Home Politica e Società Connessione tra politica economica globalizzata e la violenza contro le donne

Connessione tra politica economica globalizzata e la violenza contro le donne

Vandana Shiva
www.libreriadelledonne.it (Traduzione di Adele Longo)

La violenza contro le donne è vecchia quanto il patriarcato ma nel passato recente si è intensificata ed è più pervasiva… Dobbiamo sostenere il movimento per fermarla fino a che non venga fatta giustizia per ognuna delle nostre figlie e sorelle violate.

E, mentre intensifichiamo la lotta per dare giustizia per le donne, dobbiamo chiederci come mai i casi di stupro siano aumentati del 240 per cento sin dal 1990, quando sono state introdotte le nuove politiche economiche. Dobbiamo esaminare le radici della crescente violenza contro le donne. Ci può essere una connessione tra la “crescita” violenta e ingiusta, imposta in maniera non democratica, delle politiche economiche e la crescita della violenza contro le donne? Penso di sì.

Contributi delle donne

Prima di tutto il modello economico, che in maniera miope pone al centro la crescita, incomincia con la violenza contro le donne non riconoscendo il loro contributo all’economia. Più il governo parla fino alla nausea di “crescita inclusiva e inclusione finanziaria” più esclude i contributi delle donne all’economia e alla società. Secondo i modelli dell’economia patriarcale, la produzione per il sostentamento è considerata improduttiva. La trasformazione del valore in disvalore e del lavoro in non lavoro, la conoscenza in non conoscenza è ottenuta dai più potenti che governano le nostre vite con la costruzione patriarcale del PIL che i commentatori hanno iniziato a considerare un grande problema.

I parametri che vengono usati per calcolare la crescita del PIL si basano sull’assunto che se i produttori consumano quel che producono, non producono affatto perché cadono al di fuori dell’ambito produttivo (production boundery). Quest’ultimo è una creazione politica che esclude i cicli di riproduzione, di rigenerazione, di rinnovamento dai cicli produttivi. Ne consegue che tutte le donne che producono per i loro figli, comunità e società vengono considerate non produttive.

Quando le economie sono di mercato l’autosufficienza economica viene percepita come insufficienza economica. La svalutazione del lavoro delle donne e del lavoro fatto nelle economie di sussistenza del sud è lo sbocco naturale del sistema produttivo costruito dal patriarcato capitalista.

Schiacciandosi sui valori dell’economia di mercato del patriarcato capitalista, la produzione ignora il valore economico di due economie vitali che sono necessarie per la sopravvivenza economica e umana, vale a dire gli ambiti dell’economia della natura e del sostentamento. In questi due tipi di economia il valore economico è una misura di come la vita della terra e la vita umana sono protette, la sua moneta sono i processi vitali e non moneta contante al mercato.

Secondo, un modello di patriarcato capitalista, che esclude il lavoro delle donne e il lavoro creativo e intellettuale, rende ancora più profonda la violenza, spodestando le donne dal loro ambiente di vita e alienandole dalle risorse naturali da cui dipende il loro modo di vita, le terre, le foreste, l’acqua, i semi e le biodiversità. Le riforme economiche basate su un’idea di crescita illimitata in un mondo illimitato possono essere mantenute solo dai potenti che arraffano le risorse del più debole. Questo arraffare le risorse, che è essenziale per la “crescita” crea la cultura dello stupro, lo stupro della terra, dell’economia locale autosufficienti, lo stupro delle donne.

L’unico modo in cui questa crescita è inclusiva consiste nell’includere un numero sempre più grande nel cerchio della violenza. Ho ripetutamente sottolineato che lo stupro della terra e lo stupro delle donne sono collegati, sia metaforicamente nel modo di vedere il mondo e materialmente nel dare forma alla vita quotidiana delle donne. L’aumento della vulnerabilità economica delle donne le rende più esposte a tutte le forme di violenza, incluso l’assalto sessuale, come abbiamo avuto modo di scoprire durante una serie di udienze pubbliche sull’impatto delle riforme economiche sulle donne organizzato dalla National Commission on Women and the Research Foundation for Science, Technology and Ecology.

Sovvertimento della democrazia

Terzo, le riforme economiche portano al sovvertimento della democrazia e alla privatizzazione del governo. I sistemi economici influenzano i sistemi politici. Il governo parla di riforme economiche come se non avessero niente a che fare con le politiche e il potere. Parlano di mantenere le politiche fuori dall’economia anche mentre impongono un modello economico conformato da politiche di un genere e di una classe particolare. Le riforme neoliberiste lavorano contro la democrazia. L’abbiamo visto di recente nell’azione del governo che spinge attraverso “riforme” l’immissione di Walmart nel commercio al dettaglio attraverso Investimento Diretto all’Estero (IDE). Le riforme guidate dal corporativismo creano una convergenza di potere politico ed economico, l’aumento delle diseguaglianze e una crescente separazione di una classe politica dalla volontà della gente che dovrebbero rappresentare. Questa è alla radice della disconnessione tra i politici e il pubblico di cui abbiamo fatto esperienza durante le proteste che sono cresciute per lo stupro di Delhi.

“Un’economia di mercificazione crea una cultura di mercificazione, dove tutto ha un prezzo e niente ha valore.” Ancora peggio, una classe politica alienata ha paura dei suoi propri cittadini. Questo è il motivo per cui c’è un sempre maggiore impiego della polizia per reprimere le proteste non violente dei cittadini come abbiamo visto a Nuova Delhi o nella tortura di Soni Sori in Bastar o nell’arresto Dayamani Barla in Jharkhand o in migliaia di casi contro le comunità che lottano contro gli impianti nucleari nel Kudankulam.
Uno stato corporativo privatizzato deve diventare rapidamente uno stato di polizia. Questo è il motivo per cui i politici devono circondarsi di guardie del corpo, distogliendo la polizia dai loro doveri importanti di proteggere le donne e i cittadini comuni.

Quarto. Il modello di economia del patriarcato capitalista si basa sulla mercificazione di tutto, compreso le donne. Quando abbiamo fermato il WTO a Seattle, il nostro slogan fu “Il nostro mondo non è in vendita”.

Un’economia senza regole del commercio, di privatizzazione e mercificazione dei semi, del cibo, terra e acqua, donne e bambini resa libera dalla liberalizzazione economica sfrenata degrada i valori sociali, rende il patriarcato più profondo e intensifica la violenza contro le donne. I sistemi economici influenzano la cultura e i valori sociali, una economia di mercificazione crea una cultura di mercificazione, dove tutto ha un prezzo e niente ha valore. La crescente cultura di stupro è un’esternazione sociale delle riforme economiche, noi dobbiamo istituzionalizzare i controlli sociali delle politiche neoliberiste che sono uno strumento centrale del patriarcato ai nostri giorni.

Se ci fosse un controllo sociale della privatizzazione delle sementi, duecentosettantamila agricoltori non sarebbero stati spinti al suicidio in India, da quando sono state introdotte le nuove politiche economiche. Se ci fosse il controllo sociale del cibo e dell’agricoltura non avremmo un indiano su 4 morto di fame, una donna su 3 malnutrita e un bambino su 2 deperito per malnutrizione. L’India di oggi non sarebbe la repubblica della fame di cui ha scritto Utsa Patnaik.

La vittima dello stupro collettivo di Delhi ha innescato una rivoluzione sociale, dobbiamo sostenerla, approfondirla, espanderla. Dobbiamo domandare e rendere efficace la giustizia per le donne, dobbiamo chiedere processi veloci per incarcerare coloro che sono responsabili di crimini contro le donne, dobbiamo accertarci che le leggi vengano cambiate in modo tale che la giustizia non sia elusiva per le vittime di violenza sessuale. Dobbiamo continuare la richiesta di fare una lista nera dei politici che si sono macchiati di reati e mentre facciamo ciò, dobbiamo cambiare il paradigma di governo che ci viene imposto nel nome della “crescita” che sta alimentando i crimini contro le donne. Porre fine alla violenza contro le donne comporta superare l’economia violenta così come la vuole il patriarcato capitalista a favore di economie pacifiche e non violente che rispettano le donne e la terra.

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