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Quando le donne abbandonano la Chiesa

Belinda Malaspina
Newsletter di Cronache Laiche

In questo 2012, fra le novità editoriali, da notare il breve ma significativo saggio di Armando Matteo La fuga delle quarantenni: il difficile rapporto delle donne con la Chiesa, uscito per i tipi dell’editore Rubbettino (112 pagine, 10 euro).

Il libro, assai curato nonché dotato di una seria e corposa documentazione bibliografica e scritto da un sacerdote cattolico che ha molto a cuore la sua Chiesa, si legge tutto d’un fiato e di esso si può a ragion veduta affermare, come un fiore che allo sbocciare riveli inattesi colori, essere un saggio sottilmente rivoluzionario. L’autore Armando Matteo parte dalla constatazione del distacco delle donne, in specie quelle giovani e giovanissime, dall’ambiente della Chiesa cattolica: circostanza innegabile che salta agli occhi di tutti. Non a caso, infatti, in copertina campeggia un rosario strappato da cui fuoriescono i grani, immagine che evoca sia la perdita delle preziose quarantenni dal panorama ecclesiale, sia la recita del rosario da parte di quelle signore non più giovani che sembrano ormai essere rimaste le uniche frequentatrici delle parrocchie italiane.

Matteo rileva il grande cambiamento sociale che ha visto protagoniste le donne negli ultimi decenni. Svincolate dall’antico ruolo di angeli del focolare, esse vivono tuttavia un contrasto interiore; se da un lato la nostra società materialista insiste sui falsi valori della bellezza e della giovinezza a tutti i costi, che vedono come vittime predestinate proprio le donne, dall’altro però la Chiesa cattolica è ben lungi dal proporre alternative appetibili: la figura centrale della femminilità cattolica, Maria madre di Gesù, è infatti un’icona di difficoltosa identificazione, proposta semplicisticamente alle donne sempre circonfusa di un alone di «irraggiungibile bellezza». Questa constatazione, presente nel libro come una proposta di riflessione, porta l’autore (nonché i suoi lettori più attenti) a collegare inevitabilmente una tale visione della femminilità all’interno della Chiesa con gli «stereotipi messi in circolazione dalla cultura filosofica e religiosa per avallare la supremazia maschile».

Un altro spunto interessante offerto dal libro è la sincera osservazione di come «il volto pubblico, istituzionale, della Chiesa sia prettamente maschile». L’autore non si nasconde altresì come le donne, in virtù della loro secolare compartecipazione alle faccende parrocchiali nonché alla trasmissione domestica della fede, nell’ambito ecclesiale siano «responsabili di tutto, ma poi alla fine non decidono praticamente di niente». Ciò che l’autore propone è di «ripartire dalle donne». Dalle cinque modalità per le quali, secondo Matteo, si attuerebbe l’auspicata cogestione uomo-donna degli affari ecclesiali, è purtroppo escluso qualsiasi riferimento alla spinosa questione, attualissima, del sacerdozio femminile. Resta tuttavia un gran gesto di coraggio l’aver scritto e pubblicato un libro che merita di circolare molto, magari al posto dei soliti periodici destinati alle pochissime e invidiatissime famiglie cristiane per niente sfiorate dalla suddetta fuga delle quarantenni, nelle parrocchie del Belpaese intero. Con la speranza che non lo leggano soltanto le donne.

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