Home LGBTQ: fede, diritti, lotta all'omofobia Nuovo attacco ecclesiastico all’ “ideologia” di genere, «sottile e pervasiva»

Nuovo attacco ecclesiastico all’ “ideologia” di genere, «sottile e pervasiva»

Eletta Cucuzza
www.adistaonline.it

Ci dev’essere un ordine di scuderia dietro questo attacco all’“ideologia” di genere, perché si fa sempre più stringente il cappio intorno alla teoria che sostiene che mascolinità e femminilità sono categorie socialmente costruite (senza con ciò negare il dato biologico). Due volte è intervenuto il papa a stigmatizzare tale “ideologia” (il 21 dicembre scorso nel discorso di auguri alla curia romana e il 19 gennaio nel discorso rivolto a Cor unum); e un putiferio si è scatenato in Spagna in reazione alla lettera settimanale del vescovo di Cordoba intitolata “L’ideologia di genere sfascia la famiglia” (v. Adista Notizie n. 4/13).

Ora è il IV Rapporto sulla Dottrina sociale dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân, presentato il 26 gennaio alla Camera di Commercio di Trieste (relativo al 2011; http://vanthuanobservatory.org), a trattare l’argomento, e a tinte forti, fin dal titolo: “La colonizzazione della natura umana”. La sintesi ne illustra la motivazione: «Anche in questo anno sulla scena mondiale si sono manifestati gravi emergenze legate alla povertà o allo sfruttamento, ma riteniamo che, pur nella loro drammaticità, esse non costituiscano una novità né forse un danno paragonabile alla “colonizzazione della natura umana”, un fenomeno che si sta imponendo su vasta scala anche per le grandi risorse che vi sono impiegate e per la mobilitazione militante dei media».

Basta guardare all’Argentina: «Nel giro di un solo anno – il 2011 appunto – quel grande Paese di tradizione cristiana ha avuto una legge sulla procreazione artificiale che ha denaturalizzato la procreazione, una legge sul riconoscimento della “identità di genere” che ha denaturalizzato la famiglia e una modifica del Codice civile per permettere l’“utero in affitto” che ha denaturalizzato la genitorialità». Ne consegue che «sbaglierebbe chi considerasse le tematiche della procreazione e della famiglia come settoriali. Esse hanno una influenza strutturante sull’intera società e, quindi, le nuove leggi argentine decostruiranno l’intera società attuale per formarne un’altra completamente diversa». Vi è, denuncia la presentazione sintetica del Rapporto, «il chiaro rifiuto di una vita morale e religiosa improntata alla natura creata e alla fede cattolica in cambio di una visione libertaria radicale, per la quale la natura viene contrapposta alla cultura e la libertà viene concepita come emancipazione dalla natura».

L’“ideologia di genere” – più correttamente “teoria di genere” o “gender” – secondo il Rapporto, è «sottile e pervasiva», «si appella ai “diritti individuali”, di cui l’Occidente ha fatto il proprio dogma, e ad una presunta uguaglianza tra individui asessuati, ossia astratti, per condurre una decostruzione dell’intero impianto sociale»; essa «è un nuovo colonialismo dell’Occidente sul resto del mondo. La vecchia colonizzazione tra i tanti aspetti negativi ne aveva avuti anche di eroici ed era sospinta da un desiderio di esportare qualcosa di significativo. Questa nuova colonizzazione occidentale è invece l’esportazione del nulla».

“Si vuole che il cristianesimo sparisca”

Se si va più a fondo, c’è dell’altro, aggiunge la presentazione sintetica: «La sovversione portata avanti da queste nuove teorie riguarda anche la religione cattolica. Abbiamo fatto prima l’esempio dell’Argentina, un grande Paese di tradizione cristiana. La demolizione del concetto di natura umana e la sua colonizzazione da parte di un pensiero post-naturale se, a prima vista, sembrano diretti contro la natura, ad un esame più approfondito risultano essere contro la religione cristiana. Abolendo per legge la famiglia naturale, si impedisce di fare esperienza della famiglia. Ora – prosegue il documento – fare esperienza della famiglia ha una funzione sociale, in quanto è il fondamentale apprendistato della vita in società, ma ha anche una funzione religiosa, in quanto tutto il lessico della vita cristiana è un lessico “familiare” e chi non sa cosa voglia dire Padre, Madre, Figlio, Sposa, Sposo non può comprendere la rivelazione cristiana. Non fare esperienza della famiglia naturale distrugge la società e soprattutto distrugge la Chiesa. In Argentina, come in tanti altri Paesi, si vuole che il cristianesimo sparisca, privandolo delle condizioni naturali per essere conosciuto e compreso».

Senza la fede, persi i lumi della ragione

Nella sua relazione introduttiva alla presentazione del Rapporto, mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, ha voluto precisare che abitualmente il Rapporto «si concentra su una tendenza emergente e sintetica che caratterizza l’anno in esame», pur non tralasciando di fare «una rassegna dei fatti e delle tendenze più significative nell’anno di riferimento» e un’analisi della scena internazionale e dell’attività della Santa Sede, nonché del Magistero del papa.

Secondo mons. Crepaldi, «ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine “gender”, si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo di ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione».

Il vescovo di Trieste è convinto che «questo discorso sulla natura umana è un discorso laico, nel senso di una ragione restituita a se stessa. Spesso la ragione si perde per via. Allora è compito della fede intervenire. La fede nel Creatore – prosegue Crepaldi – aiuta la ragione a guardare meglio la natura. Ma essa lo fa con i propri strumenti, come ragione. La fede spesso aiuta la laicità ad essere tale. Viceversa: man mano che si perde la fede nel Creatore, anche la capacità della ragione di leggere la natura umana come una lingua che esprime un senso si allenta e perfino muore. Quando questo avviene, la ragione perde i lumi della ragione e non riconosce più nemmeno le proprie evidenze».

Vescovo argentino: addio, natura umana

In Argentina ormai non si contano più gli interventi ecclesiastici a proposito della legge sull’identità di genere approvata dal Parlamento nel maggio scorso. L’ultimo in ordine di tempo è del 27 gennaio, pronunciato dall’arcivescovo di La Plata, mons. Héctor Aguer, nella sua riflessione settimanale all’América TV. Parte dalla definizione che di identità di genere dà la legge: «Il vissuto interno e individuale del genere come ogni persona lo sente, che può corrispondere o no al sesso assegnato al momento della nascita» e «può comportare la modificazione dell’apparenza o della funzione corporale attraverso mezzi farmacologici, chirurgici o di altra indole, sempre che sia una libera scelta». «Include» altre espressioni di genere «come l’abito», il «modo di parlare», ecc. (tutto riconosciuto legittimo in molti Paesi, Italia compresa).

«Da un punto di vista filosofico – commenta il vescovo – questo implica che secondo l’ideologia di genere non esiste più una natura umana», che si è «convertita in cultura», ma c’è un «altro aspetto importante» e «ha a che vedere con il desiderio»: «La libertà si converte in desiderio, puro desiderio», non più «qualcosa di proprio della volontà razionale», «corrispondente con le inclinazioni naturali alla verità e al bene, con la natura dell’essere umano che è uomo o donna». Insomma un ossequio al piacere per la propria felicità. Ma «è un vecchio errore – annota infine mons. Aguer – ridurre la felicità al piacere».

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CATTOLICI FRANCESI: LA TEORIA DI GENERE È UNA CONQUISTA DELLE LOTTE SOCIALI, NON UN’IDEOLOGIA PERVERSA

Eletta Cucuzza

Sulle «raccomandazioni» di Benedetto XVI rivolte al Pontificio Consiglio Cor Unum, dove emerge l’opposizione del papa nei confronti di quella che chiama «la filosofia del genere» (v. notizia precedente e Adista Notizie n. 4/13) si registra ora la reazione indignata del Comité de la Jupe (il “Comitato della gonna”, movimento nato dall’esigenza di vedere riconosciuta pari dignità alle donne nella Chiesa cattolica e che riunisce diverse centinaia di cattolici francesi, v. Adista n. 117/09). L’organismo constata, in una riflessione datata 27 gennaio, che il papa mette la teoria di genere «sullo stesso piano delle “ideologie che esaltavano il culto della nazione, della razza, della classe sociale”». Una condanna ritenuta «infondata ed infamante». «Smettiamola – incitano i firmatari, nel tentativo di ristabilire una corretta interpretazione della teoria di genere e del femminismo – di lasciare che si dica che la nozione del genere è una macchina da guerra contro la nostra concezione di umanità». «È falso»: «Essa è frutto di una lotta sociale, e cioè della lotta per l’uguaglianza tra uomini e donne» che «ha stimolato la riflessione di ricercatori in numerose discipline delle scienze umane». Ricerche che «non sono terminate e non costituiscono affatto una “teoria” unica, ma un insieme diversificato e sempre in movimento, che non bisognerebbe ridurre ad alcune sue espressioni più radicali».

«Il vero problema», secondo il Comité de la Jupe, non è «cosa si pensa della nozione di genere, ma ciò che si pensa dell’uguaglianza uomo/donna. E, di fatto, la lotta per i diritti delle donne rimette in discussione la concezione tradizionale, patriarcale, opposta all’uguaglianza, dei ruoli attribuiti agli uomini e alle donne nell’umanità. Nelle società in via di sviluppo in particolare, la situazione delle donne è ancora tragicamente lontana dall’uguaglianza. L’accesso delle donne all’istruzione, alla salute, all’autonomia, al controllo della loro fecondità si scontra con forti resistenze delle società tradizionali. Peggio ancora: in certi luoghi è costantemente minacciato perfino il semplice diritto delle donne alla vita, alla sicurezza e all’integrità fisica. Non si può pretendere, come fa il papa nei suoi interventi a questo proposito, che si accolga come autentico progresso l’accesso delle donne all’uguaglianza dei diritti, e continuare al contempo a difendere una concezione di umanità in cui la differenza dei sessi implica una differenza di natura e di vocazione tra gli uomini e le donne: c’è in questo una contorsione intellettuale insostenibile».

«Come negare infatti – prosegue il Comité – che i rapporti uomo/donna siano oggetto di apprendimenti influenzati dal contesto storico e sociale? Pretendere di conoscere in maniera assoluta, e col disprezzo di ogni indagine condotta con le acquisizioni delle scienze sociali, quale parte delle relazioni uomo/donna deve sfuggire all’analisi sociologica e storica, dimostra un blocco del pensiero del tutto ingiustificabile». «Sospettiamo – prosegue il movimento cattolico – che vi si celi un’incapacità a prender posizione nella lotta per i diritti delle donne. Eppure, questa lotta non è forse quella delle oppresse contro la loro oppressione, e il ruolo naturale dei cristiani non è forse quello di rovesciare i potenti dai troni? Levarsi a priori contro anche solo l’uso della nozione di genere, significa confondere la difesa del Vangelo con quella di un sistema particolare. La Chiesa ha fatto questo errore due secoli e mezzo fa, confondendo difesa della fede e difesa delle istituzioni monarchiche, e più tardi dei privilegi della borghesia. Incorrendo in un errore analogo, ci condanneremmo ad una emarginazione maggiore di quella in cui ci troviamo già attualmente. Come non temere – è la domanda finale – che questa condanna frettolosa sia uno dei tasselli di una crociata antimodernista mirante a demonizzare un’evoluzione contraria alle posizioni acquisite dell’istituzione?».

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SPAGNA: CRITICHE AL VESCOVO CHE DENUNCIA L’“IDEOLOGIA DI GENERE”

Eletta Cucuzza

Con le sue considerazioni sull’ideologia di genere ha suscitato un vespaio che lo ha sorpreso, perciò ora il vescovo di Cordoba, mons. Demetrio Fernández, per chiarirsi è disposto ad «un dibattito pubblico e aperto». E in particolare «con le autorità pubbliche», precisa la nota dell’episcopato del 19 gennaio scorso che informa sulla disponibilità dell’ecclesiastico, perché sono loro che «stanno guidando le reazioni più bellicose». Vero. È stato il portavoce del governo socialista dell’Andalusia, Miguel Ángel Vázquez Bermúdez, sul suo blog (4/1) a commentare, sotto l’inequivocabile titolo “Una museruola per monsignore”, «Fernández è un rappresentante genuino del fanatismo religioso», «si allena da provocatore aizzando polemiche contro i diritti individuali e collettivi riconosciuti dalla nostra Costituzione»; «la posizione del vescovo non può essere più reazionaria, si addentra fino al midollo nei terreni della misoginia, del maschilismo e della discriminazione sessuale».

D’altronde, mica ci era andato leggero il vescovo di Cordoba. Il 4 gennaio, la sua lettera settimanale portava questo titolo: “L’ideologia di genere sfascia la famiglia”, e affondava la lama, in apertura di missiva, spiegando che tale ideologia «rompe ogni legame dell’uomo con Dio», il quale viene considerato «non necessario», anzi «un ostacolo alla libertà dell’essere umano». Per sintetizzare tale «filosofia» ricorreva alle parole rivolte da Benedetto XVI alla curia romana il 21 dicembre scorso «Il sesso non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente»; cioè, aggiunge il vescovo, «vale quello che decide il soggetto.

Se vuole essere maschio, può esserlo, anche se è nato femmina». «Al servizio di questa ideologia esistono una serie di programmi formativi, medici, scolastici, ecc., che cerca di “traghettare” questa ideologia a tutto il mondo, procurando un danno tremendo alla coscienza di bambini, adolescenti e giovani». Secondo «questa ideologia erronea» («la profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente», aveva detto il papa), l’«identità sessuale è una schiavitù della quale la persona deve liberarsi». «Da qui deriva un certo femminismo radicale» che non riconosce l’opera di Dio. Sulla dualità maschio-femmina Dio ha creato la famiglia e «l’ideologia di genere tenta di distruggerla». «Erode è ancora vivo, e non uccide solo innocenti nel seno materno, ma cerca con questa ideologia di informare la mente dei nostri bambini, adolescenti e giovani, volendo far vedere loro che esistono “altri” tipi di famiglia».

Non c’è che dire, è un attacco frontale ai diritti civili garantiti dalla Costituzione e regolati da più leggi (divorzio, aborto, unioni civili e “matrimoni” gay, scuola laica) d’epoca soprattutto “zapateriana”. Comprensibile la reazione del portavoce del governo andaluso.

“Parliamone!”, è allora la richiesta di mons. Fernández di fronte a quelle che definisce «interpretazioni parziali» e «manipolazioni ideologiche» del suo scritto pastorale. A una condizione, però, peraltro un po’ sibillina: che il dibattito «si realizzi al di fuori dell’ambito politico e che sia aperto all’ambito dell’opinione pubblica». Il vescovo vuole chiarire che nella lettera «non giudica né disprezza» nessuno, si limita a giudicare solo una ideologia. E afferma che «apprezza e valuta molto positivamente gli innumerevoli progressi realizzati negli ultimi decenni in materia di uguaglianza di diritti di tutte le persone». E comunque sia chiaro: quelle affermazioni stimate così irritanti sono in piena «sintonia con gli insegnamenti del magistero della Chiesa».

Vero anche questo. Oltre che nel discorso citato sopra, il papa ha ribadito la sua condanna quando, il 19 gennaio scorso, si è rivolto al Pontificio Consiglio Cor Unum: «La Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna, e il no a filosofie come quella del gender si motiva per il fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore».

Informa il Diario de Cordoba (21/1) che mons. Fernández ha ricevuto dal portavoce di Izquierda Unida del Comune di Cordoba, Francisco Tejada, come risposta alla sua proposta di un «dibattito aperto», l’invito a parlare (in virtù del “Regolamento di Partecipazione della Cittadinanza”) all’assemblea consiliare del 21 gennaio, quando si sarebbe dibattuta, su iniziativa della IU, la mozione di riprovazione per «omofobia e misogninia» della lettera pastorale del vescovo Fernández. Ma non se n’è fatto nulla: la discussione, come informa il sito Critianos Gays (19/1), è stata vietata dal segretario generale dell’assemblea municipale Valeriano Lavela, perché si sarebbero potuti «vulnerare diritti fondamentali della Costituzione spagnola» quali «la libertà di espressione, il diritto all’onore, all’intimità personale e familiare e alla propria immagine».

D’altronde, il portavoce del governo andaluso Miguel Ángel Vázquez, duramente attaccato dalla stampa conservatrice e da settori vicini alla Chiesa, ha pensato bene, pur ribadendo i suoi argomenti, di scusarsi per quella che ha definito una «metafora infausta» (il riferimento è alla “museruola”). «Ho ecceduto», è stato il suo commento, «è sano riconoscere gli errori». Ha cambiato anche il titolo al suo pezzo precedente, ora diventato “Le cose di monsignore”.

In solidarietà con il vescovo di Cordoba e contro il politico, si era registrata fra l’altro l’iniziativa della piattaforma in difesa della libertà religiosa MásLibres. Una nota del collettivo, l’8 gennaio, annunciava una campagna di sottoscrizione per il vescovo con il seguente testo: «Provo vergogna per l’atteggiamento autoritario di questo rappresentante governativo che spero si dimetta o sia destituito oggi stesso per la sua grossolana minaccia, inaccettabile in un regime di libertà religiosa».

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