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Matrimonio gay o qualcosa di meglio? di G.Franzoni

Giovanni Franzoni
Confronti, gennaio 2013

In questi ultimi mesi, anche per iniziativa di personaggi politici importanti, si è affacciata all’immaginario collettivo la proposta concreta di adire alla possibilità di matrimonio per le coppie di omosessuali. Il discorso rimane spesso a livello di proposta avanzata e di diritto preteso, anche in analogia a quanto avviene già in alcuni paesi del mondo occidentale; l’apparente chiarezza della proposta scompare al momento in cui se ne parla a quattrocchi, anche fra persone immuni dall’omofobia.

Per alcuni, il problema del matrimonio si confonde con quello dell’accesso ai diritti giuridici e sociali, per altri diventa ansiogeno se si avanza l’ipotesi del diritto all’adozione, per altri ancora è una questione di omologazione culturale, rituale ed in alcuni casi religiosa, fra matrimonio di omosessuali e matrimonio cosiddetto «normale». È raro trovare, fra persone laicamente dotate di un’eticità aperta alla modernità, qualcuno che contesti l’accesso alla parità dei diritti civili (su assistenza reciproca, convivenza, fiscalità o successione). Le perplessità crescono invece quando si accede a una omologazione, che parrebbe nelle aspirazioni di molte coppie omosessuali, sul piano culturale e su quello religioso.

Non per nulla, sono sorte varie associazioni di omosessuali credenti che pongono, accanto ai problemi giuridici, i problemi dell’accettazione nella più ampia comunità religiosa e addirittura la possibilità che la ritualità con la quale il matrimonio verrebbe celebrato sia simile a quella «tradizionale». Credo quindi opportuno discuterne — e per esteso — con i singoli e con le associazioni interessate sulle pagine di un giornale come il nostro.

Personalmente, ben lontano da ogni forma di omofobia e simpatizzando con le giuste aspirazioni di chi già vive un rapporto affettivo di convivenza con una persona dello stesso sesso, mi pongo l’interrogativo se la «galassia matrimonio» (con le sue secolari vicissitudini e nella palese crisi di credibilità che si manifesta in tante rotture, separazioni, violenze e divorzi) sia l’unica strada possibile — o comunque la migliore — per dare realtà e riconoscimento sociale all’amore omosessuale. Nell’immaginario evocato dalla parola «matrimonio» esistono vette di valori da non perdere, ma anche espressioni di squallore e di noia.

Chi non ha avuto profonda emozione nel vivere accanto a una coppia nella quale un coniuge è stato capace di stare accanto all’altro fino in fondo: nella buona e nella cattiva sorte? Quando morì mia madre, sfogliando le lettere che aveva ricevuto, ne trovai una di mio nonno materno che — a distanza di oltre 1500 chilometri — confidava alla figlia il suo stato emozionale. Quest’uomo di mare, forte e rude, le raccontava che, guardandosi intorno e non vedendo la moglie scomparsa, andava in un’altra stanza per vedere se era lì.

E la stessa emozione ho percepito pochi mesi fa al supermercato quando un vecchio contadino, al banco dei salumi e dei formaggi, non sapendo scegliere si sfogava con la commessa — a sua volta emozionata — raccontandole che da quando era morta sua moglie non riusciva più a fare la spesa. Esperienze di amore, fedeltà e dedizione nel matrimonio ne abbiamo avute tante, ma purtroppo ben maggiore è il cinismo con cui alcuni scrittori, e la maggioranza degli uomini davanti al bicchiere, definiscono il matrimonio come «la morte dell’amore».

Quante volte ho sentito dire che l’amore è come le mandorle: molte sono quelle dolci, ma ce n’è una amara… ed è quella in cui incappi quando ti sposi. Di fronte a questa polivalenza sul piano culturale del matrimonio, c’è da domandarsi: quale sarà il linguaggio del sindaco o del ministro di culto che farà gli auguri alla coppia omosessuale: la ripetizione tediosa del frasario stantio o un augurio diverso di fantasia, creatività e libertà?

Sarebbe presuntuoso pretendere di avanzare ipotesi, ma mi sembra onesto proporre che senza pudori sciocchi e senza paura di affrontare rischi (perché la libertà è anche rischio), se ne parli francamente fra gli interessati e anche con coloro che guardano con curiosità a quanto si potrebbe ipotizzare di migliore rispetto al matrimonio storicamente conosciuto e praticato.

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