Home Comunità Cristiane di Base E il popolo di Dio? di M.Magini

E il popolo di Dio? di M.Magini

Mauro Magini
Cdb San Paolo, Roma

I comuni fedeli del mondo hanno assistito con stupore alla storiche dimissioni di Benedetto e ora gioiscono per il successore Francesco I che, già nel nome, fa intravedere, speriamo, grandi novità. Ma lo stupore prima, l’attesa poi e infine la gioia ora, possono configurarsi come una partecipazione del “popolo di Dio” all’elezione della guida spirituale della cristianità? Certamente no! A partire da Costantino (se non già da prima) la chiesa ha fatto la sua scelta definitiva tra Dio e Mammona e ha scelto il potere, il danaro, le ricchezze e in pochi decenni i cristiani sono diventati da perseguitati persecutori. E questo ha avuto un ovvio riflesso sulle dinamiche interne relative al “vescovo di Roma” che è diventato sempre più un simbolo di potere terreno e non di guida spirituale e pian piano, con il consolidarsi del suo potere anche nei confronti degli altri vescovi, è diventato “papa” con pretese temporali che lo identificavano sempre più come un monarca assoluto. Il “popolo” se mai ha avuto una qualche partecipazione nella scelta del vescovo romano (e nei secoli a cavallo del medioevo ne ha avuta) l’ha esercitata come avviene tra fazioni politiche avverse che devono eleggere il proprio candidato, un nobile di questa o quella famiglia. I significati spirituali erano certamente assenti e non poteva essere diversamente vista la natura del papato.

E così è rimasto per sempre sino ai tempi odierni, a parte il costume personale che certamente negli ultimi secoli non era più quello dei papi alla Borgia assassini e avventurieri senza leggi morali. In questo quadro immobile, nel quale un Pio XII poteva essere trasportato nel medioevo senza alcuna frattura teologica, è comparsa la meteora di Giovanni XXIII. Giovanni ha rappresentato un’apertura al mondo: dal Medioevo di Pio XII al confronto col mondo moderno: l’apertura di uno spiraglio che avrebbe permesso un confronto vero con la realtà degli uomini e del “popolo di Dio”. Poi la porta è stata inequivocabilmente chiusa dai suoi successori, ciascuno con le sue proprie modalità. Certo da quando è stata inventata la lampadina nessuno utilizza più le candele se non per una cena romantica e anche i papi del dopo Concilio non sono potuti tornare al Sillabo o riesumare il “extra ecclesia nulla salus”. Hanno dovuto accettare la libertà di coscienza, la libertà di scegliersi una religione e riconoscere che anche nelle altre religioni vi sono contributi di verità. Ma, in buona sostanza, l’apertura e il confronto col mondo moderno è stato rifiutato. Oggi non si può più bruciare Bruno in piazza ma la mentalità è rimasta quella (l’assurda legge sulla fecondazione assistita, i principi non negoziabili…).

Se così stanno le cose, e storicamente è difficile sostenere il contrario, cosa possiamo augurarci da Francesco I? Certo la scelta del nome è beneaugurate e forse indicativa degli orientamenti che vorrà assumere ma, per fare un gran passo, riscoprire il “popolo di Dio” e farsene parte, suggeriamo umilmente al pontefice di fare le seguenti cose:

1. Dire in modo chiaro e inequivocabile che il “papa” è una invenzione del potere; che il papato non esiste più e che il papa d’ora in poi sarà semplicemente il “vescovo di Roma”, pari tra i pari visto che la celebrata frase “Tu es Petrus…”, incisa a caratteri cubitali all’interno di S. Pietro come perenne memento di una investitura divina, è quasi certamente frutto delle prima comunità e mai pensata da Gesù che, fatto fondamentale, non ha fondato una chiesa (ho notato che nel discorso di apertura dal balcone, Francesco non ha mai detto “papa”, ma sempre “vescovo di Roma”);

2. Che è ora di smetterla di usare immagini di potere e che quindi d’ora in poi il vescovo di Roma indosserà abiti normali e getterà nel cestino (o li conserverà in un museo) tiare, bastoni, anelli etc. etc. che altro non sono che i simboli di una mentalità tribale non dissimile da quella dei popoli primitivi che però non hanno conosciuto il progresso scientifico del mondo moderno.

3. Come conseguenza appare molto più ragionevole andare ad abitare in un dignitoso condominio di periferia e trasformare San Pietro e tutte le chiese famose del mondo in musei il cui ricavato servirà alla manutenzione e a sfamare i poveri del mondo.

4. Conseguenza di tutto questo è che occorre riprendere il cammino con il “popolo di Dio” per costruire la pace nel mondo, per sanare le inaccettabili situazioni di distribuzione della ricchezza che vede la metà dell’umanità destinata morire di fame e una piccolissima minoranza sempre più ricca

Se tutto questo avverrà, allora potremo dire che lo Spirito soffia dove vuole e, perché no, può soffiare anche in Vaticano come ha già fatto con Giovanni. Augurio più grande di questo non possiamo fare al nuovo papa Francesco I. Che lo Spirito del Signore lo guidi nell’impresa non facile che lo attende.

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.