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Agenda”: quale deve essere la nostra? di G.Codrignani

Giancarla Codrignani
www.womenews.net

Non possiamo, come paese, andare avanti così: dobbiamo farci un’agenda di lavoro per venir fuori non solo dalla crisi, ma anche dalla depressione prodotta da un mondo nuovo che avanza e fa paura.

Anno Nuovo e, come sempre, gli auguri dei maschi debbono portare fortuna, non quelli femminili che vengono, semmai, dopo. Questa volta c’erano state le primarie e qualcuno ha creduto che nelle liste elettorali chi prende più voti, se è una donna, cede il posto…. Finalmente si è chiarita la questione delle quote: le chiederanno gli uomini.

Dunque, auguri, ma anche invito a farci un’agenda personale, che non si chiami “Monti”; il quale fa bene a farsi la sua, ma, per cortesia, non invada la mia. Mi veniva in mente ieri sera rileggendo “La Maria dei dadi da brodo” di Marinella Manicardi, il bellissimo atto unico oggi pubblicato e, forse, non così letto come meriterebbe (ed. Pendragon, Bo). Siccome il sottotitolo fa “la storia industriale di Bologna”, bisogna chiarire che si tratta di un pamphlet che, se nell’aldilà si legge, se lo gode anche Voltaire. Il quale, probabilmente, non invidierebbe l’ironia e il sapere quando escono da una donna.

Per farla corta, non possiamo, come paese, andare avanti così: dobbiamo farci un’agenda di lavoro per venir fuori non solo dalla crisi, ma anche dalla depressione prodotta da un mondo nuovo che avanza e fa paura.

A fine marzo 2012 politici e amministratori (Prodi, Errani, Draghetti, Merola) si impegnarono sulle ambizioni di “Bologna 2021”: lo stesso giorno alle Moline la Manicardi diceva le stesse cose che in altro stile esprimeva Prodi all’Arena del Sole. Bologna è stata la capitale europea della produzione della seta: quando i francesi ci rubarono il mestiere, l’economia affondò e i bolognesi si rassegnarono a fare la fame. Quando Luigi Ferdinando Marsili dovette partire per esaudire la passione del conoscere e del fare che lo animava e volle poi trasmettere a Bologna la stessa passione (e i reperti e gli strumenti delle sue ricerche), per fortuna troverà il cardinal Lambertini che capiva che il futuro è nello studio e nella ricerca e sostenne l’istituto delle scienze, senza che i bolognesi, Senato compreso, cogliessero l’opportunità di diventare città-leader in Europa.

Dopo la seconda guerra mondiale venne la Packagin Valley, come la chiama Manicardi, nata dalle capacità espresse dall’Aldini-Valeriani e dal Comune democratico: macchine che incartano e confezionano tutto, anche i tortellini, il distretto biomedico a Mirandola, la meccanica della Ducati, a Modena della Ferrari…. La Maria dei dadi è l’invenzione della macchina Corazza, per fare i dadi di glutammato. acquistata in tutto il mondo.

E adesso? La nostra agenda (“agenda” vuol dire “cose da fare”) quale deve essere? Lasciamo fare a chi ha privatizzato l’Aldini-Valeriani perché costava troppo, così come costa troppo oggi nell’agenda Monti qualunque progetto di ricerca? Se siamo impoveriti, aspetteremo la fame o “studieremo” (il solito verbo faticoso) come venirne fuori? Non abbiamo risposte neppure noi donne, ma la domanda ce la dobbiamo porre….. il terremoto ha dimostrato che non sarà necessario aspettare le catastrofi.

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