanno giurisdizione.

Come la mettiamo con questo dato di fatto che contraddice in maniera palese quello che Lei afferma?

La risposta, saggiamente, la suggerisce Lei stesso, quando scrive che «questi principi non sono verità di Fede» e ci fa quindi capire che, anche se pensa di fare riferimento a una specifica visione della natura umana «riconoscibile con la ragione», quando critica le leggi che riconoscono le unioni omosessuali non fa riferimento al Vangelo, ma fa riferimento a quella che Lei considera una retta ragione che, però, più per ignoranza che per malanimo, in questo caso tanto retta magari non è.

Ho l’impressione che Lei parta da una visione parziale e distorta dell’omosessualità, che la porta a valutare in maniera sbagliata il reale rapporto che c’è tra pace e diritti delle persone omosessuali. Una visione distorta che Le impedisce di vedere quanto il mancato riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali sia in palese contraddizione con l’atteggiamento di chi, come Lei scrive nel brano che ho ricordato all’inizio di questa lettera, riconosce «come propri i bisogni e le esigenze altrui» e rende gli altri partecipi del propri beni».”

Invece no, l’omosessualità accettata mette completamente in crisi l’istituzione sociale dell’eterosessualità e, appunto, in una certa misura anche la differenza tra uomo e donna in termini di potere, di superiorità maschile manifesta; evidente nel mantenimento del sacerdozio maschile e celibatario. La Chiesa non vuole vedere le trasformazioni culturali ,scrive ancora Saraceno, “intervenute rispetto alla concezione di coppia e di matrimonio che consentono di pensarne l’apertura anche agli omosessuali. Nè la procreazione, né l’appropriazione dei figli della donna da parte del marito di questa (al punto che si potrebbe dire che il matrimonio è stato storicamente in Occidente l’istituzione della paternità) costituiscono oggi le basi legali e culturali del matrimonio. “

Siamo ormai in campagna elettorale, c’è allora da scommettere che questi interventi (Scola e Ratzinger) daranno i loro frutti nella formazione delle alleanze e delle candidature (a destra e a sinistra) , perché sarà di nuovo pregiudiziale farsi notare come rispettosi dei cosiddetti “valori irrinunciabili” per avere la Chiesa a proprio favore.

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