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Laicità principio supremo dell’ordinamento costituzionale di M.Vigli

Marcello Vigli
www.italialaica.it

L’immagine  della società italiana emergente dalle relazioni dei Presidenti delle Corti d’Appello e della Corte dei conti per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, e confermata dallo svolgimento della campagna elettorale, rende di particolare attualità e urgenza le riflessioni e gli interrogativi posti da Paolo Bonetti nel suo ultimo editoriale.

Si conferma che “Non c’è più morale contessa”, come cantava Pietrangeli mezzo secolo fa!

In questa prospettiva è certo ancora più appassionante, il tema di un insegnamento obbligatorio, nella scuola di stato, della morale laica che non sia una laicità neutrale rispetto ai valori, ma una laicità attiva che offra un sicuro orientamento morale e che sia fondata su un’etica universale del rispetto e dell’uguaglianza.

Altrettanto interessante il suo riferimento alla recente discussione svolta su questo sito sull’opportunità di sostituire l’ora di religione con una storia delle religioni, se si considera che la proposta, su cui invita a discutere, viene da un socialista: il Ministro francese dell’educazione.

Un recente rapporto del Dipartimento dell’istruzione scolastica di suo ministero mentre conferma che non deve esserci nella scuola insegnamento della religione, riconosce l’importanza dell’istruzione religiosa come strumento per favorire la tolleranza e il rispetto reciproco prevedendone, però, l’affidamento non ad un insegnamento specifico, ma alla trattazione della tematica relativa all’interno di altre materie.

In Italia, invece, l’introduzione di un insegnamento di etica dovrebbe superare l’ostacolo frapposto da una presenza confessionale frutto di un compromesso politico, garantito da accordi internazionali e difeso strenuamente da un soggetto, come la gerarchia cattolica, agguerrito e, al momento, molto influente nella vita politica.

Ne deriva un’ulteriore difficoltà che si aggiunge al rischio d’incappare nell’obiezione che si voglia introdurre una morale di Stato, e cioè alla difficoltà a  rispondere all’interrogativo: è possibile parlare di una morale laica universale o non dobbiamo, anche in questo caso come in quelle delle religioni, parlare di una molteplicità di morali laiche?

Senza ricorrere al buon senso per superare tali difficoltà, si può individuare una soluzione al problema ripercorrendo le tappe dei tentativi di superare i limiti della legge del 1958, che ha introdotto l’insegnamento  della Educazione civica.

Da allora, infatti,  soprattutto dagli anni settanta attraverso dibattiti infiniti e diversi provvedimenti, legislativi e ministeriali non sempre convergenti, si è cercato di “aggiornarla”. Ne sono testimoni i numerosi saggi e documenti sull’argomento non ultimo Legalità e cittadinanza, elaborato da un apposito gruppo di lavoro ministeriale e pubblicato nel volume Scuola e Legalità del MPI, Roma, maggio 2007.

Oggi, infatti, anche la Educazione  civica, “aggiornata” dai ministri Moratti e Fioroni per i diversi ordini di scuola, è finita  là, dove non è del tutto assente,  nei meandri dell’autonomia scolastica o nell’assumere il carattere di un insegnamento trasversale alle diverse discipline o nel coniugare, in forme diverse, ma con una sua specificità, i vecchi temi raccolti sotto il nuovo nome di educazione alla cittadinanza.

Per raggiungere lo scopo di fare della scuola una sede in cui i giovani possano affrontare le  questioni riguardanti le fondamentali scelte di vita, che loro si pongono e pongono drammaticamente agli adulti, bisogna forse proseguire e concludere questo percorso invertendone la direzione per restituire alla disciplina la dimensione nazionale .

Innanzi tutto bisogna riaffermare con forza l’assunto che la Scuola della Repubblica ha un patrimonio di valori su cui costruire una sua etica: presupposto della sua azione educativa e al tempo stesso fondamento del modello morale da proporre ai suoi studenti. Esso è sintetizzato nella Costituzione che, non a caso, fa precedere alla presentazione dei Diritti e doveri dei cittadini e dell’Ordinamento istituzionale una premessa di Principi fondamentali, solitamente ignorati nell’educazione civica tradizionale impegnata a cimentarsi solo con le questioni istituzionali.

L’esposizione di quei principi, invece, adeguata ai diversi ordini di scuola, approfondita e  suffragata dalla lettura dei testi da cui sono tratti – filosofici, politici, religiosi; antichi e moderni; italiani e non – costituisce il contenuto di un’etica in cui i valori sono tradotti in diritti. Si tratta di ripercorrere, in senso inverso, il percorso dei Costituenti, delle successive Carte rivoluzionarie del passato che tradussero in Diritti universali quei Valori universali, che in  quei testi erano elaborati e fondati sulla stessa natura dell’uomo senza far ricorso alla trascendenza, pur senza negarla.

Dall’affermazione del valore dell’uomo essi derivarono il diritto alla libertà, da vivere con senso di responsabilità nel rispetto per la propria e quella degli altri, indipendentemente dal luogo di origine e dal ceto di appartenenza, proclamando: libertà, uguaglianza, fraternità.

Ad evitare obiezioni si può ricordare che analoga traduzione si è ripetuta nella costruzione delle Carte internazionali post belliche oggi in vigore, a cominciare da quella dei Diritti universali umani dell’Onu.

Nell’analisi e nell’approfondimento di tutti questi processi e dei testi che ne sono derivati c’è di che costruire una disciplina scolastica, ovviamente articolata in modo diverso nei vari ordini di scuola, ma obbligatoria per tutti, che si può identificare come autentica educazione alla cittadinanza, fondata su un’etica che tutti i cittadini della Repubblica e del mondo possono/devono condividere senza rinunciare ai propri orientamenti  culturali,  ideologici e religiosi.

Non c’è bisogno di etichettarla, soprattutto se definirla laica pone i problemi e gli interrogativi di cui si è detto.

È  sufficiente richiamarsi all’indiscussa sentenza 203/1989  della Corte Costituzionale che vuole la laicità principio supremo dell’ordinamento costituzionale, sottraendola, sia ai tentativi pur legittimi di assumerla come concezione universale del mondo, sia alle accuse di essere priva di valori.

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COSTITUZIONE, EDUCAZIONE CIVICA, ETICA LAICA

Paolo Bonetti | 16.02.2013
www.italialaica.it

Provo a rispondere alle proposte di Marcello Vigli formulate prima nel suo editoriale in cui sviluppa temi e problemi da me posti in un mio precedente articolo e poi sintetizzate in modo molto chiaro in un breve intervento collocato dopo quelli dei lettori.

Vorrei però chiarire, in via preliminare, due questioni importanti: 1) il tema dell’insegnamento della morale laica nella scuola pubblica non è accademico, ma strettamente politico e civile: non per nulla è stato sollevato dallo stesso ministro dell’Educazione francese, il socialista Pellion. Si può non condividere il cosiddetto laicismo alla francese, ma la laicità nella cultura e nella politica di quel paese è cosa seria e rigorosa, e non quella specie di gioco delle tre carte che è diventata in Italia dove ormai si proclamano laici persino i clericali più incalliti. 2) ha certamente ragione Mirella Sartori, quando afferma che Italialaica non è una consorteria settaria e tantomeno una scuola di pensiero con i suoi dogmi e i suoi tabù, ma non per questo è priva di un indirizzo di fondo al quale si attengono i suoi editorialisti: una concezione dello Stato in cui siano garantiti i diritti fondamentali del cittadino nei confronti dello Stato stesso, la separazione fra sfera civile e sfera religiosa, l’uguaglianza di ciascuno di fronte alla legge comune, senza privilegi per nessuna associazione politica o religiosa, quale che sia il numero dei suoi aderenti. Fatta questa premessa, mi pare che sia ammessa da tutti la necessità di una seria educazione civica o, come dice Vigli, di un’etica del cittadino. Credo che sia proprio questo il punto nodale della questione. L’educazione civica deve diventare una materia obbligatoria per tutti e soggetta come tutte le altre a una valutazione di merito. I maestri e i professori incaricati di insegnarla nelle scuole di ogni ordine e grado devono possedere una preparazione specifica ed essere tutti nominati attraverso un regolare concorso.

E’ evidente che, così concepita, l’educazione civica non può essere ridotta, come è avvenuto finora, all’apprendimento di qualche nozione di diritto costituzionale e amministrativo. Se la Costituzione deve essere il fondamento di una ben definita materia scolastica, ai ragazzi bisogna far capire che non si tratta di un semplice documento giuridico, di alcune regole che bisogna conoscere con un apprendimento meccanico e passivo. La Costituzione ha un’anima e una storia, si fonda su principi morali che bisogna assimilare in profondità per diventare buoni cittadini. L’accoglimento di questi principi, che hanno sostanza morale prima che giuridica, non ci preclude la fedeltà alle nostre particolari religioni, ideologie o filosofie, ma ci consente di essere una vera comunità politica e civile, nel rispetto delle differenti concezioni dell’uomo, della società e del mondo. Non si tratta di instaurare lo Stato etico, lo Stato che impone con la forza una sua concezione della vita morale e civile gabellandola per naturale e universale, ma di costruire una forma di convivenza che, per essere solida e duratura, ha bisogno di poggiare su basi accettabili da tutti. Si parla tanto di regole e di rispetto per le regole, ma nessuna regola puramente giuridica, senza essere supportata dalla convinzione morale ampiamente diffusa della sua bontà e necessità, può resistere agli assalti del fanatismo e dell’intolleranza o all’insidia del cinismo e della corruzione. I giovani hanno bisogno di entusiasmo  per vincere l’indifferenza morale di tanta parte della società che li circonda. La scuola non può ridursi ad essere una pura trasmettitrice di nozioni, senza fornire un orientamento morale che deve valere per tutti, indipendentemente dalla tradizioni religiose e culturali da cui ciascuno individuo inevitabilmente proviene. L’etica del cittadino  precede e fonda  la libera compresenza di tutte le altre etiche, laiche o religiose che siano.Per questo preferisco parlare di educazione civica intesa come etica del cittadino piuttosto che di morale laica.

Le morali laiche sono tante, legate a differenti filosofie e visioni del mondo e nessuna di queste può pretendere il monopolio dell’insegnamento dell’etica, perché su nessuna c’è quel consenso che permette a tutti di riconoscersi in quella particolare concezione dell’uomo e dei rapporti umani. Ma nei valori sanciti dalla nostra Costituzione ognuno di noi si può identificare senza mettere in discussione la sua fedeltà alla sua particolare tradizione di pensiero o di fede; qualcuno potrebbe osservare (è già accaduto più volte) che neppure i principi proclamati dalla nostra carta costituzionale hanno un carattere davvero universale, perché appartengono in realtà alla civiltà occidentale che pretende di imporli alle altre civiltà e culture gabellandoli per universali. Eppure c’è una dichiarazione delle Nazioni Unite che risale al 1948 e  che  proclama come universali i diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino elaborati dalla democrazia occidentale, una dichiarazione che è stata approvata anche da quelli che hanno poi continuato impunemente a violarli. Questi diritti non sono piovuti dal cielo, ma sono il frutto di una lotta plurisecolare condotta dagli uomini della nostra civiltà per affermare la loro autonomia morale e giuridica, e sono oggi diventati il primo obbiettivo di quei popoli che lottano ancora contro l’autoritarismo politico e il fondamentalismo religioso. Nonostante le violazioni che quotidianamente li minacciano in tanti paesi del mondo, vanno considerati, ora e sempre, il codice morale di qualunque società voglia ritenersi civile.

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