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Lidia Menapace, A FUROR DI POPOLO

Lidia Menapace, A FUROR DI POPOLO, Edizioni Marea, 134 pagine – 12 euro versione cartacea

Redazione
www.womemews.net| 28.01.2013

“A furor di popolo” è l’ultima opera della saggista bresciana che in molti vorrebbero senatrice a vita nel seggio che fu di Rita Levi Montalcini.

“Bisogna protestare subito se le bambine vanno meno a scuola o se si chiede alle donne di stare in casa a occuparsi della famiglia. Quello che abbiamo ottenuto è troppo recente, fa fatica a durare”.

Monica Lanfranco e Rosangela Pesenti hanno inserito Lidia Menapace nell’Enciclopedia della donne, definendola “un’anticipatrice”. Di lei si ricorda il non essere dottrinale o dogmatica, il suo comunismo e femminismo oltre le righe, ma sempre dentro i principi. Il pensiero va a quelle giovani donne che, in un periodo di grave crisi economica, vengono messe in disparte. “La lotta è ancora lunga. – ricorda la partigiana – Nei paesi formalmente democratici, non si può più escludere un genere da alcuni diritti. Bisogna però stare attenti. Conviene buttarsi al massimo nelle lotte paritarie. Cominciare a protestare subito se le bambine hanno minor accesso all’istruzione o se si chiede alle donne di stare in casa a occuparsi della famiglia. Quello che abbiamo ottenuto è troppo recente, fa fatica a durare”.

Viaggiatrice e pacifista della scuola di Rosa Luxenbourg ha una lunga produzione tra libri, riviste e riflessioni. Ha scritto d’un fiato il libro “A furor di popolo”, anche se avrebbe preferito non finirlo mai: “Chiudere un libro è sempre così difficile, tornano le idee e la voglia di continuare a riflettere. Questo non è un commiato, ma una scommessa. Vorrei che fosse uno scambio di idee su cui poter ritornare. Una chiacchierata tra amici”.

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