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La Gerusalemme incatenata

Ingrid Colanicchia
Adista Segni nuovi n. 11/2013

Finché Gerusalemme Est sarà occupata e lo status della città non sarà risolto, una pace sostenibile e globale tra israeliani e palestinesi non sarà possibile.

L’allarme stavolta viene direttamente dall’Unione Europea, e nella fattispecie dal rapporto su Gerusalemme redatto dai capi della missione Ue svoltasi nel 2012. Dopo gli attriti del novembre scorso tra Unione europea e Israele – seguiti al riconoscimento della Palestina come Stato osservatore all’Onu e al conseguente annuncio da parte di Tel Aviv di 3mila nuovi alloggi per coloni in Cisgiordania e a Gerusalemme est (v. Adista n. 45/12) – Bruxelles ci va giù duro definendo la costruzione degli insediamenti il maggiore ostacolo alla soluzione due popoli, due Stati. Soluzione che, per poter essere realizzata, dovrà prevedere Gerusalemme come capitale dei due Stati: una prospettiva che, secondo il “Jerusalem Report 2012”, se l’attuale politica israeliana non cesserà, diventerà irrealizzabile.

«Israele prosegue nell’illegale annessione di Gerusalemme Est, minando sistematicamente la presenza palestinese» attraverso «demolizioni e sfratti», «limitazioni all’accesso ai servizi sanitari, inadeguata fornitura di risorse, la chiusura continua di istituzioni palestinesi e il restrittivo sistema di permessi di residenza».

La costruzione degli insediamenti, per i capi missione, è «sistematica, deliberata e provocatoria». «Con queste azioni Israele viola chiaramente il Diritto internazionale umanitario e specificamente l’art. 49 della IV Convenzione di Ginevra». «Gli insediamenti – prosegue il rapporto – danneggiano il processo di pace in tre modi. Minano la fiducia tra le parti con un effetto corrosivo sulla credibilità dello stesso processo di negoziazione. Mettono a repentaglio le possibilità fisiche di creare uno Stato palestinese contiguo (gli insediamenti e le loro infrastrutture non solo si accaparrano la terra su cui i palestinesi dovrebbero costruire il loro Stato ma tagliano Gerusalemme Est fuori dal resto della Cisgiordania). Infine rendono i compromessi necessari alla pace, in particolare l’evacuazione di gran parte della popolazione che vive negli insediamenti, più difficili al crescere del numero dei coloni».

Il rapporto punta il dito in particolare contro l’espansione degli insediamenti di Har Homa verso est, di Gilo verso ovest e sud, e contro la costruzione di Givat Hamatos. «La costruzione di questi tre insediamenti – è la conclusione del rapporto – è parte di una politica strategica volta a rendere impossibile che Gerusalemme diventi la capitale dei due Stati».

Ma anche al di fuori di Gerusalemme Est, l’avanzamento delle costruzioni degli insediamenti in zona E1 – piano che collega l’enorme insediamento di Ma’aleh Adumim a Gerusalemme, tagliando la Cisgiordania in due e completando l’accerchiamento di Gerusalemme Est – è egualmente problematico.

Per mantenere possibile la soluzione dei due Stati il rapporto raccomanda all’Unione europea e agli Stati membri di intensificare gli sforzi per contrastare la costruzione di nuovi insediamenti all’interno di Gerusalemme Est e nei suoi dintorni; prevenire la costruzione di insediamenti nella zona E1; garantire una corretta etichettatura delle merci prodotte negli insediamenti affinché i consumatori europei possano compiere scelte informate; assicurarsi che i programmi dell’Unione Europea non siano utilizzati per sostenere gli insediamenti e le attività correlate; assicurare la stretta applicazione dell’Association Agreement – che regolamenta le relazioni tra Israele e Unione Europea – garantendo che i beni prodotti negli insediamenti non beneficino di un trattamento preferenziale; scoraggiare le transazioni finanziarie, inclusi gli investimenti stranieri diretti, dall’Ue in sostegno di attività, infrastrutture e servizi degli insediamenti, ricordando che l’Unione europea considera questi insediamenti illegali sotto il profilo internazionale

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