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Equilibrio ed equilibrismo di A.Bifulco

Aldo Bifulco
Cdb Cassano – Napoli

Anche i miei pensieri sono stati assorbiti dalla “fumata bianca” e dalla curiosità dell’annuncio del nuovo Papa. Che abbia scelto il nome Francesco, che abbia preferito annunciarsi come Vescovo di Roma (non ha pronunciato la parola papa), che venga dalla “fine del mondo”, da quell’America latina che tanti di noi, sostenitori della teologia della liberazione, hanno sempre guardato come la terra da cui potesse venire la spinta per una chiesa nuova e liberante, vicina ai poveri e lontana dalla curia, sobria, pacifica, universale, aperta , scevra dalle insidie del potere, lascia ben sperare. Senza dimenticare connivenze o tiepidi atteggiamenti che, anche in quelle zone, la gerarchia ha avuto nei confronti delle dittature.

Ma poco dopo è tornata l’inquietudine creata dagli avvenimenti degli ultimi giorni che ha investito la mia sfera razionale e quella emotiva. L’equilibrio è una grande virtù ed invidio quelli che la posseggono e la esercitano, ma basta aggiungere il famigerato “ismo” per trasformarsi in un esercizio pericoloso, un po’ viscido, che sfugge la verità e cerca di creare un’apparente e ambigua pacificazione.

Faccio riferimento alla devastante ed irritante “gazzarra” dei deputati del Pdl che hanno invaso il “tribunale di Milano” e la presa di posizione del nostro Presidente. Si, Napoletano stavolta non mi ha convinto, anzi mi ha fatto arrabbiare. La sua finta equidistanza sta creando disagi alla “ magistratura” che deve giudicare tutti, poveri e ricchi, potenti e gente comune, con lo stesso metro di giudizio, facendo riferimento solo ai fatti accertati e alle leggi. E lo ha capito bene Berlusconi che (esagerando, come al solito, e amplificando le notizie favorevoli), canta vittoria e si appresta ad annullare la manifestazione del 23 marzo. E pare che la “uveite” si avvii verso la guarigione.

Mai come questa volta mi trovo perfettamente d’accordo con Beppe Grillo ed i suoi messaggi apparsi sul blog. Ho vissuto la “terrificante sceneggiata dei deputati del Pdl” a difesa del loro “padrino-padrone”, a prescindere dalle argomentazioni e dai reati, con lo stesso fastidio viscerale, la stessa ripulsa morale, con la quale ho vissuto più volte la “resistenza attiva”, gli attacchi furiosi e gli improperi che i parenti e i conniventi degli affiliati alla camorra hanno messo in campo contro le forze dell’ordine, quando si sono recati ad arrestare alcuni noti e dichiarati malfattori.

Il paragone non deve apparire improprio e sproporzionato perché se è vero (ma il margine del dubbio appare piuttosto esile) che c’è stata compravendita di deputati e senatori per far cadere un governo legittimamente votato dal popolo italiano, ci troviamo di fronte ad uno dei più gravi attentati alla nostra democrazia. Non oso pensare cosa sarebbe successo in altri paesi dove il “tradimento” accertato viene trattato con ben altra severità. E pensare che gli “invasori del tribunale” è gente che ha giurato fedeltà alla “Costituzione”….altro che (s) canticchiare l’inno di Mameli. Nessuno può farsi complice di questo possibile e sconcertante attentato. E’ assolutamente necessario che la Magistratura vada fino in fondo, e presto, anche per riabilitare il Parlamento italiano, nella considerazione e nel giudizio internazionale, già tante volte compromesso per questioni meno rilevanti ed atteggiamenti futili e banali.

L’argomentazione “c’è tanta gente che li voti” non può essere sostenuta come prova a discarica di eventuali reati. Mi viene in mente, l’episodio biblico dell’Antico Testamento, quando Dio apostrofava “ popolo depravato” quello che si faceva affascinare dal “vitello d’oro” e anche “gente dalla cervice dura” come quella di Lino Banfi che in una scandalosa postilla apparsa su la Repubblica afferma:”vorrò sempre bene a Berlusconi e lo voterò sempre, anche se un giorno ammazza 122 persone”.

Il mio amico, Lino Chimenti, ha lanciato la suggestione, ricordando la splendida iniziativa del movimento “Reggio non tace” che scortava i magistrati mentre si recavano in tribunale per giudicare i “mafiosi locali”, di scortare i magistrati del Tribunale di Milano. Anche se non è posibile scortarli fisicamente, sarebbe utile “scortarli moralmente”, inondando la rete, i giornali, i mezzi di comunicazione, di messaggi di solidarietà e di riflessioni puntuali, ma anche soltanto intavolando discussioni serie e motivate con la gente comune.

Intanto ci aspettiamo e speriamo in una prossima “fumata bianca” anche per il governo italiano…. o anche una fumata “grigia” (forse mi accontento di poco)!

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